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giovedì 16 maggio 2013

intervista a Sandro Medici

Tra i candidati in corsa per lo scranno più alto del Campidoglio c’è anche Sandro Medici per la lista Repubblica romana, presidente del decimo municipio di Roma e sostenuto dalle liste Roma pirata e Sinistra per Roma. Ex giornalista de Il Manifesto, Sandro Medici decide di entrare in politica nel 1997 e viene eletto consigliere comunale. Nel 2001 arriva l’elezione a presidente del X Municipio. L’esperienza da presidente continua poi con le vittorie elettorali nel 2006 e nel 2008. In un’intervista all’Agenparl, Sandro Medici ha spiegato le ragioni che lo hanno motivato a mettersi in gioco per la candidatura alla guida di Roma e le priorità del suo programma elettorale.

Cosa l'ha spinta a scendere in campo e candidarsi alla guida della Capitale?
“Principalmente due ragioni intrecciate tra loro. Una è rappresentata dall’esperienza che ho messo a disposizione di questa città per tanti anni come amministratore e ritenuta unanimamente positiva e interessante. Riuscendo a dimostrare che si può governare in maniera diversa, libera da vincoli e più attenta ai bisogni sociali. Tuttavia mi sono trovato di fronte a una sostanziale ostilità del centrosinistra e delle formazioni in teoria a me più vicine. Un’ostilità verso questi modelli e metodi di governo che mi hanno in sostanza fatto ritrovare isolato. Mi ero immaginato ed avevo proposto una dinamica politica analoga a quella di Milano, Genova, Cagliari con delle primarie dove si confrontavano posizioni diverse. Invece mi sono ritrovato di fronte una posizione che mi diceva che a Roma si doveva sostenere un candidato del Pd, chiunque esso fosse e ciò ha determinato la mia marginalizzazione dal centrosinistra. Di qui la mia decisione”.

Quali sono le priorità del suo programma?
“Sul piano simbolico a me piacerebbe trasferire a livello comunale i servizi che sono già attivi nel decimo municipio e che riguardano i diritti civili: la raccolta e la custodia dei testamenti biologici, l’anagrafe familiare che equipara le coppie sposate a famiglie composte su altre basi affettive, le unioni civili tra omosessuali e la pre-cittadinanza che noi diamo ai figli degli immigrati nati a Roma. Quindi un primo gesto simbolico che testimonia il fatto di dare a questa città un taglio più moderno e attento alle trasformazioni sociali. Poi ci sono le cose più strutturali che riguardano l’urbanistica, i trasporti, i servizi sociali. Il nostro programma è stato costruito in maniera collettiva. Noi proponiamo di chiudere l’era delle metropolitane a Roma. La città arriva tardi a questa scelta. Occorre considerare che il suolo romano è molto ricco e poi non si capisce perchè qui un km di metropolitana costa otto volte in più rispetto ad altre città. Noi crediamo che le metropolitane vadano fatte in superficie e quindi immaginiamo mezzi puliti. Tutto ciò per rendere competitivo il trasporto pubblico rispetto a quello privato. Al punto di immaginarsi una riforma radicale che è possibile fare con risparmi di bilancio e che porti addirittura alla gratuità del mezzo pubblico. Questo spingerebbe il cittadino ad usarlo e quindi ad abbandonare la propria auto. Altro aspetto è quello che riguarda l’urbanistica. Noi vorremmo che questa città non espandesse più e su questo c’è più ampio consenso. Occorre un lavoro di riqualificazione degli spazi, dei quartieri, degli edifici. Il tutto eseguito in sintonia con il mondo delle imprese che dovrebbe convertirsi dalla cultura della ruspa a quella del “maleppeggio”. Un altro punto, sempre in tema di politiche urbanistiche, noi crediamo che tutto il patrimonio immobiliare di Roma, che è molto vasto, non vada venduto: Le caserme, depositi, parti abbandonate vengano messe a disposizione dei cittadini per fornire servizi come scuole, centri per anziani”.

Nel suo programma c’è anche un capitolo sul taglio ai costi della politica?
“I tagli ai costi della politica a livello comunale sono utili, ma siamo di fronte a cifre non elevate come quelle della regione o alle retribuzioni parlamentari. I costi della politica veri sono questi “sciali” davvero inguardabili intorno alle aziende municipalizzate. Ci sono consigli di amministrazione, dipartimenti, direzioni operative, manager, consulenti che succhiano gran parte dei bilanci delle municipalizzate e che sono del tutto superflui. Questo rapprsenta l’impronta della destra a Roma. Si tratta di cose che vanno tagliate e rimesse in mano alla funzione pubblica”.

Un difetto e un merito che riconosce all’amministrazione Alemanno?
“Sui difetti ci sarebbe un elenco interminabile, e come diceva Marchini qualche giorno fa “è come sparare sulla Croce Rossa”, ma un merito glielo voglio riconoscere. Vale a dire il progetto,seppur realizzato parzialmente, di accoglienza dei padri separati. Si tratta di un fenomeno sociale, forse non esteso, ma davvero doloroso. L’iniziativa è una misura di civiltà a cui dò merito”.

E' nota la sua ammirazione per Ernesto Nathan, cosa attingerebbe da quel passato e riporterebbe ad oggi per il bene della Capitale?
“Nathan aveva un ingegnere molto bravo Montemartini che fece una riforma all’epoca considerata scandalosa, cioè pubblicizzò i servizi che un tempo erano privati: quello dell’energia, trasporti. Noi invece siamo in una situazione dove c’è una tendenza opposta e cioè di privatizzazione. Ecco da quell’esperienza prenderei questo indirizzo generale di pubblicizzazione dei servizi per i cittadini”.

Per la prima volta si vota con la doppia preferenza, che ruolo avranno eventualmente le donne della sua squadra?
“La nostra lista è al 60% composta di donne. Spero tanto che ci siano molte donne elette perchè sono convinto che il contributo delle politiche di genere sia essenziale per questa città”.

Perchè i romani dovrebbero votare lei?
“Sarei un buon sindaco. Penso che la mia esperienza, ormai lunga, possa essere un contributo importante per la città e poi noi siamo portatori di una radicalità di obiettivi e impegni. Questa città è messa tra le macerie e noi potremmo farla uscire da questa situazione e ridarle un sorriso”.

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