BOTTONI [1]

martedì 8 gennaio 2013

i particolari che fanno la differenza

Spesso sono i particolari, a fare la differenza.

Prendete il papa, per esempio: leggere che Benedetto XVI considera l’aborto “gravemente contrario alla legge morale“, ne converrete con me, non desta alcuna meraviglia; però dover prendere atto che secondo il pontefice l’aborto stesso può essere “voluto come un fine o come un mezzo” è un particolare che a volercisi soffermare fa saltare sulla sedia.

Fateci caso: quel particolare è messo là come se niente fosse, come un inciso qualunque:

L’aborto diretto, cioè voluto come un fine o come un mezzo, è gravemente contrario alla legge morale.

Ora, mentre è piuttosto chiaro cosa debba intendersi quando si parla di aborto perseguito come un mezzo, viene da domandarsi in quali casi l’interruzione della gravidanza possa diventare un fine in sé e per sé.

Rifletteteci un attimo. Se ammettiamo per amor di discussione che il fine possa essere l’aborto dobbiamo prenderci la responsabilità di esplicitare il mezzo attraverso cui quel fine viene realizzato: ed attenendosi alla logica quel mezzo non può che essere la gravidanza.

Dal che dovrebbe desumersi che secondo il papa alcune donne restano incinte allo scopo di poter abortire.

Spesso sono i particolari, come dicevo, a fare la differenza.

E la differenza, in questo caso, consiste nel suggerire un’idea delle donne che definire aberrante sarebbe un eufemismo: a meno che, naturalmente, non si tratti di parole buttate là alla rinfusa.

Circostanza che in un discorso del papa mi pare tanto improbabile da poter essere tranquillamente esclusa.

Alessandro Capriccioli

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