BOTTONI [1]

venerdì 22 luglio 2011

Roberto Stocco, candidato alla carica di Presidente Arcigay Roma

Abbiamo intervistato Roberto Stocco, al momento candidato unico alla presidenza dell’Arcigay romana, ecco che cosa ci ha detto.

Cosa l’ha spinto a candidarsi alla presidenza dell’Arcigay di Roma? Si è autocandidato oppure l’hanno candidata? Se sì, chi?

Potrei dire l’incoscienza… Ma in realtà la voglia di non smettere di credere che Arcigay possa essere il motore anche su Roma per battaglie di libertà e di diritti come è stata fino ad ora dialogando con le istituzioni e mettendo in campo servizi sociali che sono un’eccellenza per l’Italia. Sono il candidato di una lista che si chiama ‘Arcigay Roma, capitale di diritti’ e che vuole che l’associazione si muova nell’arena sociale e politica in modo autonomo, con un mandato preciso, ovvero aumentare il benessere delle persone lgbt e produrre risultati di cambiamento. Per questo, la squadra che si candida con me a guidare il comitato romano per i prossimi tre anni è composta da molti giovani di grande entusiasmo ed esperienza e persone che sono state in prima linea nella guida di Arcigay Roma. La fortuna del nostro comitato è sempre stata quella di avere un gruppo dirigente ampio, coeso, professionale, capace di mettersi in ascolto della comunità lesbica, gay e trans.

Che opinione si è fatto sulla querelle sorta tra l’Arcigay Nazionale e Fabrizio Marrazzo?

Quanto è accaduto nei mesi scorsi in Arcigay ha avuto il sapore di una lotta interna tesa a screditare chi in questi anni ha svolto con impegno e buoni risultati un compito non facile. Sono da sempre convinto che sia vitale per qualunque organizzazione o associazione il confronto e anche lo scontro, ma questo deve avvenire sempre nel rispetto di regole e anche della dignità di ciascuno. Verso Fabrizio Marrazzo c’è stato un intento discriminatorio prolungato negli anni e, alla fine, nei fatti si è voluto togliergli anche la tessera di Arcigay. Una decisione che abbiamo sempre reputata ingiustificata e che ha provocato una ferita nella storia di Arcigay. Non a caso il Cassero ha osteggiato con forza questa scelta, addirittura con un’assemblea formale che, con un voto, si è pronunciata contro questa politica di espulsioni. Una ferita che va risanata e che ha bisogno di cura per il bene di tutta Arcigay e di ciascun iscritto.

Non sono pochi quelli che temono che lei possa essere influenzato da Fabrizio Marrazzo e quindi poco autonomo, cosa risponde a tal proposito.

Mi si vuole interdire? Sono persona capace di intendere e di volere. Queste accuse, se vere, sarebbero ridicole. Se sarò eletto questa decisione sarà espressa democraticamente. Chi tira fuori queste voci parla più a sé stesso che agli altri.

Che cosa ha intenzione di fare per rilanciare l’Arcigay nella capitale?

Il primo punto è sicuramente non disperdere il lavoro fatto in questi anni che ha visto Arcigay Roma diventare un interlocutore credibile anche livello istituzionale su cui non si torna indietro. Ma la mia priorità sarà quella di ampliare le occasioni di incontro e visibilità della comunità gay nella città attraverso interventi sul sociale e sulla cultura, con un’attenzione particolare alle periferie. Il territorio non si limita al centro né ai palazzi della politica. Ci sono centinaia di gay, lesbiche e trans che vivono ancora oggi situazioni di marginalità sociale che vanno coinvolti in una rete di azioni concrete. E la collaborazione con le altre associazioni presenti nel Gay Center, come ArciLesbica Roma, Azione Trans e il Nido della Fenice sarà alla base della costruzione di nuovi servizi e nuove opportunità per le cittadine e i cittadini lgbt.

Che cosa ne pensa del Comitato Roma Pride e dell’assenza al suo interno del Circolo Mieli?

Il Comitato Roma Pride è stato un esperimento positivo di sinergia tra diverse associazioni e molte persone che non si erano mai impegnate prima. Il Pride del 2010 è stata un’esperienza per moltissimi straordinariamente positiva. Il Circolo Mario Mieli ha continuato anche quest’anno con l’Europride nel tentativo di tenerlo fuori. Un approccio sbagliato e, se si guardano le ragioni espresse e non quelle sottaciute, ingiustificato. Vedremo se anche su questo i tempi sono maturi per un’inversione di tendenza. Unità e dialogo sono le parole d’ordine con cui mi candido a guidare l’associazione.

Cosa intende fare nei suoi primi 100 giorni?

Lavorare per coinvolgere quanti più possibile nel lancio di progetti culturali. Contribuire a far diventare il Gay Center uno spazio ancora più aperto di quanto non sia oggi a idee, eventi, azioni coordinate per fare di Roma la capitale della cultura gay.


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