BOTTONI [1]

mercoledì 19 giugno 2013

il corpo di Marco, la ragione contro la barbarie

A volte i numeri non bastano a fare chiarezza, in Italia soprattutto. Le cifre che denotano lo stato di disagio in cui versano i detenuti sono note da anni e definiscono  una situazione carceraria che continua progressivamente a peggiorare, ignorata da qualunque agenda istituzionale.

Eppure, nell’ottica della tanto conclamata spending review e, quindi, del necessario taglio alle spese, un provvedimento di indulto o amnistia sarebbe stato, da un lato, auspicabile per le finanze dello stato, scaricato dal peso di mantenere migliaia di reclusi per reati risibili o in attesa di sentenze che i tempi della giustizia italiana spostano a date indefinite. Dall’altro, avrebbe consentito a migliaia di persone di recuperare quella dignità che nelle nostre carceri è sempre più svilita da condizioni di vita disumane.

Ma i numeri, quelli del bilancio e quelli delle carceri, non sono bastati a dimostrare  l’urgenza della situazione: i radicali hanno fatto di questo tema uno dei cardini essenziali delle proprie battaglie di civiltà da diversi anni, tra l’ipocrisia di molti politici al potere che, mentre mostrano all’elettorato  di condividere le idee di chi lotta per una società davvero più equa,  continuano a spendere le proprie energie (e i nostri danari) nell’adozione di norme spesso compiacenti a lobby di potere varie ed eventuali.

Ma Pannella a queste logiche si è sempre ribellato. Da vero combattente, “moderno partigiano”, nella sua vita ha molte volte scelto di andare oltre la ragione politica, intraprendendo (e a circa 80 anni di imprese vere e proprie si tratta) scioperi della fame e della sete affinché proposte concrete e razionali potessero ottenere riconoscimento dalla legge.

Questa volta protesta a favore dei carcerati, tra le critiche di coloro i quali hanno visto nel suo gesto il modo per ottenere una visibilità mediatica pre-elettorale, dato che a Camere praticamente sciolte un provvedimento di amnistia o indulto non sarebbe possibile, e il sostegno morale di quelli che, forse più per un “favor vitae” che per una concreta adesione alla sua idea, continuano a scrivere tweet con l’hashtag #iostoconpannella.

Ma Pannella, con il suo sciopero in un periodo politico inusuale e forse eccezionale, al di là di ogni emozionalità sta invece dando una dimostrazione di grande concretezza. Siccome i numeri – dicevo – non bastano, Pannella ha fatto della propria esistenza l’unità di misura del disagio dei carcerati: la sua vita come contrappeso della situazione di sofferenza fisica e psicologica di migliaia di detenuti che, se meritano una punizione, non possono perdere il valore dei tratti umani della propria esistenza.

La battaglia che sta conducendo Pannella ha quindi una rilevanza non solo e non tanto simbolica, ma  di grande effettività razionale: sta rendendo la situazione carceraria in concreto misurabile a chi non riesce, evidentemente, a rappresentarsela attraverso i numeri. Sta cioè dimostrando che la disumanità della vita di migliaia di detenuti vale la perdita di una vita umana: la sua.

Quella di Pannella è quindi l’opposto di una manifestazione emotiva, anzi. Disporre della propria esistenza non solo al servizio della causa, ma quale metro di misura del valore dell’esistenza altrui, è quanto di più razionale possa esserci. Ed è un modo per dare significato alla propria vita oltre che a quella di tanta gente.
Pannella è, in questi termini, un grande politico: uno che partendo da dati numerici e fattuali sia capace di renderli ancora più concreti a chi non vuole intenderli, ciò al fine di fornire risposte reali a chi si trova in una situazione di disagio, è quanto tutti noi auspicheremmo come missione della politica, quella vera.

Ora non ci resta che sperare che l’altra politica, quella con cui ci troviamo a fare quotidianamente i conti, sappia a propria volta farli con la vita di chi sta ancora una volta dimostrando di avere la lucidità di idee molto chiare: merce davvero rara.

Vitalba Azzollini

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