BOTTONI [1]

mercoledì 14 marzo 2012

caos, protagonismo, schizofrenia, insulti e violenza nel Movimento Glbtq romano

Finale a sorpresa per l'ultima riunione organizzativa del Roma Pride 2012: un esponente di un'associazione lancia una bottiglia. In questo clima, salta la gestione unitaria dell'evento.

Proseguono gli incontri tra associazioni ed esponenti gay in vista del Roma Pride 2012. L'ultima riunione, però, porta i segni dell'epilogo peggiore che si potesse immaginare. Mentre sembrava che negli uffici del CGIL, che presta la propria struttura al movimento gay capitolino per discutere dell'evento, si fosse fatto un modesto passo avanti sia nella discussione - che stavolta ha riguardato per lo più il soggetto che si sarebbe dovuto occupare della pianificazione del Pride - che nei toni del confronto - rimasti pacati fino all'ultima mezz'ora -, uno spiacevole gesto ha fatto precipitare la situazione.

Luca Amato (già presidente dal 1994 al 1995 di Arcigay Milano, poi coordinatore di Certi Diritti Roma e più recentemente organizzatore del Forum Cittadino LGBTQI interno al Coordinamento Roma Pride), in uno scatto d'ira ha lanciato una bottiglia verso Giuseppe Pecce (direttore del Roma Rainbow Choir) col quale aveva avuto già nella riunione precedente uno scontro dai toni piuttosto accesi.

L'indignazione per il gesto violento che ha fatto urlare a buona parte della sala "Fuori!" non ha sortito alcun effetto. Ma quando diverse persone hanno abbandonato l'assemblea in segno di protesta, anche gli stessi rappresentanti delle associazioni, per tentare di riprendere serenamente il dibattito, hanno invitato Amato a lasciare la sala. Inutile a quel punto tentare di riprendere il filo del discorso; l'assemblea incredula aveva ormai risentito dell'accaduto.

È in questo clima che le associazioni che componevano il Coordinamento Roma Pride (Arcigay Roma, ArciLesbica Roma, Azione Trans, DìGayProject, Gay Center, GayLib) per bocca del presidente Arcigay Roma, Roberto Stocco, hanno annunciato il fallimento dell'obiettivo di costituire il nuovo comitato organizzatore del Roma Pride 2012 e il conseguente ricostituirsi nel Coordinamento Roma Pride. Per questo il circolo romano Mario Mieli, che aveva posto come condizione fondamentale per sedersi al tavolo del confronto proprio lo scioglimento del Coordinamento Roma Pride, non ha ovviamente gradito il finale a sorpresa tanto che la presidente Rossana Praitano ha abbandonato la sede della CGIL pronunciando le inequivocabili parole "Liberi Tutti".

Intanto sulle pagine e sui siti ufficiali delle associazioni ancora tutto tace. Anche il sito e la pagina ufficiale del Coordinamento Roma Pride sono ferme alle comunicazioni sugli appuntamenti di inizio febbraio. Ed è a quel punto che, nei fatti, si è tornati dopo quel che è successo sabato. Cosa aspetta Roma in questi mesi? Un nuovo tavolo di confonto ancora più difficile di quanto non lo sia già stato finora o una prova di forza con la terribile ipotesi, politicamente suicida, di due Pride organizzati da due gruppi diversi? Resta da capire se più che di silenzio non si tratti della quiete prima di una tempesta dagli esiti stavolta davvero imprevedibili.

Federico Moretti

Più di un mese fa siamo partiti dalla necessità di avviare le attività per il Roma Pride 2012 in uno spirito di condivisione, collaborazione e trasparenza, con l’intenzione di confrontarci con tutte le realtà che fossero animate dai medesimi principi.

Consapevoli della necessità di costruire un Pride plurale, all´altezza dell´indiscutibile ruolo che Roma come Capitale ha nel panorama politico, sociale e culturale italiano, abbiamo “messo sul piatto” tutta la nostra disponibilità, arrivando anche a soddisfare la pregiudiziale ideologica contro il Coordinamento Roma Pride, che abbiamo sciolto. L´intento è sempre stato quello della realizzazione di un Pride aperto, capace di unire il pragmatismo organizzativo con lo spirito di Stonewall che è alla base di tutte le nostre battaglie, con proposte di cambiamento che incidano profondamente nella società.

Condivisione, partecipazione, trasparenza, rispetto reciproco: questo è il modello di Pride nel quale crediamo, come evento al culmine di un percorso lungo un anno.

Un Pride fatto con tutte e con tutti, per tutte e per tutti.

Su tale percorso, peraltro ritagliato sulle esperienze che vivono le altre città italiane ed europee , ispirato alla realtà del costituendo coordinamento nazionale Pride, si è, dopo gli ultimi infruttuosi incontri, materializzato uno stallo.

Nelle assemblee finora tenute abbiamo assistito a episodi di violenza verbale, di sopraffazione e intemperanze diffuse, irrispettose del luogo, delle persone presenti e dell´impegno appassionato di molte e di molti. Si è arrivati a dichiarare apertamente una diffusa mancanza di fiducia reciproca e assenza di riconoscimento reciproco.

A fronte della proposta di lavorare in trasparenza e separando i piani dell´elaborazione politica da quelli della mera operatività, si è preferito contrapporre dinamiche di ostruzionismo che hanno ingessato le riunioni in discussioni interminabili, capziose ed inconcludenti, nelle quali si dissolvono la chiarezza dei ruoli e soprattutto le responsabilità.

In controtendenza rispetto alle esperienze nazionali, si sono proposti modelli confusionali che oscillano tra assemblee permanenti non rappresentative e modelli di ispirazione aziendale fondati su improbabili business plan.

Ad un tratto, si è addirittura avanzata la proposta per la quale chi ha i soldi decide tutto, escludendo tutti gli altri. Non stupisce che questa idea sia stata avanzata proprio da chi, nonostante ripetuti inviti, non ha mai resi noti i dati di bilancio dei Pride organizzati negli anni scorsi, dei quali non è noto quanti e quali fondi pubblici siano stati ricevuti dalle istituzioni e raccolti dalle iniziative di finanziamento, per tutta la comunità LGBTQI.

Basta ad assemblee surreali che consentono a frange minoritarie del movimento di occupare gli spazi di dialogo dietro il velo della democrazia e che di fatto tengono in ostaggio tutta la comunità LGBTQI di Roma.

Basta all’assoluta incoerenza di soggetti che si proclamano orgogliosamente di sinistra e che portano avanti pratiche profondamente antidemocratiche.

Basta all´occupazione politica del movimento da parte di chi attua pratiche di clientela e di affarismo spiccio, svuotando le associazioni stesse della loro rappresentatività e del loro ruolo politico.

Rigettiamo questo approccio e la mancanza di rispetto delle più elementari regole di azione comune, e non intendiamo più legittimare ulteriori incontri in cui si ricercano e si riproducono dinamiche analoghe a quelle vissute nelle ultime riunioni.

Per noi è diventato essenziale ricollocare al centro dell´azione politica la comunità LGBTQI e puntare all´ottenimento di risultati concreti e tangibili, definendo interventi prioritari e condivisi sui quali puntare tutta la passione, le energie e le risorse di creatività e intelligenza collettiva che la nostra comunità ha saputo esprimere in passato e che deve avere il coraggio di recuperare.

Su questo percorso il Pride si può inserire come momento di sintesi portatore di veri contenuti politici, priorità di interventi e proposte sfidanti per la politica e le istituzioni e che non sia solo autocelebrazione. Un´iniziativa condivisa e partecipata che punti a conquistare diritti e non sia prigioniero di visioni anacronistiche, limitate, settarie ed escludenti.

Riteniamo inaccettabile, irresponsabile e pericolosa la diffusione di voci su l’ipotesi di realizzare due Pride a Roma. Il Roma Pride è uno e il senso di responsabilità di tutte e di tutti deve prevalere.

Le nostre associazioni partecipano a tutti i Pride, perché non ci appartengono le pratiche di boicottaggio che hanno caratterizzato il Roma Pride 2010, episodio che non ha precedenti nella nostra storia e di cui i fautori portano il peso e la responsabilità e per i quali tutto il movimento attende ancora un chiarimento.

L’unico Pride in cui ci riconosciamo è libero, democratico, pacifico trasparente e condiviso, e supera la logica "carsica” di un movimento che scorre nelle vie e nelle piazze una volta all´anno, per poi finire con un “rompete le righe” che lo fa ripiombare in un silenzio imbarazzante per i successivi 12 mesi.

Per noi il dialogo continua e va avanti con tutte le associazioni e le realtà che intendono affermare queste pratiche e questi valori e condividono la necessità di lasciarsi alle spalle inutili polemiche, come ampiamente richiesto in questi anni.

Arcigay Roma, Arcilesbica Roma, Azione Trans, Gay Lib, Gay Center, Di' Gay Project

Sabato scorso si è registrato l’ennesimo strappo nel movimento lgbtqi romano. Strappo al buon senso e al rispetto minimo delle regole di condivisione.

E’ stata una riunione lunga e complessa in cui si è tentato di riannodare il filo di un dialogo interrotto provando a individuare dei possibili percorsi condivisi verso il Roma Pride 2012.

Nonostante strappi violenti di qualcuno e le evidenti difficoltà politiche e tecniche a mettere insieme realtà molto diverse e a ricostruire un minimo di fiducia, si era giunti a delle prime conclusioni: la decisione di riconvocare un’ altra Assemblea il 22 marzo prossimo alle 18.00 con lo scopo di decidere concretamente insieme i contenuti politici e operativi, nonchè le esigenze tecniche di massima del prossimo Pride in modo da individuare criteri, compiti e costi dell’organizzazione pratica e quindi le realtà più idonee che se ne volessero far carico.

Su questo l’Assemblea si era chiusa. Ma il gruppo delle associazioni già facenti parte del disciolto Coordinamento Roma Pride (Arcigay Roma, Arcilesbica Roma, Azione Trans, Di’GayProject, Gay Center, GayLib) dopo una riunione di corridoio e rientrando nella sala mezza vuota annunciava agli sbigottiti partecipanti ancora presenti la non volontà di proseguire su quanto si era concordato fino a qualche minuto prima e di ricostituirsi immediatamente in un coordinamento Roma Pride per andare avanti da soli o con chi si volesse unire a loro.

Un tentativo di colpo di mano, che svela il bluff del dialogo sbandierato precedentemente e i metodi discutibili con cui alcuni pensano di volere imporre le loro regole a tutto il movimento, appropriandosi del Pride.

Il Pride è e deve restare di tutti e soprattutto coerente col suo portato di liberazione sessuale e rivendicazione politica dei diritti, della dignità e dei vissuti, che mal si conciliano con metodi e pratiche politiche di sapore egemonico.

L’unità del movimento è importante ma non può prescindere dalla condivisione di valori minimi fondanti e dal rispetto reciproco.

Per questi motivi e rispettando quel che si era concordato a chiusura dell’Assemblea, il Mieli intende continuare il percorso iniziato insieme e sarà presente il giorno 22 marzo alle ore 18.00 presso la sede offerta dalla CGIL con tutte le realtà lgbtqi che vorranno proseguire con serietà e rispetto reciproco la costruzione del Roma Pride 2012.

Circolo di Cultura Omosessuale ‘Mario Mieli’

L’Associazione Corale Roma Rainbow Choir condanna la violenza verbale e fisica all’interno del Movimento GLBTIQ e stigmatizza il doppiogiochismo.

Sabato 10 marzo 2012 l’Associazione Corale Roma Rainbow Choir ha partecipato, assieme a gruppi, movimenti, associazioni e singoli interessati alla riunione che avrebbe dovuto avviare il percorso per l’organizzazione di un Roma Pride 2012 unitario e condiviso.

Durante l’incontro, cadenzato da offese e insulti rivolti a singoli ed associazioni, il Maestro e Direttore Artistico della nostra Associazione, Giuseppe Pecce, è stato oggetto di aggressioni verbali e fisiche. A lui va tutta la nostra solidarietà e la nostra stima. Ai
violenti la nostra condanna.

La violenza è grave in sé, sempre. Insultare e sopraffare chi non la pensa come noi, e rivendicare questo atteggiamento con orgoglio, è semplice reiterazione di un codice maschilista, fascista e “muscolare” dal quale prendiamo fermamente le distanze.

La violenza, praticata e rivendicata all’interno del Movimento GLBTIQ, è qualcosa di infinitamente illiberale e pone i soggetti che la esercitano fuori dal Movimento stesso.

E’ per questi motivi che riteniamo insufficiente l’allontanamento delle persone violente dalle nostre riunioni. Riteniamo doveroso, da parte di tutte e tutti, una condanna ferma e puntuale di chi vuole introdurre, all’interno delle nostre pratiche, la violenza machista e
la sopraffazione fascista.

L’assemblea, nonostante gli episodi descritti, le tensioni interne e la complessità delle posizioni, si è conclusa con la decisione di convocare un’altra riunione del Movimento GLBTIQ per Giovedì 22 marzo. Obiettivo dichiarato e condiviso quello di decidere i contenuti politici, chiarire gli aspetti più pratici, cominciare a valutare i costi ed individuare le realtà che si sarebbero fatte carico dell’aspetto organizzativo.

Rientrando nella sala messa a disposizione dalla CGIL, ormai mezza vuota, Arcigay Roma, Arcilesbica Roma, Azione Trans, Di’GayProject, Gay Center e GayLib, associazioni già facenti parte del disciolto Coordinamento Roma Pride, informavano i pochi rimasti, della loro scelta di non voler proseguire su quanto deciso e concordato tutti insieme, fino a pochi minuti prima, e di voler ricostituirsi in un Coordinamento Roma Pride per andare avanti con chi si volesse unire a loro o, in alternativa, anche da soli.

Una scelta che rende nulle le dichiarazioni di dialogo e di volontà di condivisione e di partecipazione.

Voler imporre in maniera non democratica le proprie regole e la propria egemonia a tutto il Movimento, svela, di fatto, il tentativo di voler appropriarsi del Pride, della visibilità che questo evento comporta e della legittimità che la realizzazione dello stesso porterebbe agli organizzatori nei confronti delle istituzioni coinvolte (Comune, Provincia, Regione) a ridosso delle prossime scadenze elettorali.

Consideriamo il Pride un evento del Movimento e della Comunità tutta, uno strumento di rivendicazione di diritti, di emancipazione e di liberazione e proprio per questo stigmatizziamo, oltre alla violenza praticata e minacciata, il doppiogiochismo, le ambiguità e l’ipocrisia di chi vuole utilizzare questo strumento per altri scopi.

Continueremo, pertanto, a denunciare il tentativo di appropriarsi di questo strumento per fini che nulla hanno a che vedere con la liberazione e l’emancipazione delle persone GLBTIQ.

Per questi motivi saremo presenti giovedì 22, alle ore 18.00, presso la sede della CGIL, con chi vorrà proseguire alla costruzione e condivisione del Roma Pride 2012.

Mauro Cioffari [Presidente Associazione Corale ‘Roma Rainbow Choir’]

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