BOTTONI [1]

giovedì 9 agosto 2012

locali gay troppo promiscui ? una associazione gay chiede di chiuderli


La notizia è di quelle che fanno sobbalzare dalla sedia. Un’associazione Lgbti, “Attivisti gay Harvey Milk”, ha pensato bene di scrivere in via ufficiale al Presidente Napolitano e al premier Monti per chiedere loro di promulgare un disegno di legge che chiuda d’ufficio tutti i locali gay che loro considerano troppo promiscui: le saune, i luoghi di battuage, le dark room.

La chiusura imposta per legge dei locali per omosessuali non può che far tornare alla mente alcune della pagine più drammatiche della storia contemporanea; era forse dai tempi del nazismo e delle sue retate che non si sentiva qualcuno invocare provvedimenti simili. Se poi a farlo sono un gruppo di persone che si richiamano alla figura di Milk, uno dei più noti attivisti mondiali per la causa gay, non si sa davvero cosa pensare. Omofobia interiorizzata? Voglia di dare scandalo per far parlare di sé? Sessuofobia portata al suo estremo?

Non potendo indagare sulla psicologia dei personaggi in questione, limitiamoci ad analizzare le loro rivendicazioni. Su loro sito spicca un comunicato stampa che parte con un attacco ai gaypride ridotti all’immagine caricaturale di, cito testualmente, “un branco di persone semi nude e ubriache e lascive” a cui sempre secondo questi autoproclamatosi paladini delle diversità sessuali andrebbero contrapposti forme di protesta “sobrie e composte”.

Al di là del fatto che se queste persone fossero mai stati ad un Pride saprebbero benissimo che c’è assoluta libertà e pluralità di comportamenti e di stile nello stare in piazza, la cosa grave è che le loro critiche non si fermano ad una legittima presa di posizione ma assumono, nella lettera a Napolitano e Monti, sfumature totalitarie ed autoritarie.

Oltre alla chiusra dei locali deputati agli incontri sessuali si chiede infatti ”di provvedere inoltre al contenimento, alla restrizione e all’eliminazione di siti web pornografici e chat, per la grandissima minaccia concreta e tangibile della pedofilia”.

Questo richiamo alla pedofilia, in una società in cui purtroppo il parallelismo tra omosessualità e attrazione per i bambini non è ancora stato sradicato del tutto, è talmente meschino che si può solo sperare che sia frutto di un colpo di sole.

Tutti questi deliri moralistici sono finalizzati, si dice, a ripulire l’immagine della comunità omosessuale dagli eccessi che l’avrebbero caraterrizata ed arrivare ad un proceso di normalizzazione che abbia come suo apice la possibilità di sposarsi e di adottare.

Verrebbe quasi da citare Mario Mieli quando scriveva che “lo status quo eterosessuale, tramite il progressismo medita un’integrazione totale dell’omosessualità, un suo rientro (dalla porta di servizio) nelle strutture della famiglia”, se non fosse che i tempi sono cambiati e che oggi la forza della comunità Lgbti è il pluralismo interno.

E proprio la difesa del pluralisno e della molteplicità e della differenza dei desideri delle persone gay, dovrebbe essere il principio per cui si lotta sia per il diritto di chi vuole diventare famiglia, sia per la completa libertà sessuale di chi preferisce non inserirsi in una struttura monogamica. In questo senso alla causa di liberazione è funzionale anche l’intervista di Mentana in prime time al rassicurante Nichi Vendola sulla sua omosessualità, ma non può diventare, come vorebbe questa associziaione, l’unico modello. Non tutti vestono in giacca e carvatta, non tutti sono sobri e composti, alcuni vanno nelle dark room e nelle saune. E se alcuni pezzi di comunità gay non accettano le differenze altrui, la battaglia per il riconoscimento delle proprie differenze da parte della società non sarà mai vinta. Tutto al più si arriverà ad un’uguaglianza di facciata, il cui prezzo sarà una triste opera di normalizzazione.

Daniel Rustici

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