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lunedì 10 giugno 2013

Campidoglio, ha rivinto la paura

Non inganni la vittoria di un allegro chirurgo. Cinque anni fa vinse la paura del diverso, oggi la paura di Alemanno. Ma tutt'e due... 

Campidoglio: ha rivinto la paura. Perché anche Alemanno è padre e figlio della paura. Il fascismo la genera e ne cavalca l'onda. Paura del diverso, paura dell'uguaglianza, paura che chi sta sotto possa pretendere troppo, ad esempio una casa, un reddito, una vita dignitosa. Ma anche Marino è figlio e padre della paura.

Fatta la tara del voto di scambio, più leggero - forse - che in passato, cos'altro è se non paura a incrociare la X sulle schede di chi è andato a votare turandosi il naso. Paura di Alemanno, perlopiù, ma anche paura di impegnarsi in prima persona, di riconoscere il proprio volto in quello del diseredato che si incrocia per la via, paura di non delegare. La crisi ci fa sentire soli e da soli si conosce sempre meno il mondo.

E che dire dell'astensionismo? Marino è il sindaco eletto da due quinti del terzo di romani che s'è recato alle urne. Certo, ci si astiene per mille e una ragione, più o meno nobile, più o meno incazzata, ma non è forse paura quella che attanaglia l'uomo della strada stupefatto che il bipolarsimo generi una ventina di candidati sindaco e la semplificazione brutale del sistema politico costruisca una scheda lunga un metro e venti?

Ora qualcuno si sentirà meglio, e con alcune pezze d'appoggio decenti, alla vista di un allegro chirurgo che prenderà il posto dell'ex capo di picchiatori ma il cielo di entrambi finisce dove comincia il fiscal compact e i loro capi di partito stanno governando insieme l'austerità più tremenda che la storia ricordi. Proprio quello che farà anche Marino - il senatore che non si volle presentare al processo Cucchi - per i prossimi cinque anni. 

Checchino Antonini

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