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martedì 15 gennaio 2013

"riprendiamoci la città, Roma non è in vendita"



In questo inverno di crisi, anche a Roma le misure di “austerity” si fanno sentire: tagli ai servizi (scuole, sanità, trasporti), lavoro sempre più precario, licenziamenti, repressione, sfratti e pignoramenti. Dopo le mobilitazioni degli studenti, le iniziative dei lavoratori e degli utenti degli ospedali, un'altra risposta a tutto questo è arrivata dal basso il 6 dicembre scorso: 8 occupazioni su tutto il territorio cittadino hanno ridato casa a più di 2000 persone.

Fra qualche mese, forse, la vergognosa giunta Alemanno sarà solo un brutto ricordo, come quelle che l’hanno preceduta. Purtroppo però sta cercando di lasciarci un'eredità di trasformazioni urbanistiche, devastanti per la città e per chi la abita, che resteranno per sempre. Le decine di delibere che stanno transitando in consiglio comunale possono produrre un impressionante consumo di suolo ed un vorticoso giro di denaro, che arricchirà i soliti speculatori lasciando ai cittadini i debiti.

La necessità di far cassa, e la speranza di ricomprarsi in zona Cesarini l'appoggio dei palazzinari, sta spingendo l'amministrazione Alemanno verso un aumento significativo delle cubature già previste dal piano regolatore di Veltroni. Compensanzioni, varianti, deroghe, cambi di destinazione d'uso e molto altro, modificheranno sensibilmente l'orizzonte capitolino, la sua mobilità, la qualità della vita. L'aumento dell'uso del mattone peggiorerà la precarietà delle nostre vite, attaccate frontalmente nei posti di lavoro, nelle scuole ed università e nei territori. Proprio la precarietà sarà l'unico denominatore comune di tutti i soggetti sociali.
Non c'è nessuno sviluppo immaginabile per una città che si immola sull'altare della rendita e della speculazione immobiliare. Che usa beni comuni, patrimonio e suolo pubblico solo come scambio monetario, a tutto beneficio delle speculazioni.

Una città così è destinata alla devastazione senza criterio e senza alcun beneficio per chi ci vive, ci lavora, ci studia, ci passeggia. Laddove si è cementificato, in Italia, non vi è stato alcun miglioramento delle condizioni di vita di chi lavora né di chi non lavora, né in termini di reddito, né in termini di diritti, né tantomeno di dignità. Al contrario ci sono stati solo speculazione selvaggia, profitto e consumo di suolo. Come se non bastasse, il processo di privatizzazione e di svendita che investe tanto i servizi essenziali (Acea, Atac, sanità) quanto gli stessi beni comuni (saperi, acqua e suolo) subisce una forte accelerazione.

In un quadro come questo, si capisce che la qualità della vita nelle nostre periferie assomiglierà sempre più a quella delle grandi baraccopoli del terzo mondo.

Come al solito Alemanno non ha alcuna intenzione di ascoltare le numerose voci contrarie che si stanno levando. 

Gli strumenti partecipativi di cui dispongono gli abitanti che vivono a Roma sono insufficienti e inadeguati per poter modificare i piani dell'amministrazione, troppo condizionati dalla necessità di incamerare denaro fresco. Quindi si deve far prevalere la messa a valore dei suoli, vera stella polare del sindaco e dei suoi assessori.

Per impedire che l'intera città venga piegata agli interessi della rendita e che anche i luoghi della produzione culturale indipendente come i centri sociali vengano ingabbiati dentro meccanismi di controllo che ne cambierebbero la funzione. Per non assistere ancora alla vendita di beni pubblici e alla chiusura di strutture sanitarie importanti, le quali non sono soltanto posti di lavoro, ma servizi essenziali per la cittadinanza, che verrebbero sacrificati in nome di inutili speculazioni. Per non subire la precarietà come unica forma del lavoro e il ricatto che solo il mattone ci farà uscire dalla crisi. Per avviare un processo di riuso e riappropriazione della città. Dentro un modello di sviluppo che non accetta di scegliere tra la vita ed il lavoro che uccide e che sappia concepire un abitare degno, che sappia ripartire da ciò che è costruito e che rimane invenduto e inutilizzato: 190mila alloggi solo a Roma.

Per il diritto al reddito, alla casa, alla salute, allo studio, alla cultura, dentro una città libera e sicura nei diritti di cittadinanza. Dove la sovranità sulle scelte da fare torni alle e agli abitanti, sottraendola alle logiche di profitto del capitale privato, al malaffare e alla corruzione.


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