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martedì 13 agosto 2013

ragazzo omosessuale suicida a Roma, Simone Salis : " non siete speciali "

Il cerchio della storia deve aver diminuito il suo diametro ultimamente, e la repetività ciclica degli eventi deve essere conseguentemente accelerata.

È da quando ho 15 anni, infatti, che ricordo il suicidio di un ragazzo omosessuale (offeso e preso in giro a scuola) più o meno una volta all'anno. Il copione che segue nelle ore successive alla tragedia è sempre lo stesso: i comunicati a lutto prestampati delle associazioni gay, l'indignazione da parte della stampa, una trasmissione pomeridiana popolare che intervista qualche genitore dell'Agedo, si parla della legge anti-omofobia per dieci secondi poi il nulla cosmico, fino al suicidio o all'aggressione successiva. Se continuiamo così, suicidi e aggressioni saranno così frequenti che il lato sfortunato della medaglia sarà quello di riuscire a fare un discorso continuo e serio sulla vicenda.

Se la società civile non riesce a fare nulla per gli adolescenti, umani fragili e in formazione, al fine di proteggerli dalla maggioranza dei propri simili, serve comunque una soluzione. "Le persone gay vestono bene, le persone gay sono sensibili, le persone gay sono speciali". È quello che viene raccontato e si racconta a 15 anni un ragazzo per non soccombere dietro la maggioranza. Ragazzi, vi svelo un segreto: non siete speciali.

Scrollatevi questa responsabilità dalle spalle, e tirate un respiro profondo. Non meritate una vita speciale, una sofferenza speciale, una morte speciale, un articolo di cronaca nera banale. L'unica arma è capire che non si è speciali. La lotta per i diritti degli omosessuali è la lotta di tutti, perché sono i diritti di tutti. Voi le musiche melodrammatiche di Studio Aperto lasciatele ai gattini sugli alberi. Non siete speciali.

Simone Salis

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