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giovedì 5 gennaio 2012

torture e preghiere per curare l’omosessualità

Esistono in Ecuador ben duecentosette cliniche adibite alla cura dell’omosessualità. Gay e lesbiche vengono portati in tali centri con lo scopo di ricondurli sulla “retta via”. Spesso sono proprio le famiglie d’origine più retrograde che, ignorando sia i metodi riabilitativi che ciò che significa essere omosessuali, affidano i propri figli nelle mani di queste cliniche.

La cura prevede una riabilitazione che avrà successo solo utilizzando una serie di pratiche, definite “intensive”, soprattutto per le donne. Tantissime ragazze vengono infatti ripetutamente violentate, stuprate, picchiate e torturate. È il prezzo giusto da pagare, sono malate, vanno curate.

Benché queste cliniche si spaccino come centri per la riabilitazione dall’uso di droghe, sono note a tutti le attività “alternative” che in esse vengono praticate. Nonostante il Governo Ecuadoregno abbia chiuso 27 cliniche la scorsa estate, le altre, che continuano con le loro opere di “risanamento”, non hanno intenzione di fermarsi.

Karen Barba, avvocato di Fundación Causana, un’organizzazione Ecuadoriana sui diritti delle donne, afferma: “Con le 207 cliniche ancora in attività nel paese, vuol dire che ci sono migliaia di donne e uomini torturati e stuprati, anche in questo momento. Non si può fare finta di niente. Non ci fermeremo finché queste cliniche non saranno chiuse tutte”.

Bisogna infatti ricordare che l’Ecuador, apparentemente, supporta i diritti di gay e lesbiche e ha un registro per le unioni civili per le coppie dello stesso sesso. Esiste anche una legge che condanna con forza la violenza nei confronti delle donne.

Sarebbe però un errore considerare queste pratiche un caso isolato, così lontane dalla nostra realtà.

Sia in Italia che nell’evolutissimo colosso USA la convinzione che l’omosessualità sia una malattia è ancora attiva e ben radicata. La violenza fisica qui è sostituita da quella psicologica.

Exodus International è una vera e propria associazione, americana, convinta che attraverso la preghiera e la pratica della terapia di conversione, l’omosessualità possa essere sconfitta rendendo finalmente il mondo un posto più sicuro e sano. Esisteva persino un’applicazione gratuita per Iphone, creata proprio dalla Exodus, per convertire le persone dall’omosessualità all’eterosessualità.

Sul sito ufficiale dell’associazione, exodusinternational.org è possibile trovare una voce “Find Help”, trova aiuto, seguita da “Help for Leaving Homosexuality”, aiuto per abbandonare l’omosessualità, con tanto di mini corso da seguire, dopo una gloriosa introduzione, con piccoli e semplici “First Steps”, primi passi, per iniziare.

Potrebbe sembrare ai più un’assurdità ma dopo le dichiarazioni del governatore del Texas, nonché candidato repubblicano alla presidenza degli Stati Uniti, Rick Perry, non c’è da stupirsi. Egli sostiene infatti che l’omosessualità sia peccato. Rick Perry si è opposto con fermezza all’abrogazione del Don’t Ask Don’t Tell, la legge che impediva agli omosessuali di arruolarsi nell’esercito. Ad una ragazzina quattordicenne bisessuale che gli chiese per quale motivo pensasse quelle cose, considerato anche il fatto che molti gay combattono e muoiono anche in suo nome, rispose: “Ci sono molti peccati e l’omosessualità è uno di questi. Io sono un peccatore, non posso essere certo il primo che scaglia la pietra”, giustificandosi con riferimenti e richiami religiosi.

In Italia succede anche di peggio, in nome della religione.

Alleanza Cattolica si definisce come “un’associazione di laici cattolici che si propone lo studio e la diffusione della dottrina sociale della Chiesa”, ma all’interno del loro sito internet troviamo una pagina dedicata a “domande e risposte sul problema dell’omosessualità”, che ha veramente ben poco di laico.

26 domande con tanto di risposte correlate ad hoc, seguite da bibliografia e richiami ai testi sacri, inducono a credere che l’omosessualità sia un problema, un vizio, una perversione, una malattia.

Un “comportamento disordinato” da correggere, come si fa con la postura, si raddrizza un po’ la schiena e tutto torna al proprio posto, pulito e ordinato.

Da una delle domande proposte si evince come l’omosessualità venga considerata o un vizio o una malattia della psiche, nient’altro, nessun’altra opzione:

L’omosessualità è un vizio o una malattia della psiche?

In entrambi i casi non si può lasciar correre, i malati vanno aiutati e supportati grazie alla preghiera e la dedizione. Il vizio è solamente un capriccio, facilmente estirpabile, come mettere un cerotto alla nicotina ad un fumatore, o redimere un alcolista. “Il vizio può portare alla malattia e la malattia al vizio: spesso essi si fondono e si confondono fino a costituire un “circolo vizioso”, una spirale senz’apparente via d’uscita, in cui le diverse componenti si alimentano reciprocamente.”

Riportiamo altri estratti agli occhi del lettore:

Il comportamento omosessuale è un comportamento biologico innato?

“L’esistenza d’individui con tendenze bisessuali e l’esistenza di persone che hanno mutato la loro inclinazione omosessuale indica che il comportamento omosessuale non è un comportamento biologico innato.”

E ancora:

Perché vi sono omosessuali che desiderano rimanere nella loro condizione?

“Anche molti tossicodipendenti e alcolizzati desiderano rimanere nella loro condizione. Infatti, ogni abitudine sbagliata crea uno stato di schiavitù.”

Ma siamo sicuri che sia l’omosessualità il problema da estirpare? Sembra piuttosto che l’ignoranza e l’ottusità siano le protagoniste del XXI secolo, come credere che l’essere gay sia una malattia al pari della tubercolosi o la malaria o il colera, o una assuefazione, una schiavitù al pari dell’alcolismo e della tossicodipendenza.

Non sarebbe forse più semplice e logico accettare questa realtà, quella omosessuale, come cosa che esiste, che è porzione concreta della società di cui facciamo parte?

L’omosessualità può essere considerata una malattia al pari della sensazione, quasi malessere, che si prova nell’innamoramento. Non ci salterebbe mai in testa di consigliare degli antiacidi ad un amico che presentasse le “farfalle nello stomaco”, così come non diremmo mai di andare dal cardiologo per risolvere i “problemi di cuore”.

Se non c’è malattia non devono esistere cure, né torture né preghiere.

Ilaria Stradoni

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