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venerdì 20 luglio 2012

divisi tra matrimoni gay, furbate e concretezza


Il furbo Pierferdinando Casini dice che non saranno i contrasti di natura etica ad impedire la realizzazione di un programma comune e di una intesa politica tra l’Udc ed il Pd. Per il leader centrista, infatti, basterà aggirare l’ostacolo delle divergenze etiche tra centristi cattolici e post-comunisti laicisti stralciando il tema dei matrimoni omosessuali e lasciando piena libertà di coscienza ai parlamentari del futuro asse Udc-Pd ed il gioco sarà fatto. Qualcuno sospetta che lo stralcio e la libertà di coscienza di Casini nascondano la furbata di applicare la regola dei due forni proprio sulle questioni etiche.

E di realizzare, sotto la copertura della libertà di coscienza e del mancato inserimento nel contratto politico tra Udc e Pd la questione del matrimonio omosessuale, un’occasionale maggioranza variabile con i cattolici del Pdl, siano essi al governo con centristi e post-comunisti che all’opposizione. E far trionfare, con il classico metodo gesuitico, la linea cattolica che esclude l’equiparazione tra il matrimonio tra eterosessuali e matrimonio tra omosessuali. Può essere che Casini abbia in testa questo gioco. E che con lui l’abbiano anche Rosy Bindi, i cattolici del Pd e lo stesso Pierluigi Bersani. Che con l’uso accorto della libertà di coscienza potrebbe compiere il classico scherzetto da prete a quella parte dei suoi oppositori interni che usa il laicismo per mettergli i bastoni tra le ruote. E può essere anche che al gioco abbiano fornito, magari su indicazione delle gerarchie ecclesiastiche, anche i cattolici del centro destra ben felici di stoppare i matrimoni omosessuali e far contenta Santa madre Chiesa. Ma se il realismo politico di stampo gesuitico e pretesco spinge a dare ad un grande problema etico una soluzione di piccolo cabotaggio parlamentare, lo stesso realismo dovrebbe spingere tutte le forze politiche, cattoliche e laiche che siano, ad affrontare la questione dei matrimoni omosessuali lasciando da parte l’etica e prendendo atto che il problema dei problemi non è la diversità o l’uguaglianza dei diritti ma il costo dei diritti stessi.

Tutti fanno finta di ignorare, infatti, il risvolto sociale della diatriba etica. Cioè che l’equiparazione tra la famiglia eterosessuale con figli e la famiglia omosessuale, che se anche ottenesse la facoltà di adozione sarebbe sempre minoritaria rispetto a quella precedente, comporta un aumento di costi sociali difficilmente compatibili con l’attuale momento di crisi. In questa luce il problema non diventa più riconoscere il diritto degli omosessuali ad avere un matrimonio equiparato a quello degli eterosessuali. Il problema diventa come distribuire e dividere le risorse sempre più esigue che lo stato può destinare alle famiglie. In pratica ed in estrema sintesi si tratta di decidere se il sostegno pubblico deve intervenire in favore delle famiglie con figli , naturali o adottati che siano, o se una parte di queste risorse deve essere destinata alle conseguenze dell’equiparazione integrale delle due diverse forme di matrimonio. Ad esempio, alle pensioni di reversibilità per il coniuge superstite di una unione omosessuale. Se si volesse estremizzare la questione si potrebbe concludere che in ballo non c’è l’omologazione dei matrimoni ma l’alternativa tra il sostegno ai figli o il sostegno agli anziani omosessuali. Ma, con la speranza che non ci siano semplificazioni di questo tipo, l’augurio è che le forze politiche rinuncino ad avvitarsi sull’etica ed incomincino a preoccuparsi della pratica. Il rischio è che lo stato sociale presto non possa aiutare più nessuno. Figli o vecchi omosessuali che siano.

Arturo Diaconale

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