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giovedì 27 giugno 2013

il "Pride Village" di Perugia, la festa sbagliata

Il 27 giugno a Perugia c'è il Pride Village. Il capoluogo umbro è tra le città più belle della nostra penisola, con quel fascino un po' isolato che, estranea alle grandi direttrici stradali e ferroviarie, la conserva in disparte come per riservarla agli intenditori.

I perugini poi sono sempre attenti nell'animare il loro borgo, ricordiamo le feste di Eurochocolate e di Umbria Jazz. Ora la locale associazione gay, Omphalos, ci prova nel colorare coi toni rainbow la città portando qui, non a Roma, non a Milano, ma nel cuore verde d'Italia, lontano dalle grandi strade, un gay Village in carne e tende.

Sembra una buona cosa per colorare la regione e dare un, ulteriore, tono friendly a una terra che in estate è già un tripudio di feste e sagre. 

Non tutti, però, la pensano così.

Alcuni consiglieri comunali del Popolo della Libertà, minoranza, dissentono sull'organizzazione del Pride Village bollandolo come una "carnevalata" prima ancora che l'evento abbia inizio, ma soprattutto prima ancora di conoscerne i contenuti. Non è proprio questa la definizione di pregiudizio?

Non importa se interverranno 15 associazioni del territorio perugino (leggo dal programma), se ci saranno dibattiti con personalità del Ministero delle Pari Opportunità e esponenti politici, proiezioni di film e musica dal vivo. No, non importa.

"Gli attacchi Incomprensibili sono anche rivolti al luogo scelto per la manifestazione - afferma Patrizia Stefani, presidente dell'Associazione Omphalos - i giardini del Frontone sono un luogo pubblico e laico e per di più sede dell'importante monumento ai caduti del XX Giugno 1859, simbolo della Perugia libera dal dominio della Chiesa".

È curiosa poi in particolare la presa di posizione su Facebook di un consigliere. Dal suo profilo, tra immagini religiose e status che evocano scenari apocalittici, si evince subito che ci troviamo di fronte ad un estremista religioso. 

Io ci andrò. Sarò quindi scomunicato da lui e da chi condivide il suo pensiero, ma me ne faccio una ragione, non solo perché conosco i perugini, amo l'Umbria e sguazzo nelle mille sagre di questo popolo festoso, ma anche perché sono convinto che una nota di colore in più non può fare che bene. 

Mi permetto una ultima non secondaria osservazione di carattere economico-turistico, abbiate pazienza ma io da lì arrivo. Come si diceva, l'Umbria è diventata nel tempo capitale del jazz e capitale del cioccolato. Siete davvero sicuri, Signori Consiglieri, di voler rinunciare, in questi tempi grami, all'opportunità di un nuovo segmento? Sapete, vero, che il turismo gay non conosce calo e ha un altissimo tenore di spesa? Tra i vostri elettori c'è sicuramente un albergatore, un commerciante, un operatore di servizi. Fatevi due chiacchiere con lui, è molto probabile che dopo poco ci si incroci al Pride Village.

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