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venerdì 16 agosto 2013

se Scalfarotto fa più danni della Binetti

Fossi Ivan Scalfarotto, un po’ di vergogna la proverei. Paladino dei diritti GLBTQ, ha debuttato a inizio legislatura chiedendo per sé e per il suo compagno (e più in generale per i parlamentari omosessuali) l’estensione dell’assistenza sanitaria integrativa riservata a deputati e coniugi (eterosessuali). Un privilegio, non un diritto.

Un privilegio, perché riservato a un gruppo ristretto di persone. Evidentemente deve essersi dimenticato di tutti quegli omosessuali, di quelle lesbiche e di quei transessuali che non hanno e non avranno la “fortuna” di essere sentimentalmente impegnati con un parlamentare. Solidarietà, ciao.

In parole povere Scalfarotto è riuscito in questo miracolo: creare omosessuali di serie A e di serie B, che a loro volta sono di serie C rispetto agli eterosessuali. Combattere le disuguaglianze creandone di altre è una mossa geniale, da vero statista.

Ma non era contento. No, sapeva di poter fare di più. Presenta (lui!) – con Sel, M5S e Sc – un testo ottimo contro l’omofobia e la transfobia che prevedeva l’estensione dell’art.3 della Legge Mancino, secondo cui sarebbe stato considerato come atto omofobico e transfobico anche la propaganda anti-gay/anti-trans (sostenere, ad esempio, la superiorità dell’eterosessuale rispetto all’omosessuale o al transessuale, come può avvenire nel caso delle etnie e delle religioni).

Prevedeva. Ora non più. Perché lo statista Scalfarotto, abbandonando Sel, M5S e Sc, ha deciso di accordarsi con il Pdl (emendamento Leone – Scalfarotto) stralciando il testo iniziale, che adesso non prevede né l’estensione dell’art.3 della Legge Mancino né le aggravanti né le pene rieducative per il condannato. Abbiamo, quindi, un provvedimento contro l’omofobia e la transfobia che discrimina gli omosessuali e i transessuali rispetto alle altre categorie protette dalla Legge Mancino.

Finita qui? Macché. Il peggio deve ancora venire. In riferimento ai reati perseguibili, i termini «motivati dall’identità sessuale della vittima» presenti nei vari articoli della legge sono stati sostituiti da «fondati sull’omofobia o transfobia». «E che problema c’è?», direte voi. Il problema c’è ed è enorme. Nel codice penale italiano non vi è alcuna definizione dei termini «omofobia» e «transfobia». Questo non solo consentirebbe un’interpretazione difficile e libera di ciò che è omofobico e di ciò che è transfobico, ma potrebbe portare ad un’incostituzionalità della legge (come fa notare GayNet).

Su questa torta non poteva mancare la ciliegina finale: alle critiche rivoltegli dalla totalità delle associazioni omosessuali (qui il comunicato congiunto di Arcigay, Arcilesbica, Agedo, M.I.T., Certi Diritti, Famiglie Arcobaleno e Equality Italia, qui quello ancor più duro del circolo Mario Mieli, qui quello della Rete Lenford), Scalfarotto ha deciso di non rispondere nel merito. Ha accusato, piuttosto, le organizzazioni GLTBQ e i cattolici di voler «rimanere in una specie di stato di guerriglia permanente», mettendo sullo stesso piano vittime e carnefici, aggiungendo che le prime (le organizzazioni GLBTQ) vogliono nientemeno che «sterminare l’avversario» quando, fino a prova contraria, sono gli omosessuali a subire aggressioni, violenze, isolamenti, derisioni volti al loro “sterminio”.

Che poi, come si chiede giustamente Andrea Maccarrone (consiglio la lettura completa dell’articolo), «di che libertà religiosa stiamo parlando? Di quella di insultare e ingiuriare milioni di cittadine e cittadini omosessuali, queer o trans additandoli come “nemici della pace”, “contro natura”, “intrinsecamente disordinati”, “malati”, “distruttori dell’ordine sociale o del disegno divino”, “incapaci di generare”, “incapaci di essere buoni genitori”, “non meritevoli di uguali diritti”. il tutto sulla base di meri pregiudizi. Questa a casa mia non è libertà religiosa o di espressione, si chiama persecuzione, ingiuria, caccia alla streghe, propaganda d’odio».

Non si capisce, inoltre, perché «gay malato», «gay contro-natura», «gay moralmente inferiore» e definizioni simili debbano essere meno gravi di «ebreo razza inferiore» o di una qualsiasi forma di discriminazione verbale verso questa o quella religione (perché, è bene ricordarlo, la Legge Mancino protegge anche i cattolici discriminati in quanto cattolici).

Non ancora soddisfatto, Scalfarotto – rifiutando critiche e confronti – ha annunciato sul suo blog che, fino alla votazione della Camera (prevista per Settembre), eviterà di parlare ulteriormente di questa legge, dimenticandosi di aver promesso un incontro con le associazioni GLTBQ (sì, quelle dedite agli «stermini») per discutere degli emendamenti da presentare al testo. Un sincero democratico, davvero.

Non poteva mancare un riferimento «ai soliti 5 Stelle» - vera ossessione del “rottamatore” Ivan«il cui modo di fare politica continua a lasciarmi ogni giorno di più attonito e preoccupato». Il paradosso è che il M5S – in costante collaborazione con la Rete Lenford (associazione di avvocati per i diritti GLBTQ) – non ha fatto altro e non sta facendo altro che chiedere a Scalfarotto di sostenere il testo iniziale presentato da Scalfarotto stesso.

Si poteva scegliere se essere un po’ più vicini all’Europa o più vicini alla Russia. Con questa legge, vuota e inutile, si è scelta la seconda strada. Con la complicità di Scalfarotto.

Pasquale Videtta

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