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domenica 27 gennaio 2013

i due Cavalieri neri

Il Cavaliere Silvio Berlusconi sostiene che il Cavaliere Benito Mussolini, leggi razziali a parte, fece bene. Berlusconi va quindi a ingrossare quella purtroppo sempre più numerosa schiera di italiani che è convinta che esistano due Mussolini. Quello buono, che bonificò le paludi dell'Agro Pontino, che fece diventare puntuali le ferrovie, che regalava agli italiani sabati fascisti con sfilate e giochi, e quello cattivo, ma non per colpa sua, ma piuttosto perché consigliato male, costretto ad allearsi con la Germania nazista di Adolf Hitler ed entrare in guerra.
 
Insomma, Silvio Berlusconi dimentica che la dittatura di Mussolini, incominciò ben prima dell'alleanza con il tedesco. Infatti, erano stati già cancellati molti diritti. Venivano assaltate le sedi dei sindacati, dei partiti democratici, venivano picchiati e arrestati oppositori del regime: se ti andava bene venivi spedito al confino, altrimenti finivi come il deputato socialista Giacomo Matteotti ucciso. Non è una questione di opinioni storiche: è la realtà dei fatti. Per farsi un'opinione di chi era Mussolini basta leggere il suo primo discorso, che riporto in alcune sue parti, alla Camera dei deputati il giorno del suo insediamento, detto anche il discorso del bivacco. Era l'indomani della Marcia su Roma. Era il 16 novembre 1922. Hitler era ancora molto lontano.

"Mi onoro di annunziare alla camera che Sua Maestà il Re, con decreto 31 scorso ottobre, ha accettato le dimissioni rassegnate dall'onorevole avvocato Luigi Facta, deputato al Parlamento, dalla carica di presidente del Consiglio dei ministri e quelle dei suoi colleghi ministri segretari di Stato, nonchè quelle dei sottosegretari di Stato, e mi ha dato incarico di comporre il nuovo governo.
Signori !

Quello che io compio oggi, in quest'aula, è un atto di formale deferenza verso di voi e per il quale non vi chiedo nessun attestato di speciale riconoscenza. Da molti, anzi, da troppi anni, le crisi di Governo erano poste e risolte dalla camera attraverso più o meno tortuose manovre ed agguati, tanto che una crisi veniva regolarmente qualificata un assalto ed il Ministero rappresentato da una traballante diligenza postale. 
 
Ora è accaduto per la seconda volta, nel breve volgere di un decennio, che il popolo italiano - nella sua parte migliore - ha scavalcato un Ministero e si è dato un governo al di fuori, al di sopra e contro ogni designazione del Parlamento. Il decennio di cui vi parlo sta fra il maggio del 1915 e l'ottobre del 1922. Lascio ai melanconici zelatori del supercostituzionalismo il compito di dissertare più o meno lamentosamente su ciò. Io affermo che la rivoluzione ha i suoi diritti. 
 
Aggiungo, perchè ognuno lo sappia, che io sono qui per difendere e potenziare al massimo grado la rivoluzione delle camicie nere, inserendola intimamente come forza di sviluppo, di progresso e di equilibrio nella storia Nazionale. Mi sono rifiutato di stravincere, e potevo stravincere. Mi sono imposto dei limiti. Mi sono detto che la migliore saggezza è quella che non vi abbandona dopo la vittoria. Con trecentomila giovani armati di tutto punto, decisi a tutto e quasi misticamente pronti ad un mio ordine, io potevo castigare tutti coloro che hanno diffamato e tentato di infrangere il Fascismo. Potevo fare di quest'aula sorda e grigia un bivacco di manipoli; potevo sprangare il Parlamento e costituire un Governo esclusivamente di fascisti. Potevo: ma non ho, almeno in questo primo tempo voluto".

Andrea Doi

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