BOTTONI [1]

martedì 16 luglio 2013

il logo del gaypride in cattedrale a Palermo

Cronaca di un giorno bollente, scaturito da uno stato facebook di don Fabrizio Moscato. Tutto quello che è stato detto.

"Una vergogna”, per usare le parole di don Fabrizio Moscato, segretario dell’arcivescovo di Palermo; “un video sull’amore e sui diritti”, secondo l’assessore alla Cultura Francesco Giambrone all’Adnkronos; “uno spettacolo per narrare la città”, lo definisce il sindaco Leoluca Orlando. E intanto sul web e sui social network impazza la polemica, fatta anche a colpi di comunicati stampa e richieste di dimissioni.

Motivo del contendere il Festino di Santa Rosalia, ma soprattutto le immagini proiettate ieri sera sulla Cattedrale durante lo spettacolo che ha preceduto la partenza del carro verso il mare e poi il cancello “dai motivi orgiastici” (per usare le parole di don Fabrizio) montato a Porta Felice. E così la città che era riuscita a giugno a ospitare il Gay Pride nazionale e istituire il registro delle unioni civili senza perdersi in scontri ideologici e senza troppe polemiche, si ritrova in un caldissimo 15 luglio a fare i conti con una “guerra di religione” che infiamma il Festino.

Ma andiamo con ordine. Ad aprire le danze, stamattina presto, è stato per l’appunto don Fabrizio che, in un post sulla propria bacheca Facebook (ha poi specificato che si tratta di una posizione personale e non della Curia), ha sparato a zero. “Vergogna! Stiamo toccando il fondo! L'ideologia omosessualista proiettata sul nobile portico meridionale della Cattedrale di Palermo in occasione del Festino della Patrona Rosalia – si legge sul profilo del sacerdote - i simboli del Gay Pride e delle unioni omosessuali accostati ad un neonato. Il carro fatto passate a Porta Felice da un cancello con motivi orgiastici. Ma chi può convincermi che è tutto normale? Ma chi può avere argomenti che difendano un vero e proprio insulto alla nobiltà della fede che la Santuzza ed anche la Cattedrale rappresenta? Chi può dirmi che non si tratti di sudicia provocazione?”.

Un’alzata di scudi assai pepata, che è stata per tutto l’arco della giornata l’unica dichiarazione pubblica di un uomo della Curia ma che non è di certo una posizione isolata: bastava scambiare quattro chiacchiere stamane con sacerdoti o semplici fedeli, in occasione del Pontificale presieduto dal cardinale Romeo in Cattedrale, per capire che la scelta delle immagini non era stata particolarmente gradita dalle parti di via Bonello. Le dichiarazioni di Moscato hanno così fatto il giro del web, scatenando in rete una miriade di piccoli dibattiti tra chi ha considerato il tutto una provocazione e chi invece non ci ha visto nulla di male.

A metà giornata è arrivata anche la replica dell’assessore Giambrone, che all’Adnkronos ha spiegato che non si trattava di una provocazione: "Erano immagini sull'amore, non sul sesso – ha spiegato l’assessore - forse qualcuno l'ha interpretata come una provocazione, ma non c'era nessun intento provocatorio. Il video è stato proiettato sulla Cattedrale semplicemente perché era l'unico luogo su cui si potevano fare proiezioni. Forse sarebbe stato meglio proiettarlo in altre parti. Le provocazioni non sono nel nostro stile, tanto meno nei confronti della Curia con la quale c'è stato sempre e c'è tuttora un rapporto straordinario". Sta di fatto, però, che ormai la frittata era fatta e, nonostante la nota congiunta di Giambrone e di Orlando per spiegare che "il brano letto davanti alla cattedrale, trenta minuti di testi musicali e poetici, esortava all'amore e all'attenzione per il prossimo, è stato accompagnato da seimila immagini che narrano la città acriticamente, con ammirazione verso la bellezza data dalla diversità, in un unico corpus da cui non è giusto né legittimo estrapolare una e una sola immagine”, montava la polemica politica.

E la polemica, paradossalmente, è cominciata proprio tra le file della maggioranza orlandiana a Sala delle Lapidi. “Abbiamo votato lo stanziamento economico per il Pride, abbiamo detto sì al registro delle unioni civili – dicono in una nota Paolo Caracausi e Filippo Occhipinti, consiglieri Idv - ma ciò che è successo ieri lo riteniamo irrispettoso della chiesa e dei migliaia dei fedeli che hanno assistito alla tradizionale sfilata del carro in onore di Santa Rosalia. Il Festino è la festa in onore di Santa Rosalia e non la continuazione del Gay Pride, proiettare sulla facciata della cattedrale il simbolo del Pride lo riteniamo una provocazione senza precedenti . Invitiamo il Sindaco Orlando che ha avallato l'iniziativa a riferire al consiglio comunale e a prendere le distanze da chi ha proposto il video. Alcune idee vanno condivise e non imposte ed in particolare su questa materia”.

Iniziativa sì avallata da Orlando e da Giambrone ma che – spiegano dal Comune – rientrava nel programma artistico messo a punto da Sandro Tranchina e dal suo staff che si è occupato dell’organizzazione del Festino. E nonostante la successiva nota di Palazzo delle Aquile che ha definito quella di ieri “una giornata di svolta per la città”, in serata si sono aggiunte altre voci critiche. “La provocazione da orgoglio gay ai danni del sentimento religioso e della fede nei confronti di Santa Rosalia si presenta come una gravissima offesa alla Chiesa e ai suoi fedeli. Orlando ne risponda alla città”, ha tuonato l’ex ministro Saverio Romano, mentre Raoul Russo, di Fratelli d’Italia, ha chiesto a Orlando di chiedere scusa alla città, così come il compagno di partito Giampiero Cannella: “Il Festino non è il carnevale di Rio e poco ha a che vedere con transgender e diritti delle coppie gay. Chi ha voluto fare una provocazione culturale ai limiti della blasfemia, oppure ha semplicemente sbagliato valutazione, può sempre riparare all'errore, si dimetta”.

E così la 389esima edizione del Festino di Santa Rosalia, che pure aveva fatto registrato un elevato numero di presenze e si apprestava ad essere annoverato tra i successi del sindaco, rischia di trasformarsi nella classica buccia di banana con la notizia che ha trovato ampia eco anche sulla stampa nazionale.

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