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giovedì 27 giugno 2013

si può essere trans a 6 anni?

In questi giorni sta circolando la notizia che a Washington i genitori di un bambino di 6 anni con Disforia di Genere sono riusciti, attraverso battaglie legali, a permettere al loro figlio di utilizzare il bagno delle femmine. In Italia la notizia crea sgomento e scandalo; per quanto riguarda certi argomenti il nostro paese è lontano anni luce rispetto ai paesi anglosassoni. 

Sappiamo oramai da diverso tempo che la Disforia di Genere (che prima si chiamava Disturbo dell'Identità di Genere) insorge fin dalla prima infanzia. Nella maggior parte dei casi è più evidente nei maschi; sono bambini che amano indossare vestiti femminili, giocano con le bambole, preferiscono stare nel gruppo delle femmine, trovando i loro argomenti e i loro giochi più in sintonia con se stessi. Questi bambini hanno anche una forte avversione per il loro corpo e in particolare per i loro organi genitali, vanno a dormire convinti e sperando di svegliarsi con la "patatina". Questa condizione è sempre accompagnata da uno stato d'intensa sofferenza, i comportamenti insoliti di questi bambini li rendono suscettibili di prese in giro che a volte diventano vere e proprie aggressioni. Noi professionisti siamo concordi nel pensare che la sofferenza è legata più all'ostilità del mondo esterno piuttosto che alla Disforia di Genere.  

In Italia non potremo mai avere un problema come quello della famiglia di Coy, il bambino definito "trans", immagino per un bisogno di "fare notizia" da parte di alcuni giornalisti assetati di successo. Io non definirei mai un bambino "trans". Le parole sono sempre molto importanti, pensate al terrore che potrebbe provare un genitore di un bambino definito "trans"!

La dizione "Disturbo dell'Identità di Genere" è stata sostituita, nell'ultima edizione del Manuale Diagnostico e Statistico dei Disordini Mentali (DSM V, 2013), con quella di "Disforia di Genere". Questo cambiamento è avvenuto perché la parola "disturbo" è troppo stigmatizzante per le persone che vivono questa condizione. Il cambiamento è avvenuto grazie alle battaglie delle associazioni di persone transessuali che ci tengono molto a depatologizzare la loro condizione esistenziale.

La storia di Coy è caratterizzata dal fatto che il bambino ha espresso fin dai 18 mesi di vita il disagio verso il suo corpo e verso il ruolo sessuale assegnatogli. Quello che molte persone si chiedono è se sia possibile fin da quell'età avere gli strumenti per decidere di intraprendere un percorso di questo tipo. Non saranno i genitori troppo permissivi? I genitori in questo modo non favoriscono il permanere del disagio? 

In una cultura più aperta la battaglia per quale bagno usare a scuola è possibile combatterla a 6 anni. In Italia invece avviene quando questi adolescenti hanno 16-17 anni. Più volte mi sono recata nelle scuole che frequentano i ragazzi con Disforia di Genere che seguiamo presso il nostro Servizio. E' molto importante permettere agli insegnanti di vedere anche un punto di vista diverso dal loro, aiutarli a comprendere in cosa consiste questo disagio. Queste adolescenti (biologicamente maschi) si vestono al femminile, si truccano e spesso nessuno si accorge del loro problema. Perché dovrebbero usare il bagno dei maschi? Nella maggior parte dei casi le altre ragazze le accolgono volentieri nei loro bagni e, dopo che gli insegnanti sono stati aiutati, anche loro iniziano a chiamarle con il nome che hanno scelto.

In questi giorni stiamo preparando un articolo per il Convegno Internazionale, organizzato dal World Professional Association for Trasgender Health (WPATH), che si terrà a Bangkok a febbraio del prossimo anno, in cui sottolineeremo che in Italia una delle principali criticità nei servizi rivolti ai bambini con Disforia di Genere consiste nel fatto che questi bambini non arrivano. Esistono, ma nessuno li vuole vedere, primi fra tutti i loro genitori.

Sappiamo che le verità sono "una, nessuna e centomila", quello che mi guida nel mio lavoro è cercare sempre il benessere delle persone che mi chiedono aiuto. E l'importante è che adesso Coy si possa sentire più sereno e libero di esprimere la sua identità.

Maddalena Mosconi


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