BOTTONI [1]

giovedì 31 gennaio 2013

l'amore ipocrita che nega le unioni gay

"Meglio un matrimonio gay che un matrimonio triste". È questo lo slogan con cui domenica scorsa hanno manifestato a Parigi quasi 400.000 persone. Giocando sul modo in cui, in francese, si pronuncia il termine "gay" ("gai" che significa "allegro"). Nonostante la straordinaria mobilitazione del fronte del no di due settimane fa, la legge sul "matrimonio per tutti" che arriva oggi in Parlamento la vogliono in molti (più del 63% dei francesi). Non solo i militanti o i simpatizzanti del collettivo LGBT (Lesbiche, Gay, Bi e Trans), ma anche numerosi eterosessuali che non riescono proprio a capire come mai, nel paese della libertà, dell'uguaglianza e della fraternità, ci debbano ancora essere persone "meno uguali" delle altre. Tanto più che i dibattiti degli ultimi mesi hanno permesso di riaprire il capitolo consacrato alla famiglia e di discutere seriamente sul senso del matrimonio, della filiazione e dell'amore.

Perché sposarsi? Perché diventare genitori? Esiste veramente un "diritto ad avere un figlio"? In fondo sono queste le questioni cui, una volta per tutte, si dovrebbe cercare di dare una risposta. Non tanto perché tra breve ci saranno famiglie omosessuali che avranno anche loro il diritto di adottare. Quanto perché, fino ad oggi, non ci si è mai veramente interrogati né sul peso che possono (o meno) avere i legami genetici tra genitori e figli né sull'importanza per i bambini di avere (o meno) accesso alle proprie origini biologiche. Chi si oppone al matrimonio gay e all'adozione da parte delle coppie omosessuali invoca il diritto dei figli ad avere un padre ed una madre, facendo finta di non sapere che già oggi, almeno in Francia, tanti bimbi sono adottati da single. Parla della necessità di non mentire ai figli, senza preoccuparsi del fatto che a molti bambini nati per IAD (inseminazione con dono) i genitori non hanno mai parlato del dono senza il quale non sarebbero nati.

Quanto all'amore, nessuno pretende che sia una giustificazione delle nozze. L'amore, a differenza del matrimonio che è un'istituzione, non si decreta né si controlla. Ecco perché tante persone che si amano non si sposano e tante che si sposano non si amano. Perché negare allora l'accesso al matrimonio a chi, omosessuale o eterosessuale, decide di condividere tutta una serie di diritti e di doveri che, con l'amore, non c'entrano (quasi) niente?

Michele Marzano

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