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mercoledì 3 aprile 2013

Marino volta le spalle alla famiglia Cucchi?

Perché il senatore Pd non vuole raccontare al processo le conclusione della "sua" commissione parlamentare d'inchiesta?

<< La Corte informa che è pervenuta una missiva da parte del professor Marino con la quale fa presente in sintesi di non aver mai ricevuto atti di nomina a consulente della parte civile né di avere non avere mai conseguentemente accettato né intende accettare un eventuale nomina a consulente >>.

Era il 13 marzo, sei giorni fa, quando Evelina Canale, presidente della III Corte d'Appello di Roma apre con queste parole (http://www.radioradicale.it/scheda/374923/processo-per-la-morte-di-stefano-cucchi) l'ennesima udienza del processo Cucchi.

Eppure Ignazio Marino, luminare della chirurgia dei trapianti negli States, tornato in Italia per entrare in politica, dopo la morte del geometra romano era stato il promotore e presidente della commissione del Senato sull'efficienza del servizio sanitario nazionale che s'era occupata a lungo del caso Cucchi. A distanza di così pochi anni sembrano due persone totalmente diverse: da un lato il paladino dei diritti dei pazienti, anche di quelli detenuti, ora un politico consumato e "prudente", quasi cerchiobottista. Forse abbiamo a che fare con un piccolo giallo. C'entra qualcosa il diniego del senatore del Pd con l'atteggiamento sempre meno solidale dei due pm, Barba e Loy, con la famiglia? Oppure c'entra anche la corsa alle primarie da sindaco di Roma che il primario-senatore si accinge a incominciare?

I legali della famiglia del trentunenne ucciso a ottobre del 2009 (dal trattamento combinato da parte della legge sulle droghe, delle procedure sbrigative di carcere e giustizia, non ché dalle attenzioni delle forze dell'ordine e dalle disattenzioni della sanità penitenziaria) trasalirono a sentire la Canale: «E' un accadimento piuttosto spiacevole», ha ribattuto nell'aula bunker di Rebibbia Alessandro Gamberini, «noi la disponibilità l'avevamo ottenuta, ci risulta ci sia stato un intervento dei pm sull'opportunità di questa nomina». A questo punto, l'altro legale dei Cucchi ha chiesto «che venga ammessa la produzione dei verbali della commissione, lo avevamo citato su quel contenuto, sono verbali che fanno riferimento a principi di good practice di medicina su pazienti che rifiutano le cure e il cibo in condizioni di isolamento. Si tratta di verbali particolarmente interessanti». Popoff ne ha già parlato (http://popoff.globalist.it/Detail_News_Display?ID=55468&typeb=0&Cucchi-quello-che-Marino-non-ha-potuto-dire): si tratta di verbali che rivelanco come, nel caso di un detenuto-degente marocchino nelle stesse condizioni di Stefano, pochi giorni dopo la morte di Cucchi, quei principi vennero adottati a differenza del caso di cui discute il processo. Verbali che mettono in relazione diretta il pestaggio subìto dal detenuto con il trattamento (non) ricevuto nella struttura sanitaria ed entrambi col decesso.

Stizzita la reazione della pm Francesca Loy che minaccia i legali di parte civile di denuncia per diffamazione.

In realtà il 4 marzo Gamberini e Anselmo hanno spedito l'atto di citazione a Marino il quale, l'11 marzo, a poche ore dall'udienza, ha spedito loro - su carta intestata della Commissione parlamentare - poche righe sulla rinuncia all'incarico «in esito a una approfondita riflessione di carattere giuridico e istituzionale». Ben tre giorni prima, però, Marino aveva scritto alla Canale, e per conoscenza ai pm e al loro capo, il pg Pignatone - confidandole di volersi tirare indietro dalla richiesta della famiglia Cucchi in nome dello «spirito di leale collaborazione tra Poteri dello Stato». I dubbi del senatore si appuntano sulla supposta inutilizzabilità degli atti di una commissione parlamentare in un processo penale e sulla leggittimità della presenza in tribunale di un commissario in qualità di consulente di parte. A smentire Marino l'articolo 111 della Costituzione che stabilisce la pari dignità delle parti in un procedimento penale e il precedente dell'aprile 2011 in cui lo stesso presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sull'efficacia ed efficienza del servizio sanitario nazionale, è chiamato dall'accusa a rispondere a Pescara nell'ambito del processo Del Turco (http://ilcentro.gelocal.it/regione/2011/04/13/news/processo-del-turco-prodi-testimone-1.4829490). Perché ha scritto a tutti eccetto alla famiglia Cucchi che avrebbe avuto il tempo di nominare qualcun altro?

Perché, secondo il senatore, sarebbe venuta meno la sua lealtà istituzionale se avesser riferito in tribunale dei lavori della commissione? Oppure sarebbe stato "sleale" smentire la linea dei pm che sembrano minimizzare la ruvidezza del trattamento che Cucchi ebbe dalle guardie carcerarie con cui entrò in contatto nei sotterranei del tribunale di Roma? Oppure davvero ci sono state pressioni sull'irriconoscibile presidente della Commissione?

Ilaria Cucchi si trincera dietro a un no comment ma forse solo per adesso perché il processo riprenderà presto e anche questa vicenda nella vicenda potrebbe avere nuovi clamorosi sviluppi.

Popoff sarà lieto di pubblicare l'eventuale risposta alle domande poste da questo articolo al senatore Marino.

Checchino Antonini

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