BOTTONI [1]

venerdì 6 luglio 2012

assolto il giudice Luigi Tosti


La Corte d’appello a L’Aquila ha assolto ieri il giudice Luigi Tosti, già condannato in primo grado per essersi rifiutato di svolgere udienze in tribunale perché in aula era presente il crocifisso nonché rimosso dal suo incarico, perché il fatto “non sussiste”. Cade quindi l’accusa di interruzione di pubblico servizio, come già sentenziato dalla Cassazione, perché era stato trovato un altro giudice per tenere le udienze.

A difendere Tosti, gli avvocati Carla Corsetti e Dario Visconti. Una sentenza che è stata accolta positivamente dai tanti che sostengono il giudice. Ma trapela anche insoddisfazione per il modo in cui è stato assolto. Non gli è stato infatti riconosciuto pienamente il diritto di contestare il crocifisso, ma si è fatto leva sulla sostituzione garantita da altri magistrati. Inoltre, il giudice ha chiesto all’inizio del dibattimento di togliere il crocifisso che ancora campeggia nell’aula. E i magistrati, invece di rimuoverlo, hanno deciso di spostare l’udienza in un’aula attigua.

Ancora una volta, la magistratura italiana ha deciso di non decidere, optando per una soluzione piuttosto pilatesca sulla questione del crocifisso. Imposto negli uffici pubblici – vale la pena di ricordarlo – da circolari di epoca fascista.

Anche l’Uaar, che attraverso la battaglia della sua socia Soile Lautsi ha portato la questione del crocifisso fino alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, esprime il suo apprezzamento e la sua vicinanza a Luigi Tosti, per aver portato avanti una battaglia per la difesa della laicità e dei diritti dei non credenti impegnandosi e rischiando in prima persona. Sebbene sia un risultato importante, questa sentenza è dimostra però ancora una volta quanto sia ancora lunga e difficile la strada per l’affermazione della laicità in Italia.

Le motivazioni della sentenza saranno note il 15 settembre. Ma intanto questo pronunciamento ambivalente suscita dibattito e riflessioni. Da una parte un progresso sembra esserci perché, quantomeno, si può contestare l’invadenza del crocifisso negli spazi pubblici senza rischiare di essere incriminati. Ma dall’altra il pericolo è che si scivoli in una sorta di ‘ghettizzazione’ dal sapore religioso, visto che l’udienza di Tosti si è svolta in un’aula senza simbolo cristiano. Invece di affermare la laicità e l’uguaglianza di tutti i cittadini di fronte ad un tribunale neutrale, si rischia per questa strada di avallare un multiconfessionalismo che si acuirà quando anche altre religioni chiederanno spazio pubblico come la Chiesa cattolica. Anche per questo occorre vigilare e riflettere. E chiedere, sempre e ovunque, di applicare il principio costituzionale di laicità dello Stato.

0 commenti:

PUBBLICITA' - GIORDANO