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mercoledì 5 giugno 2013

15 giugno, "Roma Citta Aperta"; arriva il Roma Pride

A quasi 10 giorni di distanza dal Roma Pride 2013, lo slogan scelto per la parata di quest’anno prende nuova vita in una campagna di comunicazione che costituisce una vera e propria chiamata a scendere in piazza e dimostrare pacificamente, all’insegna dell’inclusività e dell’apertura.

Obiettivo della campagna è quello di far sentire coinvolta ogni persona, indipendentemente dal genere o dall’orientamento sessuale, nella legittima richiesta di diritti davvero uguali per tutti/e.

La partecipazione al Pride diventa quindi una dimostrazione di apertura per tutte le cittadine e i cittadini di quella che sempre più è chiamata a essere una capitale europea.

Pride, quindi, non soltanto come l’orgoglio di essere esattamente come si è per tutte le persone LGBTQI, ma anche come l’orgoglio di appartenere a quella parte di società che pensa che tutti debbano essere liberi di vivere e di amare.

La campagna, che ritrae persone di ogni orientamento sessuale e identità di genere mentre corrono verso il pride come per celebrare una liberazione appena avvenuta, è stata creata e prodotta per intero all‘interno del Comitato Promotore del Roma Pride 2013, coinvolgendo componenti di diverse realtà associative.

Quello che ne risulta è il manifesto di una rivoluzione pacifica, il ritratto di un momento storico importante. Perché quest’anno, come ogni anno, prendere parte al Roma Pride vuol dire contribuire alla creazione di un futuro più libero e più giusto  per questa città e per l’Italia intera.

Il Roma Pride 2013 intende porsi in linea di continuità con la lotta di liberazione che nel secolo scorso è riuscita a riscattarci dall’occupazione nazi-fascista, offrendo un esempio della grande energia democratica alla base dei valori fondanti del nostro Paese. Oggi abbiamo bisogno di recuperare quello spirito per ridare nuova linfa a quei valori che decenni di cattiva politica hanno appannato e svuotato.

Il Roma Pride 2013 vuole, ancora una volta, lanciare un segnale di riscossa e di emancipazione a Roma e al Paese per ribadire l’assoluta e inderogabile richiesta di piena cittadinanza e parità che vogliamo conquistarci nello spirito di Stonewall. La nostra lotta di liberazione ripudia ogni forma di sopruso, autoritarismo e totalitarismo e proclama come fondativi di una società democratica i valori dell’antifascismo, dell’antisessismo e dell’antirazzismo.

Roma deve essere una città aperta ed inclusiva, avanguardia di una democrazia capace di interagire con i cambiamenti sociali. Vogliamo liberarla da quelle cappe di integralismo e odio che troppo spesso ne deturpano il volto impedendole di assumere un ruolo di guida e di progresso.

Una rivoluzione pacifica di desideri, diritti, gioia, libertà, uguaglianza, amore, corpi, colori, vite, passioni, impegno e diversità che orgogliosamente sfileranno per la città. Una rivoluzione festosa di autoaffermazione in una capitale europea che sappiamo pronta ad accoglierla, avendo dimostrato spesso un’apertura e una sensibilità alle rivendicazioni della comunità lesbica, gay, bisessuale, trans, queer e intersessuale (lgbtqi) più generosa di buona parte della classe politica di questo Paese.

Le istituzioni sono rimaste immobili e sorde alle legittime rivendicazioni di diritti e riconoscimenti, incapaci di offrire risposte alla società. Prone alle pressioni e alle ingerenze vaticane, non hanno dato ascolto alle richieste che, con sempre maggiore forza, provengono dalla comunità lgbtqi, dalle istituzioni europee e dalle stesse corti di giustizia italiane.

Nell’ultimo anno, mentre in tanti Paesi sono state approvate o sono in discussione leggi che riconoscono il matrimonio egualitario per le coppie dello stesso sesso, le adozioni, l’omogenitorialità e altre norme sui diritti civili per le persone lgbtqi, l’Italia non ha fatto segnare alcun passo in avanti.

Le ultime elezioni hanno dato all’Italia un parlamento in cui sarebbe possibile costruire una maggioranza intorno ai diritti delle persone lgbtqi e dobbiamo evitare che la complessa situazione politica attuale continui a schiacciare i temi sociali e civili sotto l’incudine dell’emergenza economica e delle larghe intese.

Pienezza di diritti, libertà, dignità e riconoscimenti, queste sono le richieste che le persone lesbiche, gay, bisessuali, trans, queer e intersessuali rivendicano con il Roma Pride 2013. Dopo anni di vane attese per tutte e tutti noi è giunto il momento di passare ai fatti senza più mediazioni, senza più rinunce, senza più tentennamenti.

Il Pride è il momento di massima espressione della nostra battaglia per il riconoscimento della parità, dignità e libertà di vivere e amare senza ingerenze religiose, moralistiche e ideologiche. Nel Pride sta la forza di una comunità che si trova unita nell’orgoglio per quello che si è, nella rivendicazione di una piena uguaglianza, nella gioiosa visibilità individuale e collettiva, nell’allegria di un giorno di festa e condivisione.

Ciascuna e ciascuno di noi merita ed esige riconoscimento e tutela, sia nella sua individualità, sia nelle forme di affettività e condivisione che desidera. Vogliamo essere libere e liberi di scegliere e di esprimere le nostre identità, con i nostri corpi e con la nostra fisicità, anche fuori dai canoni standardizzati, attraverso un percorso di autodeterminazione e promozione delle differenze che offra strumenti per la realizzazione del nostro progetto di vita e d’amore.

Per questo servono leggi che guardino laicamente alla realtà varia e multiforme dei nostri affetti, delle nostre famiglie e dei nostri figli: dal matrimonio civile per le coppie formate da persone dello stesso sesso, su un piano di piena uguaglianza formale e sostanziale con quello delle coppie eterosessuali, alle adozioni, all’omogenitorialità, al riconoscimento dei poliamori e delle relazioni aperte come differenti forme di affettività che ciascuna e ciascuno di noi possa scegliere liberamente.

L’Italia merita istituzioni e leggi realmente laiche, unica e piena garanzia della libertà e della autodeterminazione delle persone nelle loro scelte di vita, religiose e filosofiche, lontane da impostazioni da stato etico che confondono peccato con reato o illecito.

Vogliamo vivere ed esprimere liberamente la nostra identità di genere con legittime tutele e politiche di intervento a favore delle persone trans e intersessuali che subiscono forti discriminazioni e abusi nei diversi ambiti della propria esistenza.

Omo/lesbo/transfobia e femminicidio fanno registrare nuove vittime ogni giorno. Insieme, tutte e tutti, possiamo costruire una società priva di ogni forma di discriminazione. Le istituzioni devono fare la loro parte con interventi legislativi, culturali, informativi e di sensibilizzazione per il contrasto di ogni forma di pregiudizio legata all’orientamento sessuale e all’identità di genere.

La crisi attuale non può essere utilizzata per sottrarre e restringere spazi di libertà e di cittadinanza a quei soggetti che già in un periodo “pre-crisi” ne pagavano il prezzo sociale, economico e culturale maggiore. Solo andando oltre i parametri economici, come lo spread e il PIL, che non misurano il benessere, la realizzazione e la felicità di ciascuna e ciascuno, si possono dare risposte reali a una società duramente colpita da tagli e manovre economiche, per questo governo e istituzioni devono riconoscere tutti i diritti e le garanzie che ci spettano.

Vogliamo un welfare universale, che superi radicalmente l’attuale impostazione familista e consideri sia le famiglie sia gli individui, attraverso un sostegno reale al reddito come strumento di concreta autonomia delle persone, di tutela dall’emarginazione sociale e, soprattutto per i giovani e per gli anziani, di indipendenza dalla famiglia.

Il Roma Pride intende costruire, insieme a tutte le forze vive del Paese, un tessuto culturale e sociale aperto e inclusivo, che faccia delle differenze una ricchezza. Un percorso comune a quanti subiscono gli effetti più duri di stigma, emarginazione, discriminazioni e violenza: donne, migranti, diversamente abili, lavoratori precari e sfruttati, Rom, non credenti, credenti di minoranze religiose, giovani e studenti.

Insieme a chi ancora crede nei valori dell’uguaglianza, della dignità umana e delle differenze si può costruire e regalare un Paese più giusto, libero, laico e democratico.

Le nostre richieste, quindi non si limitano alla difesa di una comunità ma propongono un modello di società del dialogo e del confronto.

Particolare attenzione va riservata alle persone che per caratteristiche personali, di salute o sociali subiscono pluridiscriminazioni e più di altre rischiano di essere marginalizzate, discriminate o escluse.

Chiediamo parità di accesso all’informazione, alla formazione e alle attività della vita quotidiana in genere anche per chi, come le persone sorde, sconta il fatto di far parte di una minoranza linguistica che lotta da anni per il suo riconoscimento e la visibilità della sua diversità.

Pregiudizi e moralismi hanno impedito per troppo tempo programmi seri di educazione e informazione sessuale e di prevenzione delle malattie sessualmente trasmissibili, limitato l’accesso ai preservativi, alimentato i pregiudizi. La salute non può essere oggetto di tagli o ostaggio di integralisti. Rivendichiamo con forza un’informazione corretta, e non affetta da pregiudizi e moralismi, sulle malattie sessualmente trasmissibili, così come vogliamo interventi per combattere lo stigma sociale che colpisce le persone in HIV, con una particolare attenzione a campagne di prevenzione e sensibilizzazione riguardo alla sieropositività e all’AIDS, nel rispetto di una sessualità libera e consapevole.

Oggi è sempre più chiaro che l’appartenenza all’Unione Europea non può tradursi nelle misure di austerity che mortificano la maggioranza della popolazione, nei tagli indiscriminati alla spesa sociale e sanitaria nell’abbassamento generale dei diritti delle lavoratrici e dei lavoratori. Queste misure hanno colpito duramente la tenuta sociale di tanti Paesi europei e ne hanno aggravato la situazione economica facendoci sprofondare in una spirale di crisi e alimentando la crescita di forze populiste, di estrema destra e fasciste. la nostra idea di Europa si fonda sull’allargamento dei diritti civili e sociali, indipendentemente dal paese di origine, in un’ottica di avanzamento e non di regressione, applicando i principi e i diritti sanciti della Convenzione Europea per la salvaguardia dei Diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali. All’Europa dell’austerity, che ci è stata imposta negli ultimi anni, vogliamo sostituire l’Europa dei diritti.

Ogni persona deve vedere riconosciuta, tutelata e promossa la propria specificità e le istituzioni hanno il dovere di assicurare a tutte e tutti il pieno godimento dei propri diritti, della propria dignità e della propria libertà.

Con il Roma Pride 2013 vogliono costruire, attraverso la partecipazione e la diffusione di una cultura del rispetto reciproco, una società aperta, accogliente, inclusiva e plurale.

Le forze politiche, i partiti e le istituzioni, da troppo tempo distanti e disattenti rispetto alla realtà sociale e civile del Paese, non possono più ignorare le nostre chiare e forti richieste di parità, dignità, laicità e libertà.

L’evidente evoluzione del tessuto sociale e civile, la crescente sensibilità dell’opinione pubblica, le pressanti richieste delle istituzioni europee e le recenti sentenze delle corti italiane indicano chiaramente la strada da seguire in sintonia con alcuni punti dell’agenda storica del movimento LGBTQI italiano e internazionale.

Per costituire uno Stato pienamente di diritto ogni persona deve essere libera di vedere riconosciuto il proprio status e la propria autodeterminazione come individuo e nelle relazioni affettive. Per questo rivendichiamo:

- il riconoscimento del matrimonio civile per le coppie formate da persone dello stesso sesso come sollecitato dalle sentenze 138/2010 della Corte Costituzionale e dalla 4184/2012 della Corte di Cassazione.
- il riconoscimento pubblico delle unioni civili, per coppie dello stesso sesso o di sesso diverso, attraverso una normativa differente da quella del matrimonio.
- un nuovo sistema di diritti di singoli in un’ottica di welfare individuale, per continuare a inventare differenti forme di relazione, reti affettive complesse e articolate, amori multiformi che lasciano spazio alla libera scelta e all’imprevisto.







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