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lunedì 20 giugno 2011

se il movimento è vivo, ma la politica è morta. intervista a Giovanni Dall’Orto

1 – A più di una settimana dalla parata dell’Euro Pride di Roma, credo si sia a distanza sufficiente per parlare dell’evento evitando i commenti a caldo. Dunque, parlandone a freddo: secondo te com’è andata?

È stato il Pride di massimo successo nella storia del movimento LGBT italiano. Anche più del World Pride, che forse ha raggiunto lo stesso numero dei partecipanti, ma questo solo grazie al contributo della più antica agenzia di propaganda della storia umana, quella con sede sociale in Vaticano. Del cui “aiuto” questa volta abbiamo purtroppo dovuto fare a meno.

Anzi, l’ordine dato ai mass-media questa volta era passare sotto completo silenzio l’evento. Ciononostante la gente ci è venuta lo stesso, in massa.

Tiè.

2- Si parla sempre di distanze incommensurabili tra Italia e resto del mondo rispetto ai nostri diritti, ma il nostro movimento LGBT, invece, rispetto al resto del mondo com’è messo?

Il movimento in sé, bene. Come capacità teoriche e politiche e culturali non mi sembra che noi italiani siamo messi peggio che altrove. Nelle nostre file abbiamo santi e farabutti, esattamentecome all’estero. Anzi, paradossalmente, visto che qui girano pochissimi soldi, noi attiriamo in proporzione meno farabutti, e contiamo di più sui santi, per andare avanti. Gente che lo fa perché ci crede, e non perché in Italia sia possibile una “carriera gay”.

La differenza è che quando fai politica in qualunque Paese al mondo hai dei nemici e degli interlocutori. In Italia non hai interlocutori: anche chi non ci è nemico, poi non vuole rivolgerci la parola. E figuriamoci ascoltarci.

La nostra anomalia è qui, soprattutto grazie al PD, il partito che da 18 anni non riesce né a nascere né a morire.

3- Sfruttando anche la tua lunga esperienza nel movimento, cosa ti sembra sia cambiato, nel bene e nel male, rispetto alle partecipazioni collettive del passato?

Io credo che questo Pride segni uno spartiacque.

La parata del Pride è cambiata troppo, negli anni, ed è arrivata ai limiti di quel che poteva dare senza generare una crisi. Non riesce più ad essere una manifestazione politica (nessuno slogan, ma solo tanto pumpum musicale dai carri) e non riesce ancora ad essere la “festa di paese” dei gay, come è nei Paesi in cui il movimento ha ottenuto di più. È un ibrido, e come tale mal riuscito sia come manifestazione politica, sia come festa di paese.

In tutto il mondo la parata è un evento gestito da associazioni ad hoc, in molti casi di carattere prettamente commerciale, mentre per il movimento il Pride è semmai occasione per iniziative culturali, politiche, artistiche…

Solo in Italia abbiamo un movimento LGBT che, di tasca sua, investe centinaia di migliaia di euro in un evento che anche quando ha successo non riesce poi ad incidere sulla politica del Paese. Lo dimostra il Pride del 2007, che portò in piazza più gente che il “Family day”: peccato che nessuno lo sappia o se ne ricordi. O come lo stesso World Pride 2000, con un milione di manifestanti, e risultati politici zero, dopo ben 11 anni. Il Mieli sta ancora pagando i debiti di quel periodo, Ne è valsa la pena? Chiediamocelo.

Molte delle più grandi manifestazioni di piazza realizzate in Italia nel XXI secolo sono state organizzate da noi. Qualcuno se n’è accorto?

Io dico quindi che d’ora in poi la parata andrà lasciata alla sua sorte, smettendo di finanziarla come movimento, e se da noi non ci sono gli sponsor e i soldi e le realtà commerciali sufficienti per pagare 40 carri, va bene, che i carri siano 10, o 5, o 2: non vedo cosa cambierebbe. Andrebbero a piedi alcune decine di persone che ora ballano sui carri, ma avremmo il medesimo impatto.

Invece coi soldi risparmiati potremmo pagare dieci o quindici o venti lobbisti a tempo pieno che rompano il c… ogni giorno a politici, giornalisti, religiosi, scrittori… Quelli sì che servirebbero.

Quanto alla cultura, se fosse andata buca la partecipazione di Lady Gaga sul palco avremmo avuto quattro drag in croce e due porno star a culo nudo.

Ebbene. credo che con i soldi investiti in questo tipo di “eventi culturali” potremmo fare cose ben diverse con artisti gay già presenti sulla scena italiana, come gli Egokid, Monica Cecchini, Ciri Ceccarini, Giuseppe Giambrone, Paolo Ferrarini, H.E.R., La Cristiana, Jenny Random e se proprio non puoi fare a meno del trash mi abbasso anche a citare Osvaldo Supino. Chi sono? Vai a cercare su Youtube, chi siano, perché al Pride non li vedrai di certo. Qui, più in là di Raffaella Carrà non andiamo… Un vero trionfo della modernità.

4- Su diversi media gay, come ogni anno, si riaccende la polemica Pride sì/Pride no, chi dice che è inutile, chi dice che sarebbe da farne uno al giorno…tu come la vedi?

Vedi, se io fossi un cattolico, tu non mi chiederesti neppure se abbia senso o no celebrare il Natale, così come, se fossi donna, non mi avresti mai chiesto che senso ha la festa della donna. Invece, siccome siamo gay, ogni anno si pone questo problema. Questo la dice lunga sul livello del dibattito. Ecco perché abbiamo bisogno di celebrare il Pride: Finché qualcuno porrà la domanda su a cosa serva farlo, ci sarà bisogno di farlo.

5- Le questioni LGBT e l’informazione: dell’Euro Pride non se n’è parlato quasi per nulla fra TV e giornali, salvo che per la partecipazione di Lady Gaga; in più, i servizi dei telegiornali hanno passato, come al solito, solo le immagini più fuori dagli schemi, quelle che “tirano” di più, per intenderci. Da giornalista e da militante, qual è la tua opinione? È un problema risolvibile?

Certo. Nel momento in cui smetti di dedicare tutto il tempo per scegliere la madrina del Pride, e l’inno ufficiale del Pride, e il logo del Pride, e il trailer del Pride, e magari anche il fottutissimo documento politico del Pride (su cui si è strillato e litigato per un mese e che sfido chiunque a dirmi cosa contenga)… allora forse hai il tempo di porti il problema della comunicazione. Ma non prima.

A me è successo di essere intervistato dal “Manifesto” da una giornalista davvero brava, però quando ho rimproverato Vendola per non essersi mai espresso a favore dei matrimoni gay, mi sono trovato il giorno dopo sul giornale a rimproverarlo per non avere mai approvato le unioni civili. Ma sulle unioni civili Vendola si è espresso da mo’, è sul matrimonio gay, che nicchia!

Ebbene, se un quotidiano che ci è amico e vicino come il “Manifesto” non ha ancora ben chiara la differenza fra la rivendicazione relativa alle unioni civili (che riguarda anche le persone eterosessuali) e quella sui matrimoni gay (che riguarda solo noi), vuol dire che dal punto di vista comunicativo in questi anni non ci siamo proprio fatti capire. È per questo che io voglio dieci, quindici, venti lobbisti a tempo pieno.

E da giornalista aggiungo: tu, comitato organizzatore, ti sei lagnato che sul palco non avevi avuto la sponsorizzazione di, che so io, Telecom. Ok, hai ragione a lagnarti, perché anche questo boicottaggio assurdo fa parte dell’anomalia italiana. Ma su quel palco hai fatto salire una pornostar in jockstrap (peraltro bonissima, per carità) a sculettare. E ti domando: ma tu davvero pensi che la Telecom ambisca a vedere girare foto in cui il suo logo sul palco incornicia il culo nudo d’una pornostar (peraltro bonissima)?

A me le pornostar piacciono moltissimo, e meno sono vestite e più mi piacciono. Però qui va fatta pace col cervello, e va deciso se noi vogliamo o loro, o la Telecom. Se vogliamo loro e non la Telecom, a me va benissimo, però diciamolo con chiarezza e smettiamola con le lamentele.

Insomma, in assenza d’una riflessione culturale, politica, o banalmente capitalistica su cosa siano e debbano essere i Pride, abbiamo queste contraddizioni.

Ma una volta che ti ho esposto in questi termini il problema, sai già che ti sto dicendo che ovviamente penso sia risolvibile. Ci mettiamo lì intorno a un tavolo a rifletterci sopra, e vedrai che le soluzioni le troviamo.

6- Alemanno ha mandato un messaggio di saluto all’Euro Pride; Polverini è venuta al corteo, ma non ha aderito alle rivendicazioni (ed è stata fischiata); Bersani assente, altri partiti presenti ma senza leader; presenti Concia, Scalfarotto, Grillini; Vendola, pur presente, sembra essere l’unico a parlare ancora di “coppie di fatto” anziché di matrimonio gay… Quindi, domanda universale: politica (anzi, politici) e movimento LGBT, com’è il rapporto?

E che rapporto può esserci con partiti che non riescono più a capire il Paese che vorrebbero dirigere? Fai un po’ tu.

7- Da ultimo, per non perdere il filo: al di là delle considerazioni tecniche, la questione legge contro l’omofobia – di cui si fa gran parlare in questo periodo – è un Frankenstein che discende da questo rapporto anomalo?

Assolutamente sì.

Il PD ha affidato a Paola Concia l’incarico di “fare ammuina” per fare vedere che qualcosa stanno facendo, e che solo la cattiveria altrui ha impedito di portare a casa qualcosa. Come se loro al governo non ci fossero mai stati negli ultimi 20 anni, invece.

In questa strategia di fare tanto per fare, ci siamo già beccati una pregiudiziale d’incostituzionalità sull’estensione della Mancino ai gay, e stiamo per andare verso una seconda pregiudiziale sulla proposta Soro. Cioè una proposta che al movimento gay non piace, e che Arcigay non vuole proprio.

Questa strategia è mostruosa. Due pregiudiziali d’incostituzionalità non sono caramelle. Sono atti ufficiali, per ribaltare i quali occorrerà un sacco di fatica. Qualcuno fermi la Concia, per favore, e soprattutto qualcuno fermi il PD, se davvero non vogliono fare nulla per noi, che almeno non facciano più nulla, davvero, così almeno non peggiorano la situazione.

8- La pozione magica: se il movimento LGBT dovesse rinascere oggi, con i giovani, cosa consiglieresti loro? Da dove partire, cosa rottamare, cosa recuperare…?

Mah, il movimento LGBT sta già rinascendo, coi giovani. Abbiamo perso due generazioni, prima i rampantini ora quarantenni, poi la X generation degli ora trentenni. Arrivati alla mia età tutti gli esseri umani iniziano a dire che “i giovani non sono più quelli di una volta” (il che è geneticamente verissimo) e in effetti gli attuali quarantenni e trentenni non è che abbiano prodotto ‘ste grandi personalità. Molti portabborze di partito (in genere selezionati in quanto mediocri e quindi non pericolosi), e molti art director, direttori artistici, grafici pubblicitari e piazzisti convinti del fatto che il marketing nella vita sia tutto, e che i diritti, per averli, basta comprarli…

Tuttavia, contrariamente a quanto si dice arrivati alla mia età, io dico che i giovani mi sembra stiano tornando sì “quelli di una volta”. I gruppi universitari e (novità novità) quelli dei liceali mi paiono tostissimi. Per molti versi sono un po’ ingenui, ma l’interruzione deliberata della catena del sapere politico per colpa della mia generazione di ex-tutto (quella che ha buttato via il bambino ed ha accuratamente conservato l’acqua sporca) è stato un handicap piuttosto pesante. Devono riscoprire tutto da zero.

Quel che mi piace di più di loro è che vorrebbero iniziare col rottamare me. E questo mi sembra un eccellente proposito. Certo, devono anche riuscire a realizzarlo oltre che a volerlo, ma come inizio è promettente. Tu non trovi?

Gabriele Strazio

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