BOTTONI [1]

domenica 24 gennaio 2010

Lula, la ritirata sui diritti umani

Il presidente brasiliano, che non potrà ricandidarsi per la terza elezione, sta svuotando il Disegno Nazionale di Legge per i Diritti Umani sull'onda delle pressioni della Chiesa, degli imprenditori e dei militari. Una brutta uscita di scena per chi aveva acceso tante speranze.

Il Brasile potrebbe avere, da adesso, un Disegno di Legge sui diritti umani che va dall’unione civile tra gli omossessuali, all’autodeterminazione delle donne sull’aborto, fino a soluzioni sulla riforma agraria. Potrebbe averlo, se il Presidente Lula da Silva, ex detenuto politico, ex sottoproletario ed ex-sindacalista metalmeccanico, firmasse senza modifiche la terza versione del Disegno Nazionale di Legge per i Diritti Umani (PNDH, in portoghese). In realtà, si sa già che non sarà così.

Le prime versioni del documento sono state scritte a partire dal 1996 dal presidente allora in carica, il liberale Fernando Henrique Cardoso, ma punti come l’aborto e altri diritti civili non erano nemmeno citati. Per scrivere il testo attuale ci sono voluti circa 50 convegni tra rappresentanti del governo, della società militare e civile, dei movimenti sociali e dei diritti umani.Fino al 21 dicembre scorso, quando sembrava che il presidente Lula stesse per firmarlo, le 180 pagine del PNDH, proponevano anche tasse per i grandi capitali, controllo sociale dei media, sorveglianza e studi accurati riguardo gli incroci transgenici, proposte riguardanti la tolleranza religiosa e la regolazione dei fondi della sanità privata. Ma il punto che ha creato più scalpore facendo saltare tutto è stata l' istituzione della cosiddetta “Commissione della Verità” con la conseguente apertura degli archivi segreti della dittatura militare (1964-1985).In questi giorni sia il Ministro della Giustizia Nelson Jobim, che il Ministero dei Diritti Umani Paulo Vannucchi, hanno minacciato di dimettersi. Il primo perché vorrebbe che venisse usato lo stesso metro di giudizio sia per i torturatori militari che per i torturati ed i militanti che, secondo lui, si sarebbero resi colpevoli di “eccessi” analoghi a quelli della dittatura militare. Il Ministro Vannucchi, invece, trova l’equiparazione inammissibile, ma Lula, alleato di Jobim nella stessa corrente del Partito dei Lavoratori (PT), non sta dalla sua parte.

I Ministri militari, da parte loro, hanno minacciato manovre se il governo continuerà a sostenere le investigazioni sui crimini del passato regime militare. L'ex presidente Cardoso ha addirittura dichiarato che è “pericoloso” creare delle commissioni per investigare sui militari.Da un giorno all'altro il Presidente Lula ha trasformato il termine “repressione politica”, in “conflitti politici”, facendolo sparire dal testo. Al posto della formula “violazioni dei diritti umani”, verrà usata l’espressione “violazioni dei diritti umani con l’obiettivo di promuovere la riconciliazione nazionale”. I militari quindi, durante la dittatura, fecero soltanto il proprio dovere. In pratica è molto probabile che nessun archivio segreto militare venga mai aperto, e che le torture e i desaparecidos del regime militare cadano definitivamente nell’oblio.

Da parte sua, la Chiesa cattolica ha fatto pressioni sul governo, definendo come “intollerante” il testo del disegno di legge: ciò è bastato affinché Lula da Silva rimuovesse dal PNDH anche il punto sull’approvazione dell’aborto non terapeutico. Così verranno soppresse dal testo anche le parole “l’autonomia delle donne per decidere sul proprio corpo”. Seguendo la stessa tendenza, è a rischio anche l’inclusione nel testo sui diritti umani della proposta di unione civile tra gli omosessuali.Il testo di PNDH dovrà passare al Congresso per diventare legge. Ecco perché il presidente Lula da Silva cerca il consenso sia dei militari che della chiesa per l’elezione della Ministra Dilma Rousseff come candidata del PT alla sua successione nelle prossime elezioni presidenziali di ottobre.“Lula là” era stato lo slogan della campagna storica per portare “là”, a insediarsi al potere, per la prima volta, un operaio metalmeccanico nelle elezioni del 2002 in Brasile. Grazie agli accordi con la Monsanto e le join-ventures con la Nestlè (il cui latte in polvere viene dato alla popolazione per la campagna Fame Zero), l'appoggio ai banchieri, l'invio di truppe brasiliane ad Haiti, gli accordi politici con la destra latifondiaria, Lula è stato rieletto nel 2006.

Lula avrebbe potuto essere arrivato “là”, non soltanto per insediarsi al potere, ma per confermare le speranze della sinistra, dei movimenti sociali, per i diritti umani e della gran parte della popolazione che vive ancora sotto il livello di povertà, misurandosi sia coi problemi dell'istruzione e della sanità privatizzata.

Lula da Silva, in effetti, ha scelto di firmare una carta vuota, cancellandone i punti più cruciali, proprio sui diritti umani. Così finisce il suo deludente governo dopo tanti anni di lotte contro le ingiustizie, i diritti delle donne, degli omosessuali, dei contadini senza terra, degli indios e delle famiglie dei desaparecidos che invece verranno dimenticati.

Solange Cavalcante

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