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giovedì 10 gennaio 2013

Gianna Nannini : "abolire i privilegi degli eterosessuali"



Si chiama Inno, il nuovo disco di Gianna Nannini, come l’inno italiano che vorrebbe riscrivere. Si tratta di 12 brani composti nei primi due anni di vita della figlia Penelope, e che uscirà il 15 gennaio. A Vanity Fair racconta la nascita dell’album:«È un inno alla rinascita. Non c’è rinascita se non c’è morte. Le prime canzoni le ho scritte appena nata la bambina, in un momento di grandissima felicità. Poi ho perso tre amici carissimi e ho sentito il contrasto forte tra la gioia della nuova vita e il dolore della perdita.

Solo accettando e ricomponendo tutto si rinasce. Il ciclo della vita assomiglia molto a quello dell’amore, anche lì c’è la nascita e la perdita. Gli inni dovrebbero raccontare questo, altro che “Fratelli d’Italia”». Non le piace Mameli? «Un inno è una canzone in cui riconoscersi e quello di Mameli, con tutto il rispetto, non mi piace: parla di un’Italia che non c’è più, è ora di cambiarlo. Fatelo scrivere alle sorelle d’Italia, fatelo scrivere a me.

Perché l’Italia, per uscire dalla regressione culturale e politica in cui è caduta – il dualismo della Seconda Repubblica, quel metterci gli uno contro gli altri che ha solo creato il nemico, l’inciviltà, il razzismo, l’omofobia –, ha bisogno anche di un nuovo inno. Ma perché, invece di candidarsi a riscrivere l’inno, non si candida in politica? «Non sarebbe una cattiva idea. Se lo facessi non sarebbe certo all’interno dello schema tradizionale destra-sinistra che ci ha già dato troppi anni di governi-troiaio».

Mi dica tre cose che farebbe se scendesse davvero in campo. «Primo: disarmo totale. Non credo nel concetto di difesa. Se non c’è arma non c’è offesa e non c’è necessità di difesa: guardi che cosa è successo in quella scuola in America. Allora, tutte le armi al bando. Secondo: detassare la beneficenza. Così sì che si aiuterebbe davvero il volontariato. Terzo: togliere i privilegi agli eterosessuali».

Prego? «Sì: bisogna scardinare il pensiero dominante. L’eterosessuale ha privilegi e diritti che magari non vuole neanche esercitare. Gli altri, che non li hanno, si dannano l’anima per ottenerli. Dando i diritti alle coppie di fatto senza distinzioni, si eliminerebbe la strumentalizzazione elettorale della questione.

Secondo me non bisogna combattere solo per il matrimonio gay ma per la libertà individuale, per fare in modo che una persona non venga più catalogata in categorie “formattate”: etero, gay, trans. Queste definizioni non dovrebbero neppure esistere». Quindi no al matrimonio gay? << Fermo restando che per me ciascuno dovrebbe avere il diritto di fare come crede, dal mio punto di vista, no al matrimonio in generale: è un inganno istituzionale. Evviva l’amore di chiunque con chi vuole».

Ho visto tante donne, come lei, piangere di gioia e di gratitudine per essere riuscite a diventare madri quando pareva a loro >>. In che modo pensa di averle aiutate? << Semplicemente ribellandomi a questo vittimismo femminile secondo cui, dopo i quaranta, il corpo di una donna non è più buono a fare nulla, né il sesso né i figli né la carriera. Non parlo di maternità, parlo di tutto. E non ne faccio solo un discorso di società e modelli culturali, è prima ancora una questione di consapevolezza: le donne devono cominciare a vincere dentro la loro testa.

Il pensiero che una donna è una vittima a me non va giù, a me la parola “femminicidio” non sta bene. Definirli femminicidi non basta a fare leggi migliori. E non servono solo punizioni, serve un’educazione diversa. Per le donne e per gli uomini. Anche i maschi: perché condizionarli ad averlo ritto tutto il giorno? >>.

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