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martedì 30 aprile 2013

la Repubblica Romana di Sandro Medici, un'altra idea di politica

Riflessioni a margine di una bella serata di discussione nella Palestra Popolare di Lecce in zona 167b. Vivo nel capoluogo salentino da più di dieci anni e mi sono sempre rammaricato della scarsa partecipazione politica che caratterizza questa città, per altri aspetti straordinaria. Ma evidentemente non ero andato nei posti giusti.

L’occasione è la presentazione del libro “Mal di lavoro”, edizioni Sensibili alle foglie, curato da Renato Curcio, personaggio di cui i media ricordano la militanza nelle Brigate Rosse e i tanti anni passati in carcere (fa notizia, e scandalo, solo quando partecipa al funerale dell’ex commilitone Prospero Gallinari), mentre ignorano lo straordinario lavoro di ricerca sociale che, da quando è tornato libero, conduce con il metodo della con ricerca, coordinando cioè gruppi autogestiti di persone che raccontano le proprie esperienze – non solo lavorative – per ricostruire relazioni umane nel contesto alienante di una società capitalista mortifera.

La palestra è un’oasi di calore umano in mezzo a una selva di anonimi casermoni di periferia, e Curcio racconta cosa ha imparato e scoperto a una platea curiosa e attentissima di quasi cento persone, in gran parte giovani sotto i trent’anni. Qui non ne avevo mai visti tanti alla volta. O meglio, non li avevo mai visti a un dibattito pubblico “istituzionale”. Riconosco le facce di alcuni miei ex studenti, mescolati a tanti giovani proletari e qualche vecchio militante di sinistra. E non appena Curcio tace e io finisco di commentare quanto ha detto, parte una fitta conversazione sul lavoro che non c’è e, se c’è, è un lavoro di merda e sottopagato, sulle ragioni per cui dobbiamo scontare debiti che altri hanno contratto a nome nostro, sulle umiliazioni e i ricatti che tocca subire quotidianamente per sbarcare il lunario, sulla fatica di studiare sapendo in anticipo che non servirà a farti vivere meglio, sulla radicale sfiducia nei confronti di istituzioni e forze politiche che poco o nulla fanno per cambiare le cose.

E la discussione continua fuori, per strada, dove chiedo ai ragazzi cosa pensano delle ultime elezioni (a Lecce disastrose per la sinistra) e per chi abbiano votato, ottenendo da tutti la stessa risposta: non hanno votato, né interessa loro discutere di progetti di ricostruzione di un soggetto di sinistra sulle macerie di Pd, Sel e quanto resta della sinistra antagonista: tanto, dicono, nemmeno questo servirà a cambiare qualcosa, per cui preferiscono organizzare se stessi per migliorare, nei limiti del possibile, le loro vite e la vita del quartiere. Continuo a pensare che ridurre il proprio orizzonte di lotta, confinando la testimonianza della convinzione che un altro mondo è possibile nel cortile di casa, sia un errore. Ma a questi ragazzi non basta dirlo, bisognerebbe poterlo dimostrare concretamente.

Come? Cominciando a estendere l’orizzonte almeno a livello cittadino, costruendo per esempio, dal basso e assieme a loro, a una lista civica che si presenti alle prossime elezioni comunali con un programma del genere: requisizione degli stabili sfitti, trasporti pubblici gratuiti e blocco del traffico nel centro storico, lotta alla speculazione edilizia, diritti per il lavoro e lotta alla precarietà, tutela dei beni comuni, riciclaggio dei rifiuti, credito alternativo, sostegno all’istruzione pubblica, turismo ecologico che non stressi gli spazi urbani, bilancio partecipato. Mi accorgo di avere elencato, con qualche variante, i dieci punti programmatici che la lista Repubblica Romana per Sandro Medici Sindaco propone nella campagna elettorale per le imminenti elezioni municipali della capitale (naturalmente non è un caso, visto che sono uno dei firmatari dell’appello a sostegno della lista).

Sul sito della lista, alla voce chi siamo, trovo la frase “siamo quelli che nei partiti non ci credono più”, assieme all’orgogliosa rivendicazione di un progetto di autogoverno che vuole essere espressione di tutte le esperienze di impegno sociale e cittadinanza attiva, proprio come quella dei miei giovani amici leccesi. Personalmente confesso che continuo a essere convinto che, senza passare attraverso la ricostruzione di un partito di classe, non sarà possibile condurre una coerente lotta anticapitalista, però sono anche consapevole che, senza passare attraverso simili momenti di aggregazione dal basso che si presentano, prima ancora che come progetti politici, come progetti di ricostruzione di un tessuto sociale lacerato, non sarà nemmeno possibile tornare a ragionare di quale forma potrebbe assumere un rinnovato partito di classe. Quindi lunga vita a Repubblica Romana, e speriamo che in futuro possa nascere una Repubblica Leccese.

Carlo Formenti

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