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venerdì 10 agosto 2012

Rosario Crocetta preme sulla sinistra : " basta steccati o perderemo ancora"

«Il Pd mi spieghi perché non vuole ancora sostenere la mia candidatura». Rosario Crocetta è amareggiato, più che arrabbiato. Incassata l’intesa con l’Udc in vista delle elezioni regionali siciliane di ottobre (ancora da scegliere la data tra il 7 e il 28), l’europarlamentare dem («perché io mi onoro di appartenere al Pd») confida a Europa il proprio dispiacere nel vedere il proprio partito ancora temporeggiare, nonostante egli stesso riconosca che «la situazione è in movimento» e per questo si dichiari «fiducioso». Ieri sera ha anche incontrato il segretario regionale Giuseppe Lupo, per provare a sciogliere le ultime riserve in casa dem. Alla chiusura di Europa, però, il vertice era ancora in corso: è possibile che l’accordo sia siglato tra oggi e domani. Il fronte pro-Crocetta interno al partito, intanto, si allarga sempre più: oltre all’area Lumia-Cracolici, i lettiani e Innovazioni, anche Enzo Bianco, dapprima titubante, ha esplicitato ieri la propria disponibilità, auspicando comunque un accordo con tutto il centrosinistra. Nonostante questo, la decisione ufficiale ancora non arriva. Lupo ha incontrato ieri mattina i vertici siciliani dell’Idv, nel tentativo di ricompattare la coalizione.

Ma sia Leoluca Orlando che Sel ormai sembrano andare per la propria strada, forse convergendo sul nome di Claudio Fava. «Mi sarei aspettato più rispetto da lui – confida Crocetta – e anche da Vendola: dopo le europee mi diceva che sarei dovuto entrare in Sel. Evidentemente ora non mi vuole perché sono nel Pd». E alla sinistra manda un messaggio chiaro: «Non possiamo pensare che in Sicilia, dove il centrosinistra non ha mai vinto, ci si possa chiudere in una battaglia identitaria. Dobbiamo cercare di costruire il futuro della regione senza steccati ideologici, bensì col coraggio della contaminazione». Lombardo compreso? «Nonostante quanto dica qualcuno, io non sono mai stato il candidato di Lombardo, anzi ho sempre chiesto le sue dimissioni, almeno da quando è indagato».

Più di questo Crocetta non dice. Perché nella coalizione Mpa-Fli-Api-Mps, le ultime tre forze sarebbero disposte a sostenerlo e i giochi sono quindi ancora aperti. Ma anche perché il centrodestra si sta ricompattando sul nome di Gianfranco Miccichè, che avrebbe ottenuto l’avallo di Berlusconi, e “regalare” sin d’ora gli autonomisti all’avversario sarebbe una mossa rischiosa. Prudenza, quindi. Per quanto riguarda il partito di D’Alia, «l’Udc ha deciso di aderire a un patto per il risanamento, il lavoro e la legalità, accettando anche di non inserire indagati per mafia nelle proprie liste – sottolinea Crocetta – una scelta in linea con l’accordo che si profila a livello nazionale, basato su un risanamento del paese, così come della Sicilia, che non può tradursi in macelleria sociale».

Ecco allora la ricetta di Crocetta, «in discontinuità con tutti i governi siciliani dal dopoguerra a oggi, non solo con quello Lombardo». Primo: rinegoziare rapidamente i fondi europei inutilizzati. Secondo: puntare sull’energia solare, «una risorsa che in Germania utilizzano paradossalmente più di noi, un segno di inefficienza della Sicilia». Investendo sul “Patto dei sindaci” per l’energia sostenibile, «possiamo portare nell’isola gli investimenti necessari per riconvertire 12mila precari e assumere 12mila tra diplomati e laureati». E lo sviluppo compatibile può essere anche un’opportunità per riconvertire i grandi stabilimenti in crisi (Termini Imerese, Milazzo, Priolo, Gela): «Così potremo determinare un aumento del Pil siciliano del 6 per cento». Quindi, la sburocratizzazione: «Le aziende non investono in Sicilia perché prima devono pagare le tangenti e poi il pizzo. Se spostiamo i dipendenti regionali in eccesso nei comuni, potremo garantire una risposta certa per concessioni e autorizzazioni entro tre mesi, restringendo i margini di manovra per la corruzione». E ancora, «rivalutare » lo Statuto autonomista dell’isola, «finora utilizzato solo per garantire privilegi alle cricche e alla mafia».

Crocetta respinge l’attacco «veramente offensivo» delle settimane scorse nei confronti dell’autonomia dell’isola, prospettando anche l’ipotesi di un commissariamento. Il suo obiettivo è sfruttare i margini offerti dallo Statuto per favorire invece accordi con i paesi del Mediterraneo, «soprattutto quelli protagonisti della Primavera araba», e del Medio Oriente. «Ma per fare questo – puntualizza Crocetta – servono governi credibili, che non abbiano su di sé il marchio della mafia».

Prima dell’ex primo cittadino di Gela, hanno già provato la scalata a palazzo d’Orleans due altri simboli dell’antimafia, come Rita Borsellino e Leoluca Orlando. Gli esiti sono noti. Perché questa dovrebbe essere la volta buona? «Perché io prima di essere un simbolo della lotta alla criminalità o un europarlamentare sono stato e per molti resto ancora un sindaco. E da sindaco ho imparato a dialogare con tutti, mantenendo saldi principi morali. La mia battaglia antimafia ha avuto successo grazie a un ampio consenso sociale, non era limitata a circoli ristretti, ma coinvolgeva tutti. I siciliani sono pronti, aspettano solo qualcuno che sappia interpretare le loro esigenze. E io credo di poterlo fare».

Rudy Francesco Calvo

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