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giovedì 19 luglio 2012

Rosy Bindi contestata dai gay


«I matrimoni omosessuali in Italia non potranno mai attuarsi», ha detto la Presidente del Pd al festival dell'Unità di Roma. «Se non siete d’accordo, lasciate in pace il nostro partito. Con le vostre posizioni, scordatevi le unioni civili»


Contestata duramente  Rosy Bindi ieri sera al festival dell’Unità. La Presidente del Pd è stata accolta con fischi e urla di disapprovazione da parte della base del partito e degli omosessuali militanti presenti. Ma lei ha risposto altrettanto duramente, per nulla intimorita; ha tenuto a precisare, tentando di far emergere la sua voce su quella del pubblico, che il Pd «non si è mai spaccato». E ha dato la colpa a chi? «Sono i giornalisti che puntualmente non capiscono ciò che avviene nella politica». Vecchio ritornello insomma.


Un appuntamento scomodo questo per lei, a ridosso dell’ultima burrascosa assemblea nazionale di sabato, dove non sono state date dal Partito di Pierluigi Bersani risposte chiare a tre domande che i giornalisti hanno posto: posizione politica sui matrimoni omosessuali, primarie, carta degli intenti.

La contestazione è partita subito sulla questione gay, immediatamente affrontata. «I matrimoni omosessuali sono contro la carta costituzionale – ha detto la Presidente, subito coperta dalle proteste – in Italia non potranno mai attuarsi. Il Pd sabato ha preso una decisione condivisa: un impianto legislativo che regolerà le unioni civili».

Anche il programma di Governo della coalizione che appoggiò Prodi nel 2006 affermava le stesse cose, riguardo le unioni civili, ma fu proprio la Bindi ad affossarle con gli improponibili Dico. La politica esige gradualità, è vero, affermano gay e militanti, ma l’Italia è ancorata a vecchissimi modelli, che non si addicono a un partito di sinistra.

La contestazione si è subito accesa. Non sono mancate affermazioni ingiuriose e critiche pungenti. La Bindi, più volte interrotta, è esplosa: «Con le vostre posizioni massimaliste scordatevi pure le unioni civili», ha detto, trattando la faccenda come se fosse una concessione dei politici e dei vescovi, non un diritto che spetta al popolo di un Paese democratico, come in tutta Europa. Poi ha incalzato stizzita: «State dando prova di inciviltà, se non siete d’accordo, andate da un’altra parte, lasciate in pace il nostro partito». Insomma, andate fuori dalle scatole.

Le domande irrisolte all’Assemblea Nazionale di sabato scorso, che hanno portato la stampa italiana a parlare di spaccatura nel Partito, sono rimaste tali. Sulle primarie la Bindi non ha dato risposte certe. «Bersani le vorrebbe, ma se non si sa con quale sistema elettorale voteremo – ha spiegato la Bindi – e non si sa chi saranno i nostri alleati, come potremmo darle per certe?». Nessuna risposta chiara nemmeno sulla questione della carta degli intenti. «Non si può scrivere nero su bianco un programma elettorale se non sono definiti gli alleati di coalizione». Con Niki Vendola l’alleanza è quasi certa, ma Antonio Di Pietro sta per ricevere il cartellino rosso anche per gli attacchi portati al Quirinale proprio ieri.

«Il Pd è anche il Partito dei Moderati e Pierferdinando Casini non sarà escluso, proprio ora che Silvio Berlusconi torna in campo, diradando i dubbi dei centristi» ha affermato in chiusura la Bindi. Resta il dubbio su come il Pd concilierà la sinistra vendoliana con Casini.

Salvatore Asaro

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