BOTTONI [1]

giovedì 21 gennaio 2010

caos e polemiche per le elezioni Arcigay Roma

Oltre 200 votanti, uno scrutinio andato avanti fino alle 22, per un'elezione che si porta dietro un mare di polemiche: trionfa la mozione Inarrestabile Cambiamento, furibondo Vanni Piccolo.

Un pomeriggio di tensione e passione. Si trascineranno per lungo tempo le elezioni del Comitato Provinciale Arcigay Roma Gruppo ORA, che ha visto trionfare la mozione a "filosofia "orizzontale" Inarrestabile Cambiamento, da tempo sostenuta dal Presidente in carica Fabrizio Marrazzo. 167 i voti raccolti, rispetto ai 20 ottenuti da Essere Futuro, mozione che vede scendere in campo l'accoppiata Patanè/Trentini.

Incubo regolarità - Pesanti nubi sulla regolarità delle votazioni sono però state alimentate dai tanti votanti mandati via dalla sede romana dell'Arcigay. A farsene 'portavoce' un furibondo Vanni Piccolo, personaggio storico del movimento glbtq e fondatore del Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli, a suo dire 'cacciato' dalla sede di Via Zabaglia 14.

Contattato telefonicamente, Vanni ha ricostruito l'incredibile pomeriggio vissuto sulla propria pelle, definendo la gestione dell'Arcigay di Roma "fascista e mafiosa". "Avendo la tessera scaduta sono arrivato in sede alle ore 15:30, ovvero un'ora in anticipo rispetto all'apertura della prima seduta, in modo da poterla rinnovare e partecipare attivamente al voto. Non un tessera ex-novo, ma semplicemente un rinnovo ad un socio, a due ore dalla seduta principale, la seconda, attesa per le 17:30. Qui mi sono sentito rispondere 'levati, dobbiamo andare avanti'. Un'evidente, maleducata e volgare volontà di tappare la bocca a chi ha il sacrosanto e democratico diritto di esprimere un'opinione contraria, impedendo formalmente di sostenere una mozione avversaria". "Avevano probabilmente comunque tutti i numeri per fare vincere Inarrestabile Cambiamento, quindi perchè sporcare un voto democratico che doveva essere di partecipazione e confronto?".

"L'Arcigay di Roma - prosegue Vanni - ha dimostrato ancora una volta di essere totalmente incapace di fare politica, attuando una gestione privatistica. Se c'è una volontà di non confrontarsi, ma solo e soltanto di contarsi, questa non è più politica. Sono un tesserato Arcigay non per i vantaggi che questo porta nel mondo delle saune o dei locali della capitale, ma per un preciso impegno politico, e in quanto tale volevo rinnovare la mia tessera nella sede politica. Dove se no? Come a me, a tantissimi altri soci è stato negato il rinnovo della tessera, escludendoli automaticamente dalle votazioni, a cui hanno preso parte tante 'criptochecche' del mio Partito Democratico, che fanno schifo, nascondendosi politicamente ma andando poi a sostenere non si sa chi e per quali possibili interessi personali".

"Gli organi competenti che dovevano vigilare sull'effettiva regolarità del voto, Alberto Baliello e Riccardo Gottardi, sono stati viscidi ed indegni nel rappresentare le presunte garanzie del congresso, protetto da possenti guardie del corpo, minacciose ed inopportune, visto il luogo in cui ci trovavamo. Il sottoscritto ha evitato scenate di qualsiasi tipo proprio per timore che questi gorilla mi potessero prendere e sbattere fuori a forza, finendo così per infangare ancora di più la storia di un congresso indecente e vergognoso".

"Invitato dal Presidente uscente Aurelio Mancuso alla cerimonia di apertura del XIII Congresso Nazionale Arcigay, che si terrà a Perugia il 12/13/14 febbraio prossimo - conclude Vanni Piccolo - non so a questo punto se andrò. Pretendo che le massime istituzioni prendano le distanze da quanto successo a Roma, facendo chiarezza sulla scandalosa versione privatistica che ormai domina l'Arcigay della capitale. In caso contrario, con l'Arcigay non avrò mai più nulla a che fare".

Risponde Paolo Patanè - Furibondo, perplesso, turbato. Questi gli stati d'animo di Paolo Patanè, candidato Presidente con la mozione Essere Futuro al prossimo XIII Congresso Nazionale Arcigay. Da noi contattato telefonicamente, Patanè ha per prima cosa voluto esprimere tutta la propria solidarietà nei confronti di Vanni Piccolo, "personaggio che ha dedicato la propria vita alle battaglie glbtq. E' indecente e vergognoso il modo in cui è stato trattato. E' gravissimo ed estremamente offensivo che gli sia stato rifiutato il rinnovo della tessera. Vanni, come tanti altri votanti che hanno ricevuto lo stesso identico trattamento, rientrava nei tempi regolamentari delle votazioni. Si è presentato in sede alle ore 15:30, ovvero due ore prima della seconda chiamata al voto, quella 'reale', considerando che per rendere valida la prima seduta bisognerebbe avere un numero di votanti elevatissimo, tenendo conto del numero di iscritti Arcigay di Roma. Soci ai quali è stato invece negato il rinnovo, trovandosi addirittura l'accreditamento chiuso alle 17:30, orario ufficiale di convocazione".

"Di fronte ad un Congresso simile - ha proseguito Patanè - non posso che esprimere delle profonde perplessità. Anche a Verona la mia mozione ha perso nettamente, ma in quel caso le votazioni si sono svolte in maniera encomiabile, tanto da uscire sconfitto ma con il sorriso sulle labbra. Non capisco come possa passare con così tanta forza il concetto della 'politica del filo spinato'. Un'esagerazione talmente esasperata da portare delle guardie del corpo, ovvero una security privata, a vigilare sul voto stesso. Tutto questo denota una profonda ed enorme debolezza politica". "Se l'alta affluenza di votanti stava creando problemi di inagibilità alla sede, si poteva sospendere il Congresso e rinviarlo, senza doversi affidare a inquietanti guardie del corpo". "Per quale motivo un'associazione ha paura del diritto di voto dei propri soci?".

Un voto, quello romano, che potrebbe avere strascichi addirittura legali: "So che ieri, da più parti, sono state fatte affermazioni gravemente lesive alla mia persona - conclude Paolo Patanè - tanto che mi riserbo di procedere anche per vie legali".

La replica di Fabrizio Marrazzo, Presidente ArciGay Roma - "Congresso assolutamente regolare". Così risponde Fabrizio Marrazzo alle accuse piovute in queste ultime ore da parte di Paolo Patanè e Vanni Piccolo. "Abbiamo svolto un Congresso regolarissimo, per voce dello stesso Collegio dei Garanti, che ne ha confermato l'assoluta validità". "Lo scrutinio dei voti è stato talmente serio e scrupoloso da andare ben oltre le ore 22. Le schede sono state contate e ricontate, con una ventina di voti invalidati. Voti che, tranne in un caso, erano tutti favorevoli alla mozione "Inarrestabile Cambiamento". "L'intero Congresso è stato addirittura ripreso, tramite videocamere, in modo da rendere il tutto ancora più chiaro e limpido dal punto di vista regolamentare. Ciò che dico, che è stato e verrà detto è su nastro". "Più chiaro di così".

E il "caso Vanni Piccolo"? "Vanni Piccolo - ci rispode Fabrizio Marrazzo - si è presentato in sede ben oltre le ore 16, e non alle 15:30. Aveva la tessera scaduta da tempo, voleva rinnovarla, ma per regolamento dovevamo dare la precedenza a chi, prima di lui, era in fila per l'accredito. C'erano oltre 200 persone. Gli abbiamo detto di aspettare un attimo, che avremmo fatto le dovute verifiche, facendo per lui sicuramente un'eccezione, vista l'importanza storica del personaggio. A questo punto ha iniziato ad inveire e a polemizzare, sottolineando come rifiutava 'eccezioni', volendo essere trattato come tutti gli altri soci". "Cosa dovevamo fare di più"?.

"I numeri con cui la mozione Inarrestabile Cambiamento ha vinto - prosegue Marrazzo - sono evidenti: 167 preferenze contro le 20 ottenute da Essere Futuro, senza considerare la ventina di schede nulle, quasi tutte a favore della mozione uscita vincitrice". "Alle 17:30 abbiamo chiuso l'accreditamento. Abbiamo fatto accreditare tutte le persone in fila fino a quell'ora, stoppando i tanti arrivati dopo. Tra questi molti erano sostenitori della mozione Inarrestabile Cambiamento. Non capisco perchè Paolo Patanè si stupisca di questa chiusura alle ore 17:30. Sul sito di Arcigay Roma era scritto a chiare lettere che la seconda seduta di voto sarebbe iniziata proprio alle 17:30. Per votare bisognava per forza di cose accreditarsi prima di quell'ora, e non a partire da quell'ora. Paolo non era presente al voto, perchè a Milano. Ha quindi espresso critiche per 'sentito dire'. Mi auguro che se ne assuma tutte le responsabilità. Il voto di Roma, e lo voglio ribadire, è stato più che valido e regolare". "Sfido chiunque a dimostrare il contrario".

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