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mercoledì 3 aprile 2013

Roma, "Action" si spacca su Marino

Andrea Alzetta aveva firmato l'appello per Medici ma ora scopre la 'novità' Marino. Con lui anche un po' del Social Pride.

Prima firma l'appello per la corsa di Sandro Medici al Campidoglio, si fa vedere in giro con il collare arancione, il colore scelto dal minisindaco di Cinecittà per le comunali. Poi riannusa lo zeitgeist capitolino e scopre che l'«elemento di novità» è Ignazio Marino. Si parla qui di Andrea Alzetta, per tutti Tarzan, eletto nel 2008 con la Sinistra Arcobaleno per l'Aula Giulio Cesare, nel frattempo divenuto capogruppo di Roma in Action separando la propria strada da quella di Gemma Azuni, l'altra eletta dell'Arcobaleno passata in Sel. «Come Action ed altre realtà sociali (dal Cnca ad Antropos) che lavorano sul contrasto alle tossicodipendenze, sui minori a rischio, soggetti fragili e rom, abbiamo incontrato il candidato sindaco alle primarie Ignazio Marino ed abbiamo sottoscritto la carta di intenti "Roma bene comune" - fa sapere un comunicato di Andrea Alzetta - sosteniamo con convinzione la candidatura di Marino affinché Roma possa cambiare davvero, in tal senso abbiamo sostenuto la necessità programmatica di una svolta che capovolga le priorità dell'agenda politica cittadina che al posto del patto di stabilità del fiscal compact e della spending review metta al centro una nuova idea di welfare e la democrazia dei beni comuni. in poche parole una nuova idea di modello di sviluppo per Roma.

Nell'incontro abbiamo sottolineato la necessità di intraprendere in percorso che porti alla costruzione di un campo unico della sinistra che metta sullo stesso piano partirti movimenti e realtà sociali; ed impegni i primi ad aprire le porte ad una partecipazione deliberante e non solo consultiva, le ultime ad assumersi direttamente anche responsabilità di governo, per rompere quel muro che si è costruito tra partiti e società civile e che veda un rinnovamento reale che si incarni anche nelle persone fisiche che gestiscono la macchina pubblica».

Le "realtà sociali" sembrano sicure che «Ignazio Marino può garantire che uno spazio politico in questo senso si apra davvero» e fra un paio di settimane, il 16 aprile, un'assemblea al centro congressi di via dei Frentani sancirà l'alleanza.

L'endorsement di Alzetta per il noto chirurgo era nell'aria da alcuni giorni e la location, un centro congressi anziché un luogo più connotato (ad esempio il cinema Palazzo), potrebbe alludere invece ad una tensione, forse una spaccatura, nel mondo delle realtà sociali, particolarmente dentro Action - che covava da tempo. Da un lato i "concertativi" - in cerca dello "spazio unico della sinistra" - dall'altro gli "antagonisti" che quello spazio lo vorrebbero costruire fuori dalle angustie del recinto delle primarie. Ad esempio con Sandro Medici, dentro la coalizione della Repubblica Romana, magari per abbatere l'austerità anziché accettarne le compatibilità.

Alzetta, su fb, ha già detto, alcuni giorni fa, dell'intenzione di candidarsi «anche se non ho ancora deciso con chi», e - annuendo con favore a una dichiarazione di Marino sulla legalizzazione elle droghe leggere - aveva detto che è «davvero una questione che debba entrare con forza nel programma della sinistra, bravo Marino, occorre cambiare davvero».

Resta in sospeso la questione delle liste. Sarà Sel ad accogliere Alzetta oppure prenderà corpo una lista di "scontenti" di Sel, Pd e quella che fu Rivoluzione civile (anche Ingroia, divorziando da Ilaria Cucchi, ha espresso entusiasmo per la candidatura Marino)?

Nel week end pasquale un sito vicino a Sel, Paese Sera, ha pubblicato un appello per gli Stati generali della sinistra - pezzi dell'Arci, del Cnca, del Cemea del Mezzogiorno e altre sigle e singoli del Roma social pride - che di fronte alla «persistente difficoltà della sinistra ad intercettare la sofferenza dei ceti popolari che da anni vengono sistematicamente colpiti dalla perdita di posti di lavoro, dalla precarietà dilagante, dalla riforma delle pensioni e dai tagli al Welfare», di fronte al «balletto che si sta consumando attorno alle primarie», chiedeva che, «alla rincorsa alle candidature dovrebbe sostituirsi la fatica di una ritessitura collettiva degli strappi con interi strati di società romana». «Non vogliamo delegare la campagna elettorale né vogliamo consegnare il futuro della città ai partiti ed ai comitati elettorali dei candidati. Non regaleremo la città a forze politiche che non riconoscono la funzione vitale della società civile organizzata». Tradotto in soldoni, l'idea è che esistano due anime del Pd, «una in continuità» con chi ha cementifcato Roma e governato i tagli, l'altra in discontinuità con quelle politiche. Di stati generali, probabilmente, non se ne parlerà - i tempi sono strettissimi - ma il tentativo di Alzetta e pezzi di Social pride è quello di non restare in finestra, di posizionarsi dentro questa fase problematica, anche nel futuro governo della città partendo da un ragionamento sui beni comuni. Funzionerà questo schema "di lotta e di governo"? Oppure sfumerà già al ballottaggio quando il vincitore delle primarie cercherà l'accordo con Marchini, espressione del generone romano palazzinaro?

Nei prossimi giorni una mappatura delle realtà sociali renderà visibili le linee di demarcazione di fronte al posizionamento di Tarzan in favore di Ignazio Marino, anima liberal del Pd, uomo di Bettini, in questa fase, e del patto Bersani-Vendola in seguito al quale Luigi Nieri ha rinunciato alle primarie proprio per non intralciare il noto chirurgo.

Per ora si può ipotizzare che lo schiaffo di Zingaretti alle "realtà sociali" - la nomina di una "sbirra" all'assessorato al Welfare in Regione - brucia ancora ma non sembra generare ripensamenti tra chi in quel mondo crede al "governo amico". Un'aspirazione alla concertazione ma fuori tempo massimo visto che il "pilota automatico" del fiscal compact e del patto di stabilità opera non solo a Palazzo Chigi ma anche alla Pisana e al Campidoglio. E, a premere il pulsante di quel pilota automatico è soprattutto il Pd. 

Checchino Antonini

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