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giovedì 19 settembre 2013

Camilla Seibezzi, quando la parola genitore invece che padre e madre è indice di civiltà



Chi è Camilla Seibezzi? Si sta molto parlando di lei in questi giorni: giornali regionali e nazionali, nonché un importante tam tam sui Social Network, l’hanno fatta conoscere ai più. Veneziana, classe ’66, Camilla Seibezzi ha una pluriennale esperienza nell’organizzazione di eventi artistici e culturali, e all’attivo innumerevoli collaborazioni con istituzioni comunali, regionali ed anche estere, quali ministeri della cultura e musei d'Irlanda, Canada, Francia, Turchia, Nuova Zelanda. 

Divenuta consigliere comunale a Venezia con delega del sindaco Orsoni “ai diritti civili e alle politiche contro le discriminazioni”, la Seibezzi ha portato all’attenzione nazionale una proposta tanto semplice e già applicata in gran parte d’Europa, quanto rivoluzionario per questa retrograda Italia: la discriminazione delle minoranze inizia dall’utilizzo miope del linguaggio, ed è a partire dalla burocrazia istituzionale che dobbiamo superare i preconcetti e agire l’uguaglianza di diritti civili. E questo progetto è tanto più forte in quanto arriva proprio da quel Veneto “sacrestia d’Italia” che invece ora, grazie a lei, può diventare addirittura esempio trainante: sostituire nella modulistica burocratica le parole “padre” e “madre” semplicemente con la parola “genitore”.

Il vespaio di polemiche si è alzato subito, e i detrattori si sono scagliati contro la proposta fino a fomentare addirittura minacce di morte, su cui sta indagando la Digos.

A rifletterci bene, però, viene da chiedersi perché una madre e un padre dovrebbero sentirsi depauperati del proprio ruolo all’interno della famiglia se definiti “genitore”. Di contro, ed è questo il motivo che muove la Seibezzi, si eviterebbero discriminazioni per i figli con genitore vedovo o con genitore single ed anche, ma non solo, con genitori dello stesso sesso.

La modulistica che dovesse riportare, ad esempio per l’iscrizione del proprio figlio a scuola, “genitore” invece che un ruolo specifico, eviterebbe imbarazzi e preconcetti che iniziano proprio da un foglio di carta. D’altronde le forme di famiglia che realmente esistono non sono riconducibili ad un unico prototipo, e di certo non è “normalizzando” forzatamente il linguaggio e la burocrazia che si fa del bene alla società. Anzi viene da chiedersi perché in questo strano e bigotto Paese che è l’Italia, non sia la politica a creare civiltà e regolamentare il diritto, ma al contrario la giurisdizione e la cosa pubblica siano sempre ad inseguire i propri cittadini; i quali nel frattempo si uniscono, fanno figli, creano famiglie, insomma vanno avanti, vivono, nonostante la politica italiana.

“La scelta di genitore non esclude l'uso corrente dei termini madre e padre, come molti temono; semplicemente li comprende” afferma la Seibezzi; che così continua: “Questo provvedimento fa sì che qualsiasi tipo di famiglia che vada ad iscrivere i propri figli alla scuola non subisca discriminazioni né viva in situazioni di disagio. Così la madre single piuttosto che il padre vedovo, la coppia eterossessuale piuttosto che la coppia omosessuale che iscrive i propri figli viene compresa a pieno titolo dalla parola genitore”.

La Seibezzi specifica così che non ha mai parlato di fare la classifica dei genitori, quel “genitore 1 e 2” che molti mass media erroneamente riportano, e a cui molti politici si sono appellati per bocciare doppiamente la proposta. La parola genitore tout court ha la capacità intrinseca, al contrario, di abbracciare, di omnicomprendere, non certo di escludere né negare alcunché.

Frai primissimi a solidarizzare umanamente ed appoggiare politicamente la consigliera veneziana sono giunte le associazioni Famiglie Arcobaleno e Arcigay. 

“La proposta di Seibezzi mira a raggiungere obiettivi ormai consolidati in Paesi a noi vicini geograficamente e culturalmente. I moduli comunemente adottati oggi in Francia per richiedere un certificato di nascita non prevedono che si indichi la madre e il padre, ma semplicemente i genitori. È un piccolo ma importante segno di rispetto nei confronti di tutti i cittadini” è la dichiarazione di Giuseppina La Delfa, presidente di Famiglie Arcobaleno.

Flavio Romani, presidente di Arcigay nazionale, afferma: “Quello di Camilla Seibezzi è un provvedimento maturo, progressista, che ragiona sull'inclusione sociale e che sarebbe auspicabile, se non addirittura doveroso, in tutte le amministrazioni locali”.

E a Vicenza, quali sono state le reazioni? Abbiamo raggiunto Mattia Stella, tra gli organizzatori del Vicenza Pride 2013 e da sempre impegnato nel campo dei diritti civili, che così ci ha detto: “Quella di Camilla Seibezzi è una proposta di civiltà e rispetto verso una società in continua evoluzione. Speriamo Vicenza lavori parallelamente sullo stesso fronte in tempi brevi”.

Anna Barbara Grotto

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