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giovedì 10 gennaio 2013

il PD candida tre gay. e molti supercattolici.



«Se non capisco male @pdnetwork avrà solo 3 gay candidati (io non sono tra quelli) in tutta Italia. Ma 3 supercattolici nel solo in Piemonte.» Dove quanto scritto dopo la chiocciolina sta per Partito Democratico, la formazione di Bersani, ultimo trionfatore alle recenti primarie, poi evolute in parlamentarie che avrebbero lasciato decidere al popolo del centro-sinistra di scegliere i loro candidati.

A scrivere questo stato su Twitter è Daniele Viotti, militante di partito e della comunità LGBT italiana. Viotti non ha raccolto le firme necessarie per poter partecipare alle primarie di dicembre e aveva lanciato una campagna per poter comunque essere candidato. Analogamente a quanto fatto da Paola Concia, sempre in quota rainbow dentro la cosiddetta coalizione progressista.

Viotti non lamenta solo la sua esclusione dalle liste per la Camera dei Deputati, ma pone l’accento su un fatto ancor più grave: ovvero, la sovrabbondanza di esponenti del mondo cattolico. A ben vedere, solo tre in Piemonte. E, ed è da temerlo, molti altri verranno scelti in diverse regioni italiane.

Sono tra quelle persone che sostengono la non necessità di una presenza confessionale in parlamento. Mi spiego meglio: non voglio dire che gli appartenenti a una fede, qualunque essa sia, non debbano essere votati ed eletti o addirittura esclusi. Semmai, dovrebbero essere scelti per le loro capacità politiche e non per un’adesione religiosa.

In Italia quella che dovrebbe essere una tara, ovvero il confessionalismo, viene invece visto dai nostri rappresentanti nei partiti come certificato di qualità e garanzia per determinare una candidatura. E il problema non finisce qui.

Nel nostro paese non abbiamo leggi di progresso civile – e alludo al miglioramento e alla modernizzazione delle pratiche abortive, alle adeguate terapie del dolore e sul fine vita, eutanasia inclusa, al divorzio breve, per tacere dei diritti civili, come il matrimonio egualitario, l’omogenitorialità  e una legislazione rinnovata per persone trans, coppie di fatto fino a politiche culturali per la prevenzione dell’omotrans-fobia – e questi provvedimenti sono di fatto vietati dalla presenza di parlamentari che accompagnano tale titolo dall’aggettivo “cattolico”.

Emerge il dato, assolutamente angosciante, che nella prossima legislatura avremo una discreta componente di tipo religioso – e in questo caso, non stiamo parlando di una fede qualsiasi – a fronte di una pattuglia assolutamente simbolica di rappresentanti della gay community.

Il prossimo parlamento dovrebbe decidere, almeno a sentire Bersani e lo stesso leader di SEL, Vendola, sul destino di migliaia di coppie non sposate. La cosa non desta infinite preoccupazioni per le sorti di una legge che dovrebbe essere confacente al desiderio di giustizia delle persone che la richiedono. Essa, invece, sarà sottoposta al vaglio di chi non vuole che si muoia con dignità, che si decida del proprio corpo, di chi pensa che amarsi tra persone dello stesso sesso sia una patologia e il loro legittimo desiderio di crescere la prole sia un atto di egoismo e una fucina per futuri disadattati.

A ben vedere Rosy Bindi pensa proprio questo. Bersani non vuole lasciarla sola, con tutta evidenza, nella sua lotta contro il futuro.

Dario Accolla

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