BOTTONI [1]

lunedì 19 settembre 2011

fare politica o fare "puttanate" ?

Aurelio Mancuso : “pubblicheremo liste dei gay omofobi, anche politici e religiosi”

L’ex presidente di Arcigay e ora di Equality Italia, Aurelio Mancuso, annuncia la prossima pubblicazione di una lista di politici e di altre personalità gay che però ostentano atteggiamenti omofobici. Dopo l’indignazione per la mancata approvazione della legge contro l’omofobia, Mancuso aveva palesato l’intenzione di rendere pubblici i nomi di politici gay non dichiarati. Come riporta Repubblica, sarebbe stato quindi contattato da un gruppo di informatici rimasti anonimi, che si sono proposti di aiutarlo. Per questi outing – “uno strumento politico duro ma giusto” – è stato approntato un sito ad hoc, che alle 10:00 del 23 settembre renderà visibile un primo elenco di dieci politici “per far comprendere chiaramente come nel Parlamento italiano viga la regola dell’ipocrisia e della discriminazione”. Sono infatti “appartenenti a quei partiti che hanno votato contro la legge sull’omofobia”. Si attendono altre sorprese, visto che si fa riferimento non solo a politici di tutti gli schieramenti e ad altri personaggi famosi, ma anche ad esponenti della Chiesa cattolica. Infatti i curatori del sito avrebbero i nominativi di diversi preti, ma anche di “una decina di alti prelati”.

“Da ora in poi”, si annuncia, “quando avverranno attacchi nei confronti della comunità lgbt da parte della gerarchia cattolica, del mondo dell’informazione, della politica, ci riserveremo la facoltà di rispondere adeguatamente”.

Valentino Salvatore

Una “Wikileaks” dei gay nascosti ma omofobi

La grande rete internet potrebbe presto metterci di fronte a un nuovo caso dalle conseguenze incalcolabili. Se Julian Assange è diventato un mito – amato e odiato – pubblicando sul web i “cable” top secret delle ambasciate di mezzo mondo, un gruppo di anonimi adesso promette di scatenare il panico tra decine e decine di personalità italiane, di sollevare infinite discussioni sul binomio privacy/ trasparenza e di rilanciare il dibattito sulla legislazione per i diritti civili delle persone omosessuali. Già segnati in rosso sul calendario un giorno e un’ora X: il prossimo venerdì 23 settembre alle dieci del mattino. Gli anonimi hanno pubblicato il loro annuncio su un sito web comparso in queste ore ( lista outing.wordpress.com ): “Dichiareremo pubblicamente – scrivono – la pratica omosessuale di politici (single, sposa-ti, conviventi), preti, persone note e influenti, che attraverso azioni concrete e prese di posizione offendono e discriminano le persone gay, lesbiche e transessuali”. Sembra che abbiano già nomi “caldi” in mano: “Il primo elenco – aggiungono chiarendo che questo è solo l’inizio – è composto da 10 politici. Disponiamo dei nominativi di una decina di alti prelati, di altre personalità del mondo dello spettacolo e della tv”.

DOVREBBERO essere già cento i nomi in loro possesso. Il termine “outing”, chiariscono le associazioni omosessuali, è spesso usato in maniera errata nel nostro paese. Mentre “coming out” è un atto politico col quale una personalità in vista dichiara la propria omosessualità (in Italia è recente il caso del cantante Tiziano Ferro), per “outing” si intende lo svela-mento da parte di terzi – spesso militanti per i diritti civili – dell’omosessualità di una persona pubblica che si è contraddistinta per le sue dichiarazioni omofobiche . In Italia questa sarebbe la prima volta che il movimento “Gltb” sceglie il “coming out” come arma di battaglia politica. E questa scelta, dicono gli anonimi, nasce dall’esasperazione: “È un’iniziativa che nasce per riportare un po’ di giustizia in un paese dove ci sono persone che non hanno alcun tipo di difesa rispetto agli insulti e attacchi quotidiani da parte di una classe politica ipocrita e cattiva”. Non a caso tutto è nato sulla bacheca Facebook dell’ex presidente dell’Arcigay Aurelio Mancuso all’indomani della bocciatura in Parlamento della cosiddetta “legge Concia” che introduceva delle aggravanti per i reati commessi a scopo discriminatorio. Mancuso scrive online: “Perché non facciamo anche noi iniziative di outing?”. Tutti si dicono d’accordo, spiega Mancuso, ma nessuno fa un passo avanti. A luglio però riceve una mail: sono proprio quelli di “listaouting” che gli dicono: “La tua idea ci è piaciuta, ora ce ne occupiamo noi”. A questo punto, come ci tiene a chiarire, il ruolo dell’ex presidente Arcigay nell’iniziativa di “outing”, si interrompe. Ne viene a sapere qualcosa solo due giorni fa quando compare online il sito e l’annuncio.

COSA SUCCEDERÀ adesso? Non è dato saperlo, e non si può neanche dire con certezza che il prossimo venerdì una lista di nomi finirà davvero online. Così non è chiaro se gli anonimi porteranno delle “prove” (fotografie, mail, o quant’altro) a sostegno delle loro dichiarazioni. Di certo c’è che la comunità GLTB si è spaccata sull’iniziativa. Mancuso in realtà si dice favorevole: “Politicamente sono d’accordo. I giornali pubblicano intercettazioni e notizie di ogni genere e mai nessuna di queste è legata all’omosessualità . E poi immagino che molti nomi di quelli che verrano pubblicati siano già ‘masticati’, non credo proprio che i giornalisti delle redazioni di tutto il paese sobbalzeranno sulle loro sedie”. Del tutto contraria è invece l’Arcigay per cui “l’outing è una pratica di estrema violenza, del tutto estranea alla nostra storia, cultura e orizzonte politico. Arcigay condanna con la massima severità perché gratuite, violente e inutili” dice Paolo Patanè presidente dell’associazione che si spinge a parlare di “macchina del fango” del movimento gay. Se anche l’ex candidato alla segreteria Pd Ivan Scalfarotto esprime la sua contrarietà, più conciliante la posizione della deputata Pd Anna Paola Concia – che ha recentemente sposato la sua compagna a Francoforte –: “Mi rendo conto che è un atto estremo, ma nasce da una condizione di cittadini senza diritti”. Un’altra settimana e la vicenda si sgonfierà o esploderà del tutto.

Federico Mello

Outing, ovvero dell’infantilismo che c’è in noi

Finché si è trattato delle solite grida dei soliti ignoti su mirabolanti rivelazioni in merito ai gusti sessuali di noti personaggi pubblici (cosa che ciclicamente da molti anni qualcuno annuncia) non ci ho fatto gran caso. Il pettegolezzo, lo dicono autorevoli studiosi di antropologia, fa parte del nostro essere sociale e fin da quando si ha memoria scritta esso ha accompagnato l’ascesa e la caduta dei potenti di turno. Basta leggere anche solo poche pagine di uno qualsiasi degli storici latini.

Viviamo tempi in cui del pettegolezzo si è fatto mercato, anzi a dire il vero un mercato del genere c’è sempre stato, solo che negli ultimi anni è diventato pubblico e tende ad assumere connotazioni pervasive dei meccanismi della comunicazione, così come della vita pubblica, sotto ogni forma conosciuta. Al punto che quasi non si comprende fin dove la circolazione di pettegolezzo abbia come obiettivo quello di influenzare il potere (possedere la conoscenza, anche dei fatti privati dei nostri avversari, è potere ….) o semplicemente vendere se stesso sul mercato del vouyerismo, sempre più attivo e prolifico.

Con queste premesse ho accolto il nuovo annuncio di scandalo che dovrebbe abbattersi su di noi, anzi sui politici colpevoli di essere omofobi, il prossimo 23 settembre: più o meno con lo stesso grado di attenzione che dedico a una copertina un po’ più urlata di uno dei tanti rotocalchi dedicati al genere.

In breve, però, mi sono reso conto che c’era qualcosa di diverso nell’aria. L’ho capito dalle tante prese di posizioni in liste di discussione e/o sui social network di persone di cui ho stima, che ritengo essere maggiorenni e vaccinate rispetto ai meccanismi del mercato della comunicazione, anche di quella legata al mondo gay, lesbico e transessuale nostrano. Quasi tutte le prese di posizione usavano una bella foglia di fico per coprire la vergogna di ricorrere al pettegolezzo come arma e questa foglia sarebbe la teoria dell’outing politico. Ora, pur sfuggendomi il nome dell’ insigne studioso che ha elaborato siffatta teoria e sospettando che di vera foglia di fico si tratti, mi rivolgo ai soliti 10 lettori di questa nota per proporre qualche riflessione in merito.

Pare, infatti, che la teoria dell’outing politico se ne freghi decisamente dei principi e della storia.

Dei principi perché sembra non potersi applicare a questa teoria ne il vecchio adagio (ahimè mai del tutto attecchito in Italia) che “i fini non giustificano i mezzi” ne quel minimo di pratica non violenta della politica che non si limita solo ad evitare l’uso delle mani o delle pistole, ma anche delle parole. Come se gli ultimi vent’anni della storia italiana non abbiano mostrato a sufficienza le conseguenze di linguaggi violenti.

Della storia perché coloro che predicano l’outing politico si sono bellamente dimenticati che la delazione è stata la peggiore arma contro le persone omosessuali da quando l’omosessualità è stata considerata prima peccato e poi reato. E così, in nome di un infausto “chi di omofobia ferisce di outing perisce” son tutti pronti a giustificare l’uso della delazione contro chi, essendo omosessuale non ha le nostre stesse idee. Infatti il nucleo centrale di tale teoria pare sintetizzarsi nell’affermazione che sarebbe giustificato “sputtanare” una persona che vive segretamente la propria omosessualità nel caso in cui la stessa persona predichi, o voti, contro i diritti delle persone omosessuali. Più o meno come “rivelare” al mondo che un militante anticaccia continua a mangiar le bistecche dopo aver raccolto le firme per un referendum abrogativo.

Francamente mi sfugge la logica di questo ragionamento, e a coloro che si rifanno a questioni di coerenza (di cui gli statunitensi sarebbero maestri, essendo questa teoria dell’outing politico nata da quelle parti) rispondo che in questo caso la coerenza non c’entra proprio nulla perché pur essendo molto probabile che vi sia una relazione tra il vivere nascostamente la propria omosessualità ed essere contro i diritti lgbt, non esiste alcuna relazione logica tra questo e il passaggio successivo dello sputtanamento.

Se non quello della vendetta. E il desiderio di vendetta è molto umano, perché figlio della rabbia, della frustrazione, del senso di impotenza che tutti sentiamo, me compreso, di fronte alla protervia violenta di chi usa dolosamente ignoranza e pregiudizio per negare l’uguaglianza reale, non solo quella formale, delle persone omosessuali.

Quello che non capisco è come mai sia così scarsa la consapevolezza che queste forme di rivalsa sono risposte infantili ad un problema molto serio, che è quello di sottrarre potere a chi oggi lo usa contro di noi. L’infantilismo di questo atteggiamento a me risulta chiarissimo dalla semplice considerazione che a screditare l’immagine del politico omofobo e omosessuale non ci guadagna proprio nessuno, ne tantomeno la causa dei diritti delle persone omosessuali. Ma solo quei furbetti che su questo pettegolezzo lucrano qualcosa, un po’ di visibilità, forse qualche soldino, ma non molto di più.

Insomma, il cosiddetto outing politico prima che essere sbagliato è inutile. E’ così difficile da capire?

Enzo Cucco

Paolo Patanè : “Fare i nomi dei gay è brutalità gratuita ed intollerabile“

“Per Arcigay, l’outing, e cioè la pratica di fare i nomi di omosessuali o lesbiche che per diverse ragioni hanno scelto di vivere segretamente il loro orientamento sessuale, è una pratica di estrema violenza, del tutto estranea alla nostra storia, cultura e orizzonte politico. Arcigay si dissocia quindi da iniziative di quel genere e condanna con la massima severità perché gratuite, violente ed inutili”, così Paolo Patanè, presidente nazionale di Arcigay.

Patanè rivolge parole molto dure a chi, in questi giorni, “si è fatto promotore e attore di un gesto così violento e vigliacco”.

“In particolare”, spiega il presidente di Arcigay “l’annuncio del supporto di soggetti anonimi, di profili segreti, di siti registrati all’estero che potrebbero fare i nomi di omosessuali italiani renderebbe il gesto privo di identità e responsabilità. L’uso, nel movimento gay, di strumenti alla macchina del fango, gli stessi che hanno inquinato la convivenza nel nostro Paese, è conferma della degenerazione politica di parte dello stesso. E’ una parte distinta e distante da Arcigay che esaurisce la sua battaglia politica in operazioni di marketing propagandistico di pessimo gusto e superficiale presenzialismo sulla stampa”.

“L’outing è inutile e rischia di produrre solo falsità sulla scia del più becero pettegolezzo. Arcigay difende la libertà e il diritto: il diritto di essere se stessi nei modi, luoghi e tempi in cui ognuno liberamente ritenga. Abbiamo da sempre rispettato questo principio che è nostro valore fondamentale, tutelando la privacy dei nostri soci con rigore, rispetto e lealtà. Nessuna eccezione è pensabile”, conclude Patanè.

Ivan Scalfarotto : “ non posso condividere la responsabilità di una scelta che mi pare scorretta e sbagliata”

Caro Aurelio,

ho appreso dalla stampa della tua volontà di avviare nei prossimi giorni un programma di outing che denuncerebbe, al di là o addirittura contro la loro volontà, l’omosessualità – o presunta tale – di un numero imprecisato di personalità pubbliche.

Trovo questa una decisione molto grave, che non condivido e che mi preoccupa molto. Si tratta di un modo di fare politica che trovo intrinsecamente violento, poiché combatte e colpisce le persone e non le loro idee.

Ho vissuto a lungo all’estero e ho lavorato per più di dieci anni gomito a gomito con gli anglosassoni. Posso dire che rifarsi all’esperienza di quei Paesi per lanciare questa iniziativa non ha molto senso. Esiste infatti una grande differenza tra il senso dell’etica pubblica e del comportamento che si pretende dagli uomini pubblici in Italia e nelle grandi democrazie liberali.

Da noi, scoprire e denunciare l’omosessualità perfino di un Giovanardi o di un Gasparri, e indico i peggiori omofobi che mi vengano in mente, ci darebbe forse un’effimera soddisfazione ma non toglierebbe nessuna carica né all’abiezione né, purtroppo, alla popolarità delle loro tesi. Siamo governati da una persona i cui discutibili comportamenti e i cui vizi privati sono stati resi pubblici (“outed”) in ogni modo e questo non impedisce a questa persona di sedere a Palazzo Chigi e di decidere dei destini del Paese nel momento di peggiore crisi che l’Italia ha conosciuto dal dopoguerra.

Il tuo progetto non è altro che una modalità innovativa per replicare le solite dinamiche da cortile della politica italiana e che trascinerà verso il basso il livello, già infimo, della lotta politica in Italia. Finiremo con il confondere le sacrosante ragioni di milioni di cittadini GLBT e la vita delle loro famiglie con gli urlatori e i guastatori televisivi della destra e con la tecnica della “macchina del fango” dei loro giornali.

Sarà probabilmente un’efficace campagna promozionale che assicurerà una copertura mediatica gratuita a te ma certo non ai milioni di concittadini che confidano in persone con la tua storia e il tuo profilo: il prezzo sarà la distrazione di energie preziose, che servirebbero in questo momento come il pane. Energie che andrebbero rivolte ad educare sia gli italiani che il partito stesso in cui entrambi militiamo sulla necessità che alle persone GLBT sia riconosciuta – senza tentennamenti, prudenze e distinguo – la stessa dignità e lo stesso diritto a una piena cittadinanza. Uno sforzo probabilmente oscuro e faticoso, estraneo alla luce dei riflettori, ma quello che a mio avviso è richiesto oggi a una classe dirigente responsabile.

Qualche mese fa mi hai chiesto di entrare a far parte del Comitato d’Onore della tua costituenda associazione, Equality Italia, invito che avevo accettato con gratitudine e piacere. Ero convinto di partecipare alla costruzione di una nuova voce che laboriosamente si mettesse al servizio del progresso dei diritti civili in Italia.

E invece i metodi che intendi utilizzare sono diametralmente opposti a quelli che ho inteso perseguire e ho perseguito dal momento in cui ho cominciato a fare politica: fare dell’Italia un paese normale, aumentare il livello di civiltà del Paese, contribuire a transitare l’Italia a una democrazia matura come compete a una grande civiltà come la nostra.

Non posso condividere la responsabilità di una scelta che mi pare scorretta e sbagliata e, anche per rispetto all’incarico che ricopro nel Partito democratico, ti chiedo di voler accettare con effetto immediato le mie irrevocabili dimissioni dal Comitato d’Onore di Equality Italia.

Con la cordialità di sempre,

Ivan Scalfarotto

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