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BOTTONI [1]

mercoledì 3 aprile 2013

ancora una aggressione omofoba

La storia di cronaca omofoba ha origine a San Donà di Piave, in un parcheggio, come raccontato e rivelato attraverso uno sportello Lgbt del Veneto orientale. I due si stavano semplicemente scambiando un bacio quando ha avuto inizio l’aggressione lo scorso 21 marzo 2013. Ecco come ha raccontato tutto in forma anonima:

Mentre ci stavamo baciando abbiamo sentito un sasso di piccole dimensioni arrivarci in testa. Poi si sono avvicinati questi due ragazzi, dal volto mezzo travisato, italiani, non era molto ben chiaro, e ci hanno sferrato due pugni e un calcio.

Il resoconto della violenza subita è stata rivelata solo senza rivelare la propria identità. E non ci sarà alcuna conseguenza per coloro che hanno assalito questa coppia di omosessuale propriro perché non verrà presentata formalmente alcuna denuncia. Il motivo è la sorta di rassegnazione e di dolore provato da uno dei due diretti interessati:

Abbiamo deciso di non denunciare. Viviamo nel terrore, nella paura. I miei genitori pensano che io sia malato, mi mandano dallo psicologo. Dicono sempre che “una buona cura mi farà diventare normale”. Cosa dobbiamo fare?.

Il suo sogno più grande è quello di andarsene, di abbandonare questo paese e lasciarsi alle spalle una famiglia che non lo sostiene. Il futuro appare lontano, all’estero, ma le possibilità economiche e la mancanza di un lavoro lo impediscono al 23enne che tristemente confessa:

Non è facile vivere in questa società. La cosa peggiore è avere papà e mamma che ti credono malato. Io non sono malato, se trovassi un occupazione me ne andrei subito. È che purtroppo non c’è lavoro, e così devo passare le giornate a casa. Vorrei vivere la mia vita con il mio ragazzo. Essere sereno e poter camminare mano nella mano con lui senza la paura di essere preso a calci e pugni.

E purtroppo questa storia non è uno scherzo del primo aprile ma una amara realtà.

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