BOTTONI [1]

lunedì 10 giugno 2013

Stefano Cucchi, per cosa sono stati condannati i medici


Assolti i tre infermieri e i tre agenti della polizia penitenziaria. La III Corte d’Assise di Roma sembra sposare in pieno la maxi-perizia del dicembre scorso: il giovane è morto per “inanizione”.
Omicidio colposo. Questo il reato per il quale sono stati condannati cinque dei sei medici dell’ospedale romano Sandro Pertini che nell’ottobre 2009 hanno avuto in cura Stefano Cucchi. Nello specifico delle pene, il primario Aldo Fierro a due anni, i medici Stefania Cordi, Flaminia Bruno, Luigi De Marchis e Silvia Di Carlo a un anno e quattro mesi mentre Rosita Caponetti a otto mesi ma per il reato di falso ideologico. Per tutti, sospensione condizionale della pena. Assolti i tre infermieri e, soprattutto, i tre agenti della polizia penitenziaria che ne hanno in varie fasi gestito la drammatica settimana di reclusione in un calvario snodatosi fra carcere di Regina Coeli, tribunale, ospedale Fatebenefratelli e, infine, nosocomio Pertini. La tesi dei giudici della III Corte d’Assise di Roma, che hanno derubricato l’accusa di abbandono di persona incapace in quella di omicidio colposo, è che il 31enne geometra romano sarebbe insomma deceduto per colpa medica. Il giovane, trovato il 15 ottobre 2009 in possesso di alcuni grammi di hashish, cocaina e antiepilettici al quartiere Tuscolano, non avrebbe ricevuto le cure adeguate. Non ci sono state percosse né violenze ma solo negligenza dei dottori rispetto a un soggetto giunto nelle loro mani in uno stato di salute già precario e che avrebbe dovuto essere trasferito in una struttura di terapia intensiva.

Il collegio romano, individuando le colpe solo in capo ai medici, sembra dunque avere di fatto sposato la lettura degli eventi fornita dai periti nominati alcuni mesi fa dalla stessa Corte. Anche se ovviamente, prima di formulare ogni ulteriore commento, bisognerà attendere il deposito delle motivazioni. Al momento, non si può che fare riferimento ad alcuni stralci della maxi-perizia dello scorso dicembre, alle cui conclusioni i giudici sembrano essersi allineati: “ I medici dell’ospedale Sandro Pertini, con condotte colpose o con imperizia o con negligenza, non hanno saputo individuare la patologia da cui era affetto il paziente Stefano Cucchi, di cui ne sottovalutarono le condizioni – si leggeva nel documento – l’evento morte era prevedibile”.

Una sentenza a metà, dunque, frutto di un impianto accusatorio, secondo il quale Stefano Cucchi fu sì picchiato nelle celle del tribunale capitolino, mentre aspettava il processo per direttissimo e poi abbandonato alla sua sorte nel reparto giudiziario del Pertini, ma “ era lungi da essere un giovane sano e sportivo. Era un tossicodipendente con conseguenze sul suo stato fisico e sugli organi vitali che tutti possiamo immaginare. Soffriva di crisi epilettiche e sono stati documentati 17 accessi a pronto soccorso negli ultimi dieci anni”.  Insomma: una tesi a metà strada, per la quale comunque i pubblici ministeri avevano chiesto la condanna per tutti e 12 gli imputati, tuttavia spostata verso uno dei suoi estremi dalla corte.

Insomma, Cucchi sarebbe morto di fame o quasi: la causa del decesso è infatti da identificarsi “ in una sindrome da inanizione, ossia una mancanza (o grande carenza) di alimenti e liquidi” non individuata dai medici. Nessun nesso fra la morte e le evidenti fratture al sacro, quella alla mascella, l’emorragia alla vescica, le numerose ecchimosi al capo. “ Il quadro traumatico osservato – recitava la perizia – si accorda sia con un’ aggressione, sia con una caduta accidentale, né vi sono elementi che facciano propendere per l’una piuttosto che per l’altra dinamica lesiva”.

Io non mi arrendo – ha dichiarato dopo la lettura del dispositivo Ilaria Cucchi, sorella di Stefano da sempre in prima linea nella battaglia giudiziaria – questa è una giustizia ingiusta. I medici dovranno fare i conti con la loro coscienza, ma mio fratello non sarebbe morto senza quel pestaggio. Si tratta di una pena ridicola rispetto a una vita umana. Sapevamo che nessuna sentenza ci avrebbe dato soddisfazione e restituito Stefano ma calpestare mio fratello e la verità così... non me l’aspettavo”. Fabio Anselmo, legale della famiglia, ha commentato: “ Tre anni fa avevo previsto questo momento. Questo è un fallimento dello Stato, perché considerare che Stefano Cucchi è morto per colpa medica è un insulto alla sua memoria e a questa famiglia che ha sopportato tanto. È un insulto alla stessa giustizia”.

0 commenti:

PUBBLICITA' - GIORDANO