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martedì 22 dicembre 2009

Bologna : lui diventa lei e il Comune annulla le nozze

Dopo quattro anni di matrimonio, lui capisce che non può più fingere e diventa donna, senza divorziare dalla moglie. Sono la prima coppia di donne sposate, ma il comune le separa.

Un matrimonio come tanti, tra un uomo e una donna, celebrato in chiesa e con il rito civile nel 2005, a Bologna. Tutto trascorre tanquillamente finché l'uomo della coppia non decide che è ora di dire basta ad una vita di bugie, frustrazioni e repressioni e sceglie di fare il grande passo diventando donna, senza che questo implichi la separazione dalla moglie che neanche lei vuole. Nessuno si accorge di quello che è successo fino a quando il tribunale non dà l'ok al cambio di nome e quella che ormai è a tutti gli effetti Alessandra va in comune a chiedere la nuova carta di identità. L'impiegato rimane di stucco quando si rende conto che rilasciare il documento alla neo-donna, regolarmente coniugata, significherebbe in qualche modo ufficializzare un matrimonio tra persone dello stesso sesso. Rifiuti e tentennamenti, fino a quando ad intervenire imponento il rilascio del documento è di nuovo il tribunale.

La macchina della burocrazia, però, si inceppa di nuovo quando Alessandra Bernaroli, 38 anni (in alto in una foto tratta da Repubblica.it), chiede all'anagrafe uno stato di famiglia. Il documento, alla fine, viene stampato, ma leggendolo le due donne risultano di fatto separate seppure conviventi: da quel foglio di carta traspare tutto l'imbarazzo di palazzo d'Accursio difronte ad una situazione mai affrontata prima e per la quale nessuno sa davvero dove sbattere la testa. "Siamo la prima coppia di donne regolarmente unita in matrimonio ma non siamo gay - spiega a Repubblica Alessandra Bernaroli -. La transessualità è una patologia clinica ben definita che si distingue dal travestitismo e dall'omosessualità. Il comune ci ha divise commettendo un abuso d'ufficio, vale a dire un atto privo di giustificazioni giuridiche. In più commette anche un falso materiale attestando una divisione che, nei fatti, non esiste. Al contrario, noi siamo tuttora unite in matrimonio, non abbiamo intenzione di divorziare e non mi risulta che esista nessuna legge che proibisca le nozze fra persone dello stesso sesso e imponga un divorzio d'ufficio".

E' arrabbiata Alessandra, e come darle torto? Come può la burocrazia comunale decidere la separazione di una coppia se questa non vuole? Del caso si stanno interessando in molti, incluso il capogruppo del Pd al comune di Bologna, Sergio Lo Giudice, anche perché, come è facile inture, la questione è delicata ed ha talmente tante sfaccettature che potrebbe essere un ulteriore tassello nella battaglia, che ormai si combatte quasi del tutto nelle aule di tribunale, per il riconoscimento delle coppie dello stesso sesso e del matrimonio gay.E tutto questo accade a Bologna, dove il sindaco Delbono, interpellato da tante coppie gay della sua città, si è riufiutato di seguire l'esempio del suo collega torinese Chiamparino e di celebrare matrimoni simbolici.

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