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mercoledì 22 maggio 2013

suicida a Notre Dame lo storico Dominique Venner; Marcello Signore : " un gesto che non merita rispetto "

Un suicidio quasi scenografico, un dramma che si consuma sull'altare di Notre Dame, una messa in scena in piena regola con tanto di lettera stretta fra le mani morenti. E' questo il gesto di Dominique Venner, 78 anni, soldato della crociata anti-gay, martire. Risponde al peccato con il peccato, all'oltraggio delle "nozze gay" recentemente approvate in Francia, lui rilancia con la carta vincente dell'odio, l'affronto per eccellenza: il suicidio.

Dominique finirà difficilmente nella schiera dei santi, ma aveva le idee chiare. E non gli sono bastate le pagine del suo blog, o quelle della rivista di storia che dirigeva, voleva un occhio di bue sul palcoscenico più tragico del mondo, la cattedrale. In puro stile Breivik, Venner ha premuto "pubblica" per l'ultima volta e ha messo online il suo testamento: "Ci vorrà certamente un gesto nuovo" recita "spettacolare e simbolico per scuotere la sonnolenza, scrollare le coscienze anestetizzate e risvegliare la memoria delle nostre origini".

Mi dispiace per Dominique, ma il suo gesto non ha niente di nuovo. È anzi un gesto drammaticamente vecchio, quasi stanco, quello di prendere una pistola, premere il grilletto e finire in mille pezzi per colpa dell'odio. È stato il gesto di centinaia di ragazzini, da ogni parte del mondo, vittime di un odio figlio di quella "riforma intellettuale e morale" a cui inneggia sempre il suo sito web: l'omofobia.

Marie Le Pen, l'Alessandra Mussolini di Francia per intenderci, commenta via Twitter chiedendo "rispetto" per il gesto "fondamentalmente politico" di Venner. Ci sono tante parole che mi vengono in mente per commentare questa vicenda, ma il "rispetto" non è una di queste. Come posso avere rispetto per chi entra in un luogo così sacro e spara? Come posso avere rispetto di chi, su un altare che dovrebbe celebrare l'amore (e fra poco, anche l'amore gay), spreca miseramente gli ultimi secondi della sua vita ad odiare?

Non posso.

Marcello Signore

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