BOTTONI [1]

sabato 24 settembre 2011

outing politici gay omofobi, Michele Serra : “l'effetto è vizioso e controproducente ”

Ammesso che l'intenzione fosse virtuosa (denunciare l'ipocrisia di chi, essendo gay in privato e vergognandosene, adotta politiche che discriminano le persone omosessuali) l'effetto è vizioso e controproducente. In un paese già pesantemente segnato dal pregiudizio, drammatizzare l'identità sessuale (vera o presunta) di una persona vera è un elemento di ulteriore e oggettiva degenerazione di un dibattito già abbastanza sbracato e irrispettoso. E contribuisce a far credere che essere monogami o promiscui, donnaioli o sodomiti, possa o debba mutare in qualche modo il solo dovere che tutti ci accomuna, che è il rispetto degli altri, dei loro diritti, della loro integrità personale. Votare una legge omofoba non è certo meno grave se si è eterosessuali. Né si capisce perché la qualità di "politico omosessuale" dovrebbe, di per sé, obbligare a una visione illuminata delle cose: ci sono, in Italia, omosessuali conclamati che hanno idee serenamente retrive, reazionarie e repressive su tutti o quasi gli aspetti della vita pubblica e del diritto di famiglia. Per dirla in parole semplici, votano per Giovanardi. Sono gli atti pubblici dei politici (le leggi che votano, le parole che pronunciano, le decisioni che prendono) a contare e a pesare. Altrimenti, si potrebbe anche credere che il nostro premier abbia disgustato gran parte degli italiani perché è un maniaco del sesso; mentre ciò che gli si imputa è avere scandalosamente confuso cariche pubbliche, favori e consulenze di Stato con la propria contabilità privata e i propri porci comodi.

La pratica dell'outing (che non significa dire: io sono omosessuale. Significa dire: lui è omosessuale, ma si vergogna di ammetterlo) è parecchio diffusa negli Usa e in Europa, dove le comunità gay sono più radicate e radicali, e ciononostante un acceso dibattito circonda l'outing e il diritto di disporre pubblicamente non della propria identità sessuale, ma di quella altrui. In Italia, dove l'etica sessuale e le leggi dello Stato sono gravate dal condizionamento secolare della morale cattolica (che non sempre coincide, si sa, con la morale cristiana), l'identità omosessuale, anche mediaticamente, rischia di essere ampiamente utilizzata come arma impropria. Di non fare chiarezza, ma di aumentare ambiguità e opacità. Lo provano le dichiarazioni, quasi tutte goffe (anche quelle fintamente ilari) di quasi tutti i politici, da quelli tirati in ballo a quelli in qualche modo competenti. Perfino il ministro delle Pari opportunità Carfagna, che in altre occasioni aveva dato discrete prove di sensibilità, parla di "elenco infamante" (è forse "infamante" essere omosessuale, signora ministro?). E si sprecano le spiritosaggini sulla "tutela del maschio latino", le ostensioni semi-scherzose di mogli che comproverebbero la "normalità" dell'accusato, i sorrisetti e le battutine tipici di un paese latino e machista, terrorizzato dall'omosessualità anche quando la pratichi.

Ultimo aspetto negativo della vicenda, per niente secondario, è la disinvoltura e la protervia con la quale non meglio identificati "internauti" (piccoli Assange crescono, quasi sempre senza essere Assange) diffondono voci, illazioni, sospetti, senza mezza verifica, e infiocchettandole come "notizie". Gli internauti in questione sostengono di rivelare "vere identità sessuali" con la stessa compiaciuta enfasi con la quale i peggiori tabloid promettono "scottanti rivelazioni" e "clamorosi retroscena" per attirare i gonzi e gratificare il pubblico di bocca buona. C'è già abbastanza approssimazione, già abbastanza volgarità (si pensi al caso Boffo, o alle parole di Fede su Vendola) nei media ufficiali perché si senta il bisogno di una loro superfetazione incontrollata, generalizzata e capillare. Se Internet diventa una metastasi della stampa più sommaria, perde del tutto la sua auspicata funzione contro-informativa e la sua utilità democratica.

Michele Serra

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