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mercoledì 27 marzo 2013

" al Quirinale voglio ... "

È il titolo dell’hashtag che ieri ha avuto una certa fortuna su Twitter. Gli/le utenti del social network hanno scritto a chiare lettere, e in meno dei centoquaranta caratteri istituzionali, la loro preferenza inequivocabile per Emma Bonino, l’esponente radicale apprezzata per le sue battaglie e per la sua storia, politica, personale e umana.

In questi giorni convulsi, in cui non si vede uno spiraglio certo per la sorte del governo Bersani, destinato a navigare a vista nei tempestosi mari del Senato, la più alta carica dello Stato fa gola a molti, a cominciare da quel Berlusconi che già grida al golpe, perché secondo la sua lettura della Costituzione non sarebbe possibile una tripletta tutta a “sinistra”, insieme alla presidenza delle due camere già assegnate a Grasso e Boldrini. Ignora, re Silvio, che ci sono diversi precedenti che assegnano alla maggioranza di governo non solo Montecitorio e Palazzo Madama, ma anche il Quirinale. Sarebbe il caso che qualcuno glielo ricordasse. Anche perché sarebbe gioco facile, per il PdL, sostenere adesso il Pd, ottenere la presidenza della Repubblica, ribaltare il tavolo, tornare a votare e fare l’en plain, tra esecutivo e altri palazzi, una volta tornati al governo. Per non parlare del fatto che un presidente in quota PdL farebbe passare qualsivoglia “porcata” di un futuro governo berlusconiano. E, in caso di governo Bersani, rallentare la sua azione con continui rimandi alle camere.

Emma Bonino su quello scranno sarebbe, inoltre, una formidabile via d’uscita per una serie di ragioni: non è riconducibile al Partito Democratico, con il quale i Radicali non hanno un rapporto splendido; è già stata scelta, in passato, proprio dal governo Berlusconi come commissario europeo; è ideologicamente di sinistra per le battaglie sui diritti civili e di destra per i temi economici. Disinnescherebbe, quindi, la minaccia berlusconiana. E sarebbe un’ottima garante delle libertà costituzionali. Va da sé, dunque, che il Pd non la proporrà mai.

E c’è un ultimo aspetto, non secondario, secondo me: siamo stati abituati, nel corso degli ultimi anni, a un potere maschile che ha prezzolato e svenduto, svalutandolo, il corpo femminile. Il bunga bunga grida ancora vendetta… A tutto questo si potrebbe opporre (e proporre) una persona – e una donna – di valore. Avremmo tutti e tutte da guadagnarci.

Dario Accolla

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