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venerdì 12 marzo 2010

l’a.i.d.s. è ancora una piaga

Negli ultimi dieci anni, troppa scarsa attenzione è stata dedicata negli Usa all’ epidemia da HIV. Il contagio globale – in particolare quello nell’Africa sub-sahariana, dove risiedono i due terzi della popolazione mondiale affetta da AIDS – ha giustamente ricevuto una maggiore attenzione. Nel frattempo, tuttavia, la prevalenza di infezione da HIV all’interno di alcune popolazioni degli Stati Uniti ora rivaleggia con quella dei Paesi africani.

Secondo la ricerca, più di 1 su 30 adulti a Washington DC, risulta infettato,una prevalenza superiore a quella riportata in Etiopia, Nigeria, e Ruanda. Alcune sottopopolazioni degli Stati Uniti poi, sono particolarmente colpite. A New York, 1 su 40 fra quelli di colore,1 su 10 omosessuali, e 1 su 8 tossicodipendenti sono infettati da HIV, mentre il rapporto a Washington DC e di 1 su 16 tra gli uomini di colore. In diverse aree urbane degli Stati Uniti, la prevalenza del contagio si ha tra gli omosessuali ed è pari al 30%, rispetto ad una generale prevalenza del 7,8% in Kenya e del 16,9% in Sud Africa. La cosa interessante è che la ricerca dimostra che la rete sessuale di una persona, più che le sue scelte di stile di vita, definisce il rischio di contrarre l’HIV in America. Quindi, donne di colore e ispaniche sono maggiormente a rischio a causa dell’instabilità dei loro rapporti sessuali, che è attribuita in parte all’alto tasso di criminalità e ai conseguenti periodi di carcerazione degli uomini con cui esse intrattengono relazioni sessuali e alla loro vulnerabilità o dipendenza da situazioni economiche, che possono indurle ad avere paura di suggerire l’utilizzo di sistemi di protezione sessuale ai loro compagni. Per quel che riguarda gli omosessuali di colore, essi sono ad alto rischio a causa della loro scelta di preferire rapporti sessuali con individui razzialmente simili, e per la prevalenza quindi di infetti da HIV all’interno delle loro reti sessuali.

In America l’ epidemia colpisce maggiormente le regioni urbane del Nord-Est e della West Coast, le piccole città e le città del sud. Le cause sono quasi sempre le stesse e cioè i rapporti sessuali non protetti all’interno di una rete sessuale. Più si abbassa il reddito dei neri americani con scarsa istruzione e alloggio instabile più aumentano i casi di infezione e donne nere o ispaniche costituiscono ormai più del 25 per cento dei nuovi casi di contagio negli Stati Uniti. Oltre il 20 per cento su circa un milione di HIV-positivi americani non sono consapevoli della loro situazione. Ulteriori studi comportamentali, una migliore comunicazione, l’educazione e la prevenzione devono essere diretti verso gli individui delle comunità a rischio. In primo luogo,infatti, vi è un urgente bisogno di riconoscere che l’AIDS resta un problema non risolto. In secondo luogo, sono necessari sforzi concertati e sostanziali investimenti di risorse – in particolare nei settori innovativi. Così come risultano determinanti gli studi delle dinamiche socioculturali che facilitano la trasmissione e le ricerche che valutano l’efficacia degli interventi multidimensionali, tra cui quelli comportamentali e biomedicali. Le comunità più povere devono essere rese consapevoli di questa situazione,è giunto il momento di affrontare questa epidemia in gran parte dimenticata e nascosta. E’ il momento di ammettere che l’HIV è ancora una grave minaccia per la salute degli americani.

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