BOTTONI [1]

domenica 27 gennaio 2013

Joseph Schmidt, una voce dal campo di concentramento

In occasione della Giornata della Memoria, il ricordo di un affermato tenore ebreo che morì internato in un lager nazista.

Joseph Schmidt è stato un tenore fra i più grandi della storia del canto lirico. Nato al confine fra Romania e Ucraina in una famiglia di ebrei ortodossi di lingua tedesca, Schmidt venne educato al canto in sinagoga. Dotato di voce morbida e squillante al tempo stesso, a vent'anni si recò a Berlino per perfezionare i suoi studi e nel giro di poco era già una celebrità. In cinque anni cantò in ben 38 trasmissioni radiofoniche, dette concerti in tutto il mondo e incise dischi, uno dei quali in compagnia di altri quattro tenori tedeschi di gran notorietà - nomi del calibro di Peter Anders e Fritz Wunderlich.



Alto appena un metro e mezzo e reputato perciò poco adatto a ricoprire ruoli d'opera, Schmidt non cantò in palcoscenico che la Bohème: e tuttavia, grazie ad una statura musicale che non corrispondeva a quella fisica, l'opera fu un tale successo che in tournée vide 24 recite nell'arco di un solo anno.

L'epilogo dell'arte di Joseph Schmidt fu tragico. In quanto ebreo, dovette fuggire dalla Germania nel 1933. Si stabilì dapprima nella Francia non occupata e infine in Svizzera, a Zurigo. Lì fu riconosciuto come clandestino e rinchiuso nel campo d'internamento di Girenbad, che vide tra i suoi "ospiti" anche lo scrittore e psicologo Manès Sperber. Nel lager, dove fu confinato in virtù di una legge svizzera appena promulgata che impediva di riconoscere gli ebrei come rifugiati politici, Schmidt trovò la morte per attacco cardiaco, ancora giovane, nel 1942. Era nato nel 1904. La sua storia e la sua voce, testimoniata da numerose incisioni, sopravvivono alla barbarie dell'annientamento e giungono fino a noi in un canto che è memoria e speranza al tempo stesso. 

Belinda Malaspina 

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