BOTTONI [1]

giovedì 21 gennaio 2010

quanta poca democrazia dentro Arcigay

Gli iscritti che si sono recati alle urne di Arcigay in vista del Congresso nazionale sono appena il doppio degli eletti. Il nuovo presidente dovrà ricominciare da qua, dalla democrazia sfasciata

La partita che si sta giocando nel Congresso Nazionale che Arcigay terrà dal 12 al 14 febbraio a Perugia riguarda tutti. Tesserati e non.

Arcigay è, nel bene e nel male, la principale organizzazione gay italiana. Ha mille difetti, molti dei quali sono stati denunciati a più riprese proprio su questo portale, tanto che siamo stati accusati di volerla sfasciare, ma è legata a quattro mandate alla qualità della vita di tutti noi, alle possibilità di veder riconosciute in questo paese le nostre coppie o ad avere una legge decente contro discriminazioni ed omofobia. Se Arcigay non funziona, o funziona male, come è successo da alcuni anni a questa parte, ne risentiamo tutti noi: tesserati Arcigay e non, militanti, militonti, menefreghisti o qualunquisti, donne o uomini, gay o bisessuali, visibili o ancora nell’armadio.

È per questo che Gay.it sta seguendo con così tanta attenzione i congressi provinciali che si stanno tenendo in giro per l’Italia.

Io personalmente non ho nascosto le mie simpatie per la mozione Essere Futuro: intanto perché è l’unica ad avere un candidato Presidente, mentre l’altra – Inarrestabile cambiamento - non è riuscita neppure ad esprimere un nome; poi perché quel candidato – il siciliano Paolo Patanè - è persona capace, determinata e testarda; infine perché le sue idee di rinnovata trasparenza, forte rinnovamento ed apertura democratica dell’associazione sono assolutamente condivisibili.

Paolo sta vincendo la partita: ad oggi, sui 40 congressi che si sono tenuti, la sua mozione ne ha vinti 29, oltre il 70% quindi. Su 172 delegati eletti dai congressi provinciali, ben oltre la metà sono favorevoli alla sua mozione, tra cui - con grande sopresa - quelli di due città che venivano date amiche di Aurelio Mancuso, Milano e Bologna. Ma nel cammino che lo sta portando a diventare presidente della principale associazione gay italiana, ci sono alcune ombre che vogliamo sottolineare e che lo costringeranno a mettersi ancora di più al lavoro, una volta eletto, per riformare profondamente Arcigay..

Il primo elemento su cui occorre riflettere è la scarsissima partecipazione al congresso. Due esempi? A Ferrara ad eleggere i 5 delegati sono stati 7 votanti, mentre a Napoli 17 persone hanno scelto 9 delegati. Ci sono circoli importanti, come ad esempio quello di Firenze dove a votare i 6 delegati fiorentini sono stati 7 votanti. Sì, avete sentito bene: in una provincia di poco meno un milione di abitanti, dove quindi abitano almeno 50.000 persone lgbt, il Congresso ne ha richiamati solo 7. Alla faccia della democrazia e della rappresentatività.

Insomma, quello che si profila è purtroppo un congresso autoreferenziale, dove il numero dei votanti dei 44 congressi provinciali non sarà molto superiore al doppio delle persone delegate. Questo è solo uno dei tanti esempi del fallimento degli anni della Presidenza di Aurelio Mancuso: è il risultato diretto di aver spremuto l’associazione, di aver allontanato tanta gente, di aver esercitato un autoritarismo che fa a cazzotti con la democrazia che una associazione deve saper coltivare, di aver cresciuto circoli con rais locali autoreferenziali e senza nessun contatto con la comunità gay.

La seconda considerazione riguarda la democrazia dell’associazione. Una associazione come Arcigay deve garantire la democrazia interna, tanto più che ad avere diritto di voto teoricamente non sono soltanto i militanti che frequentano i circoli cosiddetti “politici”, ma anche i decisamente più numerosi tesserati dei bar, delle saune e delle discoteche affiliati ad Arcigay. Prendiamo quanto è accaduto sabato a Roma. Nella capitale il suo Presidente, Fabrizio Marrazzo, è persona da più parti discussa: io stesso, tempo fa, avevo criticato Aurelio Mancuso perché aveva deciso col suo solito autoritarismo di defenestrarlo dalla segreteria nazionale senza darne motivazione alla stampa che legittimamente gliene chiedeva conto, ma non ne avevo mai preso le difese definendolo, per l’appunto, "personaggio discutibile". Essendo Marrazzo uno dei più vivaci sostenitori di Inarrestabile Cambiamento, era possibile che i suoi numerosissimi oppositori locali, regolarmente tesserati ad Arcigay, provassero ad esprimere un voto a lui contrario nel congresso provinciale convocato per sabato: era loro diritto farlo così come era dovere di Marrazzo e di Arcigay Nazionale garantire loro questo diritto. Così non è stato. In una pagina decisamente cupa per la democrazia interna dell’associazione, Marrazzo, con la complicità di chi governa ancora oggi Arcigay Nazionale, ha leso gravemente uno dei diritti fondamentali degli iscritti, che è quello di votare nel congresso: ha messo due bodyguard all’ingresso, ha videoregistrato il congresso senza avere alcun consenso e soprattutto ha impedito il voto ai tanti che, sebbene con la tessera in tasca, dovevano rinnovarne la quota associativa, applicando rigidamente l’orario previsto per la prima convocazione del congresso (orario che è utile solo a limitare il voto, ma non ai fini della maggioranza richiesta per l’elezione). Una gravissima violazione dello Statuto Nazionale, su cui il Presidente Nazionale Aurelio Mancuso si è guardato bene dal prendere posizione, segno ulteriore del decadimento in cui ha lasciato precipitare l’associazione, durante tutti gli anni della sua presidenza.

Insomma, in questo sfacelo, non ci resta che augurare buon lavoro a Paolo Patanè. Ne avrà molto da fare. Ed il supporto di tutti noi sarà determinante, perché determinante è e rimane il ruolo dell’associazione che ci auguriamo venga chiamato a guidare.

Alessio De Giorgi

la replica del direttivo di Arcigay Roma

Caro Direttore,

in merito al suo articolo sono necessarie alcune precisazioni, rispetto alle affermazioni fatte, che risultano incomplete o false e supportate esclusivamente da il ‘pare’ e ‘si dice’. Occorre partire dalla strana genesi della lista ‘Essere Futuro’ al congresso Arcigay Roma, i cui candidati sono stati ricercati su social network e all’interno della quale era stato inserito anche un socio ignaro di tutto ciò. E soprattutto ignaro che il suo numero di tessera fosse in possesso – non si sa ancora come, nonostante richieste di spiegazione – di almeno altri due componenti della suddetta lista. Si è trattato non solo di un episodio spiacevole, ma anche di una gravissima violazione della privacy e delle norme che regolano Arcigay. La lista non è stata ritenuta valida, infine, per mancanza di candidati: la ricerca si è spostata, infatti, da Facebook alle persone in fila (è stato chiesto anche alla vice presidente!!).

Una tale mancanza di serietà ha evidentemente lasciato il posto, il giorno successivo, all’amarezza e alla volontà di polemizzare, forse per cercare di ottenere un risultato che non si è riuscito ad avere con il confronto e la forza delle idee e dei fatti. Il dibattito costruttivo è sempre benvenuto, perché le prospettive e la partecipazione diverse arricchiscono senza dubbio la vita associativa. Piegare la realtà a una propria, arrabbiata, visione dei fatti, non va affatto in questa direzione. D’altro canto, ci domandiamo, così come molti altri, per quale motivo le affermazioni riportate nell’articolo non siano state sollevate nell’unica sede opportuna: quella del congresso, alla presenza degli organi di garanzia dell’associazione.

Non vogliamo alimentare un clima di divisione e preferiamo, pertanto, concludere con le sagge parole scritte da Fabio Croce (sostenitore della mozione Essere futuro e del suo candidato presidente Paolo Patanè) proprio sul vostro Forum che piena luce fanno su un pomeriggio bellissimo e straordinariamente partecipato:

"Io c’ero e ho espresso regolarmente il mio voto per Essere Futuro. Quando le persone impareranno nella vita ad essere puntuali, ad arrivare a un voto con un documento e una tessera valida, con liste regolarmente redatte e serenità d’animo, allora il rispetto lo guadagnano, da chiunque. Ma se si continua ad essere distratti e grossolani, giustamente tutto si complica. Sono convinto che, più che continue polemiche e avvocati, serva un confronto sereno e soluzioni intelligenti. (.....)".

il direttivo di Arcigay Roma

la replica del Segretario di Arcigay Firenze Matteo Pegoraro

Caro De Giorgi,

leggendo il tuo articolo intitolato “Quanta poca democrazia dentro Arcigay”, non nascondo che ho provato un profondo dispiacere. Non tanto per me e il mio ruolo come Segretario del Comitato Provinciale Arcigay di Firenze, quanto per le persone che quotidianamente si impegnano nella nostra associazione locale e la portano avanti, tra mille indubbie difficoltà, con spirito d’iniziativa e tanta generosità e voglia di fare. Mi è dispiaciuto leggere che facevi accenno al congresso straordinario di Firenze, dove solo sette persone hanno votato i sei delegati al congresso nazionale Arcigay di Perugia, bollando il tutto come sintomo di poca democrazia e rappresentatività. Su molte cose che scrivi in quell’articolo non posso che darti ragione: dal sostegno a Paolo Patanè, nuova figura in cui anch’io credo fermamente, utile a un serio e sano rinnovamento di Arcigay, al fatto che certamente gli ultimi tre anni non sono stati di grande aiuto per guadagnarsi simpatizzanti e sostenitori tra la comunità LGBT, a causa di alcune scelte e azioni, portate avanti a livello nazionale, spesso troppo poco condivisibili – e talvolta poco condivise dallo stesso Comitato Arcigay di Firenze. Su una cosa però sono assolutamente contrario: quando parli della mancanza di democrazia, annoverando anche il Comitato di Firenze in una disamina ben più complessa che include, tra gli altri, il caso di Roma – su cui preferisco non fare commenti –, ancora dai contorni davvero poco chiari. Arcigay Firenze “Il Giglio Rosa” è sempre stata un’associazione inclusiva, che anzi ha sempre cercato di valorizzare al meglio l’apporto di ogni nuovo volontario, lasciando libertà di pensiero e di azione, e al tempo stesso ricercando di continuo nuove risorse, che arricchissero il dibattito interno, ci mettessero la faccia, si offrissero per la rappresentatività esterna e portassero in Arcigay Firenze la propria idea di rinnovamento. Mai è accaduto che abbiamo sbarrato le porte a qualcuno, a maggior ragione nel corso del Congresso, quando anche noi speravamo vivamente in un numero ben superiore di votanti. Per noi il dibattito interno, in una realtà come Firenze che conta migliaia di persone LGBT, è fondamentale, così come è fondamentale la diversità di visioni e di opinioni.

La scarsa partecipazione al Congresso per l’elezione dei delegati nazionali deve farci riflettere, senza dubbio, su come sia stata vissuta Arcigay dai nostri soci e simpatizzanti e dalla comunità LGBT in genere negli ultimi tempi: serve senz’altro un profondo esame di coscienza che ci porti a individuare – e cercare di affrontare e risolvere al meglio – le cause di questa “sconfitta”. Certamente, però, ti posso dire che la democrazia, all’interno del nostro Comitato Provinciale, c’è e c’è sempre stata: invito chiunque a farsi avanti in tal senso, a venirci a trovare, anche solo per curiosità, e offrirsi con il proprio contribuito individuale, per far crescere e migliorare la nostra associazione; abbiamo bisogno di volti e idee nuovi, che si aggiungano a quelli che già ne fanno parte. Certamente, ripeto, la visione globale di Arcigay in questo momento non aiuta, non è abbastanza per ispirare fiducia a una persona che voglia affacciarsi al mondo dell’associazionismo LGBT. Ma è nostro compito migliorare questa visione quotidianamente, con i nostri errori e i nostri sforzi. E ci stiamo provando, giorno dopo giorno.

Il tuo articolo mi ha lasciato l’amaro in bocca soprattutto per le ragazze e i ragazzi che credono in Arcigay Firenze e che in Arcigay Firenze hanno trovato accoglienza, serenità, piacere nel confrontarsi e nello stare insieme. Mi auguro solo che la prossima volta, prima di fare di tutta un’erba un fascio, vi sia maggiore attenzione per alcuni Comitati territoriali che, pur facendo parte di un organismo che si muove e opera a livello nazionale, portano avanti senza sosta, in modo indipendente dai dissidi interni di un’associazione nazionale, un lavoro fondamentale per il territorio e i suoi cittadini.

Matteo Pegoraro






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