BOTTONI [1]

lunedì 30 novembre 2009

cosa può celarsi dietro la transessualità

Da un po’ di tempo si parla di transessualità legando questa condizione alla perversione e ad un presunto fascino che eserciterebbe sulle classi dominanti sia a livello politico che economico. Le cronache non esitano altresì a circondarla di un’aura di peccato e depravazione abbinandola a strani vizi ed a festini a base di droghe. Ma le cose stanno davvero così?

Esattamente vent’anni fa, il compianto Elémire Zolla pubblicava, con Red edizioni, uno studio che meriterebbe di essere attentamente riletto e a fondo compreso. S’intitolava “L’androgino” e, come sottotitolo emblematico recava “l’umana nostalgia dell’interezza”. Zolla, con la cultura e la sapienza che hanno sempre caratterizzato le sue indagini, riconduceva l’ermafroditismo da un orizzonte fisico ad uno squisitamente metafisico. L’androginia, secondo questa interessante chiave, corrisponderebbe al mistico superamento della dualità.

“Quando la mente”, scriveva, “s’innalza al di sopra dei nomi e delle forme, non può che toccare il punto in cui anche le divisioni sessuali vengono superate”. A sostegno di questa tesi rintracciava l’archetipo dell’androgino in diverse tradizioni, dallo sciamanismo e dall’induismo alle opere letterarie di William Blake, Johann Wolfgang Goethe, Théophile Gautier, Honoré de Balzac, Robert Musil, Virginia Woolf passando per la mitologia greca, le triadi arcaiche platoniche, il buddhismo, l’esoterismo ebraico, il cristianesimo (primitivo e non), l’alchimia, fino alla psicanalisi di Carl Gustav Jung e James Hillman.

Ora è chiaro che sarebbe assurdo riconnettere a questa prospettiva i drammatici e squallidi episodi che continuano ad ammorbare quotidianamente i notiziari. E, tuttavia, viene da chiedersi se dietro i fatti nudi e crudi non si nasconda, a livello inconscio, una sorta di nostalgica ansia per quell’interezza, appunto, che l’umanità ha dilapidato e occultato stordendosi con una razionalità calcolatrice e totalizzante. Vero è che la postmodernità ha contribuito ad accentuare lo spaesamento, la frantumazione, lo spossessamento della soggettività continuando, nonostante la caduta delle grandi narrazioni ideologiche e la crisi evidente delle istituzioni religiose, ad illudere l’uomo in un vano esercizio antropocentrico. L’ambito sessuale, in questo senso, non fa altro che rispecchiare questa situazione di elevata criticità, esprimendo in modo parossistico e contraddittorio un insopprimibile e finanche tragico anelito ad una vocazione originaria.

Francesco Pullia

0 commenti:

PUBBLICITA' - GIORDANO