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lunedì 14 giugno 2010

'romapride 2010', Mauro Cioffari : "le ragioni, sofferte, del mio no"

Non posso manifestare con chi applaude Alemanno (lo stesso Alemanno che si dice contrario alle unioni civili, ai matrimoni tra persone dello stesso sesso e ad una qualsiasi legge contro l'omo/transfobia), con chi prende accordi con la Polverini e con chi strumentalizza la questione omosessuale e transessuale (tacendola) per i propri interessi. No. Preferisco partecipare al Pride Nazionale che si terrà a Napoli il 26 giugno.

Prima di tutto sono una persona di SINISTRA (sinistra d'alternativa ... o antagonista come si preferisce dire) e poi sono anche FROCIO.

Io con GayLib, Azione Trans, DGP e Arcigay Roma non posso manifestare. Il fatto che il documento politico sia apprezzabile e che i vari Marrazzo, Battaglia e Busdraghi non si siano fatti vedere durante i workshop tenuti dalla psicoterapeuta, salvo poi mettersi in primo piano, davanti alle telecamere in manifestazioni alle quali non avevano nemmeno aderito (la manifestazione indetta da WE HAVE A DREAM nella Gay Street lo scorso 30 maggio è solo l'ultimo episodio di sciacallaggio mediatico al quale abbiamo assistito), la dice lunga sull'attegiamento da loro assunto: basso profilo e quando è il caso massima esposizione mediatica.

Possibile che non ci si accorga di essere stati usati?! Gli interessi veri si sono giocati e si continuano a giocare, alle nostre spalle e sulle nostre teste, altrove. Non certo al tavolo dove si è scritto il programma politico del Roma Pride 2010. Documento politico redatto con il contributo di amiche e amici che stimo e che continuo a stimare.

Per non parlare di quanto sta avvenendo con le istituzioni.

Polverini, Alemanno & Company rappresentano, è vero, le istituzioni. Sono i referenti politici con i quali dialogare, con i quali aprire vertenze e con i quali rapportarsi. Per quanto mi riguarda il dialogo con questi referenti deve essere stringente e serrato ai limiti del "conflittuale".

Il movimento LGBTQI deve intercettare i bisogni e le speranze delle persone che pretende di rappresentare e, attraverso un confronto con le istituzioni, portare a casa dei "risultati". Non sto contestando questo (come alcuni mi accusano di fare). Dico semplicemente che gli organizzatori del "Roma Pride 2010", come certa Sinistra riformista, hanno rinunciato a questo ruolo interlocutorio relegando le rivendicazioni del movimento alla richiesta di telecamere e polizia nella gay street, ad una "location" fissa per il Gay Village a finanziamenti per la Gay Help Line, ecc.. Si continuano a confondere i mezzi e gli strumenti che abbiamo a disposizione, le associazioni e i movimenti, con il fine ultimo per il quale tutti dovremmo essere impegnati: l'emancipazione e la liberazione. Si lavora per la visibilità delle associazioni dimenticando chi vive ogni giorno, sul proprio corpo, in famiglia, nei luoghi di lavoro, a scuola, nelle università ecc., la discriminazione, il disagio e la sofferenza della propria condizione.

E' preoccupante l'operazione, non dichiarata, che c'e' dietro il "Roma Pride 2010": delegittimare il movimento e legittimare come interlocutrici privilegiate con le istituzioni e i media 4 associazioni. Due apertamente di Destra e altre due che vivono un profondo CONFLITTO DI INTERESSI: come si può essere alternativi allo stato di cose attuali quando si chiede nello stesso tempo al Comune, alla Provincia e alla Regione di avallare, promuovere, patrocinare e finanziare progetti? Non si hanno le mani e le menti libere di fare, di dire e di agire per gli interessi veri della comunità. Non ci è alternativi ma si pratica e si agisce l'omologazione.

L'emancipazione e la liberazione delle persone LGBTQI, a mio modesto parere, passa attraverso altre richieste ed altri risultati.

In merito al documento politico del "Roma Pride 2010", come ho già avuto modo di dichiarare e di scrivere, lo ritengo abbasanza condivisibile e degno di apprezzamento. Uno sforzo inutile, purtroppo, poiché i "giochi" si faranno, e già si stanno facendo, su altri "tavoli". Ribadite quelle che sono alcune delle ragioni sofferte che mi hanno indotto a non aderire al "Roma Pride 2010", non accettando le proposte di un falso ecumenismo, spero che dopo il 3 luglio il movimento LGBTQI romano, e non solo, abbia la possibilità di riaprire un confronto su contenuti, modalità e strategie.

Mauro Cioffari [GayRoma.it]

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