BOTTONI [1]

domenica 23 giugno 2013

la politica del gaypride e quella del familyday

Gay Pride, Family Day, bandiere contrapposte e in campi diversi. Sì, ma cosa vogliono davvero?

Parliamoci chiaro. L'omosessualità, la trasnsessualità, la bisessualità, sono ancora viste da un'ampia parte di opinione pubblica come problemi. Situazioni esistenziali da cui stare alla larga. Pregando Iddio che non capiti proprio a me, a mio figlio, a mia figlia, alla mia famiglia più stretta. Chi vive una vita sessuale e sentimentale diversa da quella della maggioranza, incontra ostracismi di vario tipo. C'è chi li esprime in maniera eclatante e chi si limita a farlo, e sono tantissimi, con sorrisini e battutine spalmate nel quotidiano. Tante piccole ferite che non si vedono e che fanno ancora più male.

Anche il Gay Pride, che si sta celebrando a Palermo dal 14 al 23 giugno, suscita avversione. Proveniente, in maniera trasversale, da destra a sinistra. Basterebbe leggersi i commenti su questo giornale, farsi un giro su facebook o semplicemente parlare con la gente per strada. Insomma, il problema esiste e va affrontato. Non lanciando generiche fatwe contro coloro che hanno posizioni chiuse sull'argomento. Ma ragionando. Nel chiedermi il contributo che leggete, LiveSicilia mi fa una domanda precisa. Che tipo di politica esprime il Gay Pride?

Sono andato a guardare la piattaforma politica sul sito palermopride.it/2013 e l'ho incrociata con quella del Family Day, che si svolgerà, volutamente, a Palermo, il 22 e il 23 prossimi. In questo volutamente c'è la profonda differenza politica tra i due eventi. Il Gay Pride non nasce in contrapposizione a qualcosa, il Family Day, sì. E' vero che un rappresentante della conferenza episcopale siciliana ha voluto sottolineare che la manifestazione non è contro qualcuno. Ma, ancorché proveniente tale dichiarazione da una voce autorevole (ma isolata), tutto lascia presagire che così non è. Si è voluto mettere in scena una specie di derby a Palermo.

Come se la vita sessuale, in tutte le sue manifestazioni, non facesse già parte delle nostre famiglie. Normali e più che normali. Al fondo c'è una questione che richiama due diverse tipologie di società e quindi di politiche. Le rivendicazioni del Gay Pride intendono conquistare diritti senza che questi significhi toglierne ad altri. Quali sono queste rivendicazioni? Riconoscimento del matrimonio civile per coppie formate da persone dello stesso sesso e delle unioni civili per coppie formate da persone dello stesso sesso o di sesso diverso, attraverso una normativa diversa da quella del matrimonio. Estensione al partner o al genitore non biologico della co-responsabilità sul minore, possibilità di adozione ai singoli o alle coppie formate da persone dello stesso sesso, definizione di una nuova legge che permetta l’accesso alla procreazione assistita per singoli e coppie, anche dello stesso sesso.

Si chiede, inoltre, che la discriminazione sia combattuta attraverso interventi formativi per i dipendenti degli uffici pubblici e con percorsi educativi rivolti alle scuole. Si auspica che la transizione di genere sia erogata dal sistema sanitario nazionale e che la transessualità sia rimossa dal manuale diagnostico dei disturbi mentali. Dal punto di vista della politica internazionale, si vuole la depenalizzazione in alcune nazioni dell'omosessualità e l’abolizione della pena di morte, che in taluni paesi è prevista anche per i reati di omosessualità e transessualità. Questo, più o meno, è quanto. Concordi o discordi che ci si trovi sui singoli punti, mi pare un percorso che intende costruire e non distruggere.

Il complesso della privazione e dell'invasione di campo mi pare che, al contrario, contraddistingua il Family Day. Programmato “per non lasciare la città in mano al Gay Pride”. Vogliono dire no, così scrivono nel loro sito, alle adozioni e al matrimonio gay e dire sì alla bellezza della famiglia naturale. Intendono, cosi aggiungono, aiutare i palermitani a farsi gli anticorpi. Come se si trattasse di una pericolosissima malattia da scongiurare. C'è l'accusa contro le istituzioni, che non farebbero molto per tutelare la famiglia composta da un padre, da una madre e dalla prole.

Ma non vi è traccia di puntuali richieste, da inoltrate alle forze politiche e istituzionali, così come invece fa il Gay Pride con i punti che ho sinteticamente riportato. Dunque, cosa è la politica del Gay Pride? Dal mio punto di vista è una politica che tende ad allargare diritti e dunque la democrazia. Mentre, viceversa, mi sembra che l'atteggiamento del Family Day inviti a circoscrivere, a chiudere. La famiglia è bella, non vi è dubbio. Ci forma e ci protegge. E, quando è veramente sana, sa difendere e potenziare le differenze. Farne un fortino, scavando trincee, per salvaguardarla non si sa bene da cosa, visto che il Gay Pride non intende minacciarla in alcun modo, è un modo di fare incomprensibile. Come sanno bene quelle famiglie, composte da padre, madre e prole, che si trovano a vivere delle differenze sessuali che crescono e che chiedono, spesso implorano, solo di poter vivere dignitosamente. Preservando le proprie e le altrui libertà. 

Francesco Palazzo

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