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venerdì 11 ottobre 2013

Priebke è morto. a condannarlo ci ha pensato la storia e ci penseranno le sue vittime

Devo essere sincero, quando ho letto della morte di Priebke non ho gioito. Ho pensato alle vittime, alle loro famiglie, ai loro amici. Finalmente è arrivato il momento di servire la loro vendetta. Questa non verrà consumata nel mondo che noi tutti conosciamo, ma in un mondo ignoto, dove questi martiri hanno atteso per tanto, troppo tempo. 

Quello che noi invece possiamo fare, è ricordare questo mostro per quello che è stato: un assassino, un essere che fino all'ultimo non ha avuto un rimorso, non un pentimento. E allora chi lo osanna, chi lo chiama "perseguitato" io non lo rispetto e sarò sempre pronto a condannarlo e a combatterlo con le armi della legalità, della democrazia e della memoria. 

Non ci scordiamo che non furono solo gli ebrei a pagare, morirono cittadini italiani, romani, tutti devono conoscere. E allora ci batteremo contro personaggi come l'avvocato di Priebke, per anni complice di una menzogna che voleva far credere a chi non conosceva la storia, che quel signore che andava in giro indisturbato per le vie di Roma, che passava davanti ai negozi dei nipoti di chi aveva torturato e seppellito nelle Fosse Ardeatine, fosse in realtà solo un povero vecchietto perseguitato dalla storia. 

Ma la storia ha condannato il nazismo, la storia ha condannato Priebke, la storia di chi ha reagito a quelle ingiustizie, deve farci credere che nessuno di noi permetterà che quello che è successo possa esser messo nel dimenticatoio. È un nostro dovere, lo dobbiamo a chi ci ha lasciato e lo dobbiamo anche a chi verrà. 

Non esulteremo perché non ci mettiamo sul loro livello, ma non abbasseremo la guardia contro chi metterà in pericolo i nostri diritti di cittadini, di ebrei, di uomini liberi. Non ci mancherà Priebke, al mondo mancano 335 volti, 335 persone, 335 storie che nessuno potrà mai raccontarci.

Daniele M. Regard

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