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giovedì 22 novembre 2012

unioni civili a Roma, Municipio XI



Il Municipio XI di Roma ha approvato la delibera 33/11 che istituisce il registro per le unioni civili, senza distinzioni tra coppie etero e gay. La proposta è passata con 12 voti a favore (tra Pd, Sel e Idv), 2 astenuti (Pd e Api) e 7 contrari (Pdl). Entrerà in vigore dall’anno prossimo. L’assessore Andrea Beccari (Sel) parla di “un ulteriore traguardo di civiltà nella tutela dei diritti civili”. L’assessore alle Politiche Culturali, Giovanili e Pari Opportunità del Municipio, Carla Di Veroli, la definisce una iniziativa per “sollecitare una proposta di legge governativa che disciplini, riconoscendo loro pari diritti, tutte le convivenze diverse dalla famiglia tradizionale, riconoscendone ogni forma di relazione, solidarietà e mutua assistenza”. E sulla scia della raccomandazione del Parlamento Europeo del marzo 2000, che chiede agli Stati membri di tutelare i diritti di famiglie monoparentali, coppie non sposate e coppie omosessuali.

Plaudono le associazioni gay. Con una nota congiunta Fabrizio Marrazzo (portavoce del Gay Center) e Roberto Stocco (presidente di Arcigay Roma) ricordano che “centinaia di migliaia di persone” sono “prive di diritti” e che “questo strumento è anche e soprattutto un modo per portare i bisogni e le richieste di chi chiede di poter contare”. E lanciano un appello al governo Monti per l’approvazione di una legge nazionale.

Ma è valanga di critiche, soprattutto da parte cattolica. L’assessore comunale alla Famiglia, Gianluigi De Palo, bolla l’approvazione come “un’uniziativa del tutto priva di utilità sociale e di efficacia giuridica, oltre che un’opportunità di visibilità è uno schiaffo alla Carta Costituzionale”. Il consigliere Pdl di Roma Capitale, Federico Rocca, dice che “in un momento così difficile per l’economia nazionale” gli amministratori “dovrebbero essere richiamati ad un ulteriore senso di responsabilità”. Ma l’approvazione del registro unioni civili sarebbe un provvedimento dal “puro sapore mediatico”, poiché il tema “è molto delicato e non può certamente essere affrontato con forzature e con atti puramente strumentali”. Pure Federico Iadicicco, vice presidente della Commissione Cultura della Provincia, parla di iniziativa “ridicola, priva di qualsiasi fondamento giuridico”, atto di “superficialità”. La famiglia, “con buona pace dei provocatori”, è “fondata sul matrimonio quale unione stabile tra un uomo e una donna”, proclama. Ciò affonda le sue “radici non solo e non tanto nella Costituzione, ma nel cuore della tradizione nazionale e non potrà di certo essere in nessun modo svilita dalle sguaiate grida di giubilo di chi festeggia una cosa che non esiste”. Il registro sarà “eventualmente un quadernone nel quale qualche buontempone e qualche perditempo potrà scrivere il proprio nome”.

Anche il senatore Pd, nonché membro della direzione nazionale dei partito, Lucio D’Ubaldo parla di “atto di pura propaganda”, “sterile sotto il profilo giuridico e sgraziata dal punto di vista politico”. E invoca la presa di distanza del partito. Interviene persino l’Unitalsi (Unione Nazionale Italiana Trasporto Ammalati a Lourdes e Santuari Internazionali), con una nota del presidente romano Alessandro Pinna. In cui sostiene: è un “provvedimento che divide e che è in evidente contrasto con il difficile momento che vive il Paese”. “Al di là di ogni provocazione, l’unico matrimonio da riconoscere” è “quello fra un uomo e una donna”, aggiunge, “elemento base di un patrimonio di valori dai quali chi è credente non può derogare”.

Valentino Salvatore

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