BOTTONI [1]

domenica 16 giugno 2013

Andrea Alzetta ineleggibile per un reato da "Pantera"

Una condanna per una manifestazione del '90 e l'elezione di Tarzan al Campidoglio è a rischio. Urgente un'amnistia sociale.

L'8 ottobre 1990 fu compiuto uno dei peggiori massacri della storia di Gerusalemme. Un settore di ebrei estremisti volle marciare sulla spianata delle Moschee di Gerusalemme per sistemarvi la pietra miliare del "Terzo Tempio". Alla marcia parteciparono circa 200mila israeliani scortati dall'esercito. Mentre le forze d'occupazione sbarravano le vie d'accesso alla città vennero chiuse le porte d'ingresso della moschea in cui migliaia di palestinesi erano giunte per resistere alla prepotenza degli occupanti. Quando i musulmani tentarono d'impedire la sistemazione della pietra nella spianata delle Moschee, le forze d'occupazione iniziarono il massacro, usando perfino il micidiale gas nervino. I coloni ebrei parteciparono al massacro che vide la morte di 23 palestinesi e il ferimento di altri 850. La commissione d'inchiesta-farsa creata da Shamir, allora primo ministro e ritenuto un criminale da metà del mondo, fu affidata a Tu'fi Zamir, ex capo del Mossad, che attribuì alle migliaia di musulmani estremisti tutta .

Qualche ora dopo, a Roma, i centri sociali e gli studenti della Pantera scesero in piazza al Pantheon sull'onda dello sdegno per l'ennesimo massacro di innocenti. Il mondo assisteva a un'escalation di tensione che doveva preparare la prima guerra del Golfo che sarebbe scoppiata il 16 gennaio successivo. Quella sera al Pantheon la polizia era più nervosa del solito. Ci fu un fronteggiamento con i manifestanti. Partirono le cariche e dopo di quelle le denunce e i processi. Tra i condannati Andrea Alzetta che, diciotto anni dopo, sarebbe divenuto consigliere comunale in Campidoglio, riconfermato nella tornata successiva.

Ma ieri pomeriggio Alzetta, noto come Tarzan, ha appreso dell'ineleggibilità stabilita, proprio per quella condanna antica dall'Ufficio Elettorale Comunale, nei suoi confronti. «Una norma pensata contro la corruzione in realtà colpisce chi, come me, ogni giorno lotta per l' affermazione dei diritti negati - spiega Alzetta a Popoff - dall' abitare al reddito, all' acqua bene comune, alle libertà individuali. Applicare questo decreto significherebbe, in questo caso, un precedente davvero pericoloso per tutte le lotte di rivendicazione sui diritti sociali e politici».

Quello che sta capitando a Tarzan potrebbe accadere anche a molti dei candidati valsusini inseguiti dal giudice Caselli in questi anni. La vicenda di Alzetta, che domani terrà una conferenza stampa, richiama l'urgenza di un'amnistia sociale come quella prefigurata, in Francia da una "proposition del loi" del Pcf e del Front de gauche. Nelle condizioni di Tarzan ci sono forse almeno quindicimila persone condannate per reati legati al conflitto sociale. In questi ultimi mesi l'Osservatorio RepressioneOsservatorio Repressione sta discutendo con varie realtà sociali e di movimento, con giuristi ed avvocati ed altre personalità, sulla necassità di lanciare una campagna politica sull'amnistia sociale e per l'abrogazione del Codice Rocco a partire dai reati di devastazione e saccheggio. La proposta, anticipata da Popoff, è di lanciare ufficialmente la campagna il 20 luglio a Genova. L'Osservatorio sta anche provando a fare un censimento su tutte le denunce penali fatte ad attivisti e miltanti politici e sociali. Per questo si chiede di riempire e divulgare una scheda.

«Da Genova in poi - spiega Italo Di Sabato - tutte le lotte sociali sono state ridotte a mera questione di ordine pubblico: migliaia sono denunciati per reati vari, per non parlare dei numerosi casi accertati di uccisioni nelle strade e in carcere ad opera delle forze dell'ordine. Si registra una gestione di tipo poliziesco progressiva ed inarrestabile, fatta ancora di pestaggi e di schedature di massa con identificazione filmata dei manifestanti e documento di identità accostato al volto; un "dispositivo" di governo che è stato portato all'estremo con l'occupazione militare della Val Susa.

Sempre più spesso dunque i magistrati dalle aule dei tribunali italiani motivano le loro accuse sulla base della pericolosità sociale dell'individuo che protesta, che a questo punto non è più tanto giudicato per ciò che ha commesso, ma per quello che rappresenta nei confronti della società: un nemico a cui di volta in volta si applicano misure giuridiche straordinarie (Daspo, domicilio coatto, leggi di emergenza). Per alcuni giuristi è in corso uno spostamento sul piano del diritto penale da un sistema giuridico basato sui diritti della persona (anche se criminale) ad un sistema basato prevalentemente sulla ragion di Stato. Ma le lotte sociali hanno sempre marciato su un crinale sottile che anticipa legalità future e dunque impatta quelle presenti. Per questa ragione le organizzazioni del movimento operaio hanno storicamente fatto ricorso alle amnistie per tutelare le proprie battaglie, salvaguardare i propri militanti, le proprie componenti sociali. Si tratta di salvaguardare il dissenso di massa che si è espresso in questi ultimi tempi e chiudere gli strascichi penali di stagioni ormai concluse che con il loro protrarsi ipotecano pesantemente il futuro».

Ecco la proposta di legge d'amnistia sociale presentata davanti al senato francese dal Pcf e dal Fronte de Gauche per fatti commesi prima del 6 maggio 2012 passibili di condanne fino a 10 anni di reclusione in occasione di conflitti sui posti di lavoro, attività sindacali o rivendicative, movimenti collettivi rivendicativi, associativi o sindacali relativi a problemi legati all'educazione, la sanità, le lotte per la casa, l'ambiente, i diritti dei migranti, ivi comprese le manifestazioni di piazza o in luoghi pubblici; per sanzioni disciplinari sui luoghi di lavoro, per le agitazioni studentesche anche all'interno degli istituti scolari e universitari che hanno dato luogo a sanzioni disciplinari, in questo caso l'amnistia comporta anche il reintegro in istituto nel caso fosse stata comminata l'espulsione. 

Checchino Antonini

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