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lunedì 21 febbraio 2011

omicidio Verbano : trentuno anni tra verità nascoste e colpevoli silenzi

Roma, 22 febbraio 1980. Un giorno apparentemente come tanti. Suonano al citofono : “Siamo amici di Valerio”. “E’ ancora a scuola” risponde la madre Carla. “Possiamo aspettarlo in casa? Vorremmo parlargli. Lei ci conosce”. Qualche minuto dopo tre ragazzi armati e con il volto coperto fanno irruzione in casa Verbano, al quarto piano di Via Montebianco, 114. Montesacro, quartiere storicamente di sinistra,sull’immaginaria linea di confine con il quartiere Trieste, appannaggio della destra più estrema.

Sono le 12.44. Legano ed imbavagliano il padre e la madre ed attendono l’arrivo di Valerio. Ai genitori dicono che devono solo fare delle domande, vogliono sapere dei nomi. “Andrà tutto bene, state calmi” ripete ossessivamente uno di loro mentre li tiene sotto tiro con la pistola, come ricorda Carla. Circa un’ora dopo Valerio rientra a casa. Si accorge di ciò che sta succedendo, lotta, cerca di divincolarsi, riesce a disarmare uno degli aggressori, scappa ma nulla può quando un colpo di pistola lo raggiunge alla schiena. Muore nell’ambulanza che lo trasporta in ospedale.

Tante ipotesi, altrettanti sospetti in una storia che presenta ancora oggi molte zone d’ombra, dove complici silenzi ed omertà si alternano e fanno male più di un colpo di pistola. Pentiti di destra come di sinistra ma ancora nessuna verità processualmente rilevante. L’omicidio di Valerio Verbano, uno dei più oscuri degli anni di piombo, a distanza di trentuno anni non ha ancora un responsabile, un nome, un volto. Tuttavia fa ancora discutere. Solo una rivendicazione, quella dei Nar, sigla dell’eversione di destra fondata da Fioravanti e Mambro che, in quegli anni, misero a ferro e fuoco la capitale.

Valerio era un attivista di Autonomia Operaia, 19 anni ed una passione immensa per la politica in un periodo difficile, rischioso. Gli scontri tra opposte fazioni all’ordine del giorno, violenti. Una parola, un gesto e dalle parole si passava alle spranghe, alle pistole. Antifascismo militante, lotta politica ed impegno civile le sue ragioni di vita. Come era in uso fare nella sinistra extraparlamentare, aveva redatto un fascicolo nel quale aveva raccolto scrupolosamente informazioni e fotografie concernenti la destra neofascista romana.

Da esso emergevano le collusioni con la malavita organizzata, Banda della Magliana in primis e le (presunte) coperture di non meglio precisati apparati dello Stato. Valerio appunta tutto, indirizzi, orari, date, nomi e luoghi con una precisione assoluta. “Credevo si trattasse di nomi di compagni, di amici di Valerio” racconta Carla, fino ad allora poco avvezza alla politica.

Il “Dossier Nar”, come venne soprannominato, fu acquisito agli atti nel corso di una perquisizione; tempo dopo scompare misteriosamente dagli archivi. Cosa conteneva davvero di così pericoloso e scomodo? Ma non è l’unica anomalia di una vicenda ancora avvolta nel mistero più fitto. Ce n’è un’altra che fa sorgere più di un sospetto. Tecnicamente, non sarebbe stato più facile aspettarlo sotto casa? Che motivo c’era di salire? Atteggiamento decisamente inconsueto nonostante il clima di quegli anni. Degno di un’esecuzione in piena regola. “La mano di Thor ha colpito a Montesacro” scrivono nel volantino. Ma chi ha armato quella mano? Quali superiori interessi e responsabilità morali si celano dietro gli esecutori materiali? Forse non lo sapremo mai.

Carla Rina Verbano oggi ha 86 anni ed una tempra d’altri tempi. I suoi occhi neri ricordano quelli di Valerio. Ancora non si da pace per non aver potuto evitare il peggio. Gestisce un blog sulla vita di suo figlio, dialoga tramite i social network con i suoi amici ed i tanti che, negli anni, le sono stati accanto nella sua battaglia. Reclama senza mezzi termini “il diritto alla verità per ciascuno”. Giustizia per Valerio la sua missione. Carla sogna ancora che, un giorno, gli assassini di suo figlio possano suonare di nuovo alla sua porta e dare una risposta ad un’unica, ossessiva domanda: perché?

- Ricordi una parola, un dettaglio, un atteggiamento di quel giorno che al momento non ti era sembrato importante ma che, invece, col tempo ha assunto un nuovo valore?

La memoria di quel giorno mi accompagnerà per sempre, fino a quando avrò la fortuna di vivere. Il ricordo è quello di questo ragazzo che era in camera con me e mio marito, con la pistola puntata e ci ripeteva di stare calmi, che nulla sarebbe successo. Il momento più brutto è stato quando ho sentito aprire la porta ed entrare Valerio. Mi ero augurata che avesse avuto un incidente con la vespa, che fosse successo qualcosa che lo trattenesse altrove. Una lotta furibonda e poi lo sparo.

- Il dossier che Valerio aveva realizzato, a tuo avviso, è l’unico motivo che ha portato all’omicidio o c’è dell’altro?

Il dossier non era in casa, non è possibile che non lo sapessero. La polizia aveva comunicato di averlo sequestrato e depositato presso il tribunale. La notizia era stata riportata da televisioni e giornali .Non voglio credere fossero degli sprovveduti. Mi sembra impossibile. Forse cercavano altro, pensavano di trovare chissà cosa, altri documenti. Tuttavia, posso affermare con assoluta certezza che non c’era nient’altro. Nei giorni successivi alla perquisizione della polizia guardai bene in camera di Valerio, nei cassetti, nell’armadio, dappertutto. Si, forse probabilmente cercavano altro.

- Hai incontrato Fioravanti e la Mambro. Avevi cercato tu quell’incontro per chiedere chi aveva ucciso tuo figlio. Fioravanti disse di non sapere nulla.

Ti sembra possibile che non sappiano nulla? Non credo. Loro sanno ma proteggono qualcuno. Gli sarà stato detto di non fare nomi ma a me sembra francamente impossibile che non siano a conoscenza dei fatti. Nistri (membro di spicco di Terza Posizione, organizzazione neofascista italiana attiva dal 1976 al 1980, ndr),mi disse di aver fatto 16 anni di reclusione e che non avrebbe mai fatto il nome di nessuno perché in galera si sta male. Già quest’affermazione mi sembra significativa. Altri hanno imputato la responsabilità alla Banda della Magliana. Certo, quando non si sa cosa dire è facile far riferimento sempre alla Banda, no? Può darsi, visto il supposto coinvolgimento in essa dei Nar ma l’unica certezza che ho è che sanno e non parlano. Valerio, evidentemente, avrà pestato i piedi a persone molto in alto, chi lo sa. Quattro anni fa, ho preso lezioni di informatica spinta dai compagni che mi dicevano di aprire un blog, nella speranza di ricevere un messaggio, una telefonata, una lettera anche anonimi che potesse darmi un indizio, un nome. Su Facebook ho dovuto attivare due profili. Niente! E’ possibile? Perché tutto questo silenzio? L’unico sollievo è che i ragazzi, gli amici mi sono sempre vicini, lo ricordano; vado nelle scuole a parlare agli studenti e questo è molto bello. Finché sarò viva cercherò di alimentare il ricordo di Valerio.

- Lo scorso anno, anche su iniziativa del Sindaco di Roma, Alemanno sono state riaperte le indagini. Ci sono novità?

Dissi che se Alemanno mi avesse aiutata a trovare i colpevoli lo avrei incontrato a braccia aperte. Si attivò con il Ministro di Grazia e Giustizia per far riaprire i fascicoli relativi ai 19 casi irrisolti, tra cui anche quello di Valerio. Fui ricevuta in pompa magna anche dal Ministro Alfano alla presenza dello stesso Alemanno e di Veltroni. Chiesi di sapere chi aveva fatto distruggere i due passamontagna che a seguito della colluttazione mio figlio aveva strappato agli aggressori. Volevo fosse fatta la prova del dna per risalire ad un capello, un’unghia, qualcosa. Venni a sapere, appunto, che i passamontagna, una prova, erano stati distrutti. Occupavano spazio, mi dissero. Due passamontagna? Ma come, perché?? Ecco, tutte queste cose fanno pensare che non ci sia la volontà, anche politica di risalire ai responsabili. In occasione di quell’incontro, il Ministro mi assicurò che avrebbe incaricato i magistrati di riaprire il caso. Per mesi non ho saputo più nulla. Chiesi anche a Giampaolo Mattei (fratello di Stefano e Virgilio, figli del segretario della sezione Msi di Primavalle morti nell’incendio della loro abitazione il 16 aprile 1973, ndr) se sapesse qualcosa. Niente. Il 23 giugno dello scorso anno, in occasione della commemorazione del giudice Amato, fui avvicinata informalmente da tre magistrati presenti alla cerimonia. Uno di essi mi prese in disparte e mi comunicò che per l’inchiesta non era possibile fare nulla per mancanza di prove. Dunque, vengo ricevuta con tutti gli onori, prima in Campidoglio, poi al Ministero per far riaprire il caso e poi vengo a sapere “casualmente” che non è possibile fare niente, per strada. Ma che modo è di agire, perché non mi hanno convocata per una comunicazione formale? Sono ancora qui ad aspettare! E’ assurdo.

- Il tuo auspicio, Carla?

Mi auguro di scoprire i responsabili prima di morire. Ormai ho quasi 87 anni e sono tanti. Spero che dopo tutti questi anni finalmente qualcuno abbia un rigurgito di coscienza, che si penta, che prima di morire si confessi. Consiglio a tutti quanti hanno interesse di leggere il libro inchiesta di Valerio Lazzaretti, presentato nei giorni scorsi nella palestra dedicata a Valerio. Questo è il nostro Paese, quello delle verità negate, degli omicidi senza nome a distanza di trent’anni. Piazza Fontana, Bologna, l’Italicus, Piazza della Loggia,Valerio Verbano! Carla, però, continua la sua battaglia con rinnovato ottimismo, quello del cuore. Insieme a lei, tutti coloro i quali reclamano sia fatta luce su un periodo tra i più controversi della nostra storia recente. Viceversa, difficilmente sarà possibile giungere a quella definitiva riconciliazione da più parti auspicata utile a chiudere i conti con il passato. In un’Italia troppo attenta agli intrighi erotici di palazzo,è necessario recuperare la memoria storica di quegli anni che costituiscono la nostra identità più intima, quel bagaglio culturale che fa di noi, oggi, ciò che siamo. Ripartire da essa è un dovere cui non ci si può sottrarre. E’ ora di fare chiarezza, di svelare nomi, situazioni e responsabilità politiche e penali troppo a lungo taciute e di restituire a Valerio la pace dell’Al di là, senza se e senza ma. Solo in questo modo il suo sacrificio non sarà stato inutile, solo così saremo tutti migliori alla luce della verità, nel conforto della giustizia.

Nuccio Franco


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