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sabato 24 marzo 2012

il Cardinale Martini : "io e i gay"

«Non è male che due omosessuali abbiano una certa stabilità di rapporto e quindi in questo senso lo Stato potrebbe anche favorirli. Non condivido le posizioni di chi, nella Chiesa, se la prende con le unioni civili». Il confronto sulla sessualità dell'ex arcivescovo di Milano con Ignazio Marino.

Pubblichiamo alcune pagine di "Credere e conoscere", dialogo tra Ignazio Marino e Carlo Maria Martini in uscita presso l'editore Einaudi (pp. 84, 10 euro). Il libro riprende e amplia molti dei temi affrontati dal senatore chirurgo e dall'illustre biblista, già cardinale di Milano, nel "Così è la vita" pubblicato da "L'Espresso" sul numero 16 del 27 aprile 2006.

Martini: "La sessualità è un argomento molto complesso, sul quale esiste anche un "conflitto di interpretazioni". E' un campo oscuro, profondo, magmatico, difficilmente definibile. E' una parte dell'esistenza dove entrano particolarmente in gioco il subconscio (e l'inconscio?), dove le spiegazioni razionali possono trovare, nei singoli ma anche nei gruppi sociali e nelle culture, una resistenza interiore che non si lascia convincere. Ciò è dovuto anche al fatto che ci sono certamente dentro di noi caverne oscure e labirinti impenetrabili. Inoltre il filone evolutivo che tocca anche l'uomo non si è esaurito e perciò non possiamo prevedere facilmente gli sviluppi dei prossimi millenni. Sono dati di natura nuova, che in qualche modo ci fanno paura. Personalmente non sono competente su questo argomento e qui lo affronto solo per cercare di dire con semplicità ciò che la vita mi ha insegnato. Ma vorrei anzitutto ascoltare chi ha conoscenze scientifiche per partire in qualche modo da esse".

Marino: "La sessualità, per definizione, è una relazione interpersonale e in quanto tale va assunta pienamente come scambio e come dono e ha un ruolo importantissimo per gli esseri umani, qualunque sia l'età, il genere, le origini, la cultura. Dal punto di vista biologico rappresenta un aspetto fondamentale della vita come lo sono il dormire e il mangiare. Molto è dovuto alla produzione di ormoni da parte di organi come le gonadi, l'ipofisi, la corteccia surrenalica e l'ipotalamo che sollecitano e regolano l'attività sessuale. Certamente agli aspetti biologici che attengono alla sessualità va affiancata la dimensione cognitiva e quella culturale, che comprende anche gli aspetti etici e morali. Sono sfere spesso difficili da sondare e inevitabilmente influenzate dall'educazione di ognuno e dal vissuto psicologico.

La scienza si è a lungo occupata dello studio dei comportamenti sessuali degli esseri umani per motivi differenti: dalla regolazione delle nascite, alla trasmissione di malattie, alla comprensione delle differenze tra la sessualità umana e quella delle altre specie animali. La maggior parte degli animali, infatti, ricerca un partner a scopo riproduttivo mentre tra gli uomini i comportamenti sessuali non sono biologicamente legati solo alla riproduzione, come non sono esclusivamente determinati dagli ormoni. Il cervello, infatti, ha un ruolo chiave che contribuisce ad aumentare o diminuire la risposta a uno stimolo sessuale, ad esempio attraverso l'apprendimento, che ricopre un ruolo decisivo negli orientamenti sessuali. Ed è proprio per questo motivo che molta attenzione va data a un'educazione sessuale completa e corretta nelle fasi della crescita, per evitare la creazione di sensi di colpa o atteggiamenti punitivi verso il proprio corpo e la propria sessualità. E' evidente, e a mio avviso non comprensibile, come la Chiesa cattolica, nel corso dei lunghi secoli della sua storia, abbia spesso ignorato il tema della sessualità oppure lo abbia affrontato con una visione volta a far nascere nei fedeli un senso di colpevolezza rispetto all'attività sessuale slegata dallo scopo riproduttivo. Credo che questo approccio dovrebbe essere almeno discusso perché, come confermano le conoscenze scientifiche, il sesso non può essere considerato un elemento estraneo all'essere umano, ma piuttosto un fatto naturale".

Martini: "Anzitutto si tratta di qualcosa di molto personale e difficilmente esprimibile a parole. Meglio ne parla la poesia o quello che si è chiamato "il linguaggio dell'amore". Difatti tutta la materia fa parte del grande tema dell'amore, come fa notare bene il Papa Benedetto XVI. All'inizio della sua enciclica "Dio è amore" (25 dicembre 2005) egli parla di eros e di agape, collegandosi al grande tema della letteratura classica. Mi sembra che la sessualità umana sia percorsa da un "dinamismo verticale", o "ascendente", da una forza interiore che la porta a essere a poco a poco strumento e luogo di amicizia profonda e di intimità di animi, fino a divenire, nella visione cristiana, una preparazione per quella grande comunione dei cuori che sta al termine dell'umanità in cammino. Un amore vero è anche un amore maturo e duraturo, che quando è ben vissuto va all'intimo della persona e supera l'inevitabile usura del tempo e l'aspetto puramente sensibile e corporeo per divenire una unione di animi. E qui vorrei subito notare come, a partire dalla mia personale esperienza, un tale dinamismo può anche portare ad amare talmente Dio "con tutto il cuore, con tutta l'anima e con tutte le forze" (Dt 6.5), da oltrepassare del tutto il fattore fisico e divenire così amore di amicizia casta e intensa. Da quanto si è detto appare che la sessualità è anzitutto una forza della natura, che tende comunque a prolungare la specie. Essa è una lotta continua, instancabile, contro la morte. In questo senso la sessualità non è propria soltanto dell'uomo. Però, come sopra dicevo, nell'uomo e nella donna essa si pone nel quadro di un dinamismo che tende a farla salire verso l'alto, portando la sessualità al livello di una amicizia e comprensione profonda, quasi incomunicabile ad altri, di due persone. Così intesa essa è fondamentale per una felice vita matrimoniale ed è motivo di crescita tanto per i due coniugi come per i loro figli: ciò vale in particolare per gli anni in cui i figli saranno adulti, anni che si stanno allungando col crescere dell'età media. Solo chi avrà maturato una seria amicizia potrà trovarsi bene con l'altro coniuge anche quando i figli saranno ormai tutti fuori di casa.

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