PUBBLICITA' - WIND

BOTTONI [1]

BOTTONI [2]

lunedì 6 luglio 2009

bulli in azione

E’ stato preso di mira dai suoi compagni di scuola perché “sembrava” omosessuale. La vittima è un ragazzino di 13 anni delle medie. Un gruppo di coetanei lo ha aggredito fuori da scuola, ma è tra i banchi che la violenza si è alimentata, con prese in giro e vessazioni. Soprusi culminati poi nell’aggressione vera e propria.

Sulla vicenda, che si è verificata qualche settimana fa - ma la notizia, vista la delicatezza della vicenda, si è diffusa a distanza di tempo - è stata presentata una denuncia. Ma le accuse di maltrattamenti e lesioni non avrebbero avuto, fino a questo momento, conseguenze giudiziarie.Il ragazzino, che chiameremo Andrea, è stato preso di mira dai coetanei perché “sembrava” omosessuale. Un pregiudizio basato sull’impressione e cresciuto a poco a poco tra i banchi di scuola, fino a toccare il culmine nell’aggressione. Forse Andrea non ha neppure un fidanzatino. Forse ancora non è del tutto consapevole delle sue scelte, vista la giovane età. Ma ai compagni questo non importa.

Il gruppetto di “bulli”, secondo la denuncia presentata, gli rende lo stesso la vita impossibile. Da dentro le mura scolastiche, dove tutto è iniziato come una presa in giro, un lancio dei “soliti” insulti a sfondo sessuale più o meno velati o più o meno volgari, le vessazioni crescono fino a culminare in un episodio di vera e propria aggressione omofobica.

Fuori da scuola e lontano dagli sguardi di insegnanti e altri ragazzi, che potrebbero difendere Andrea, il gruppo inizia a malmenarlo, a spingerlo e a insultarlo. Lui cade per terra e si fa male. Ma i lividi sulle braccia bruciano meno della vergogna. Il ragazzo, comunque, decide di raccontare tutto ai genitori e parte la denuncia. Ad occuparsi del caso, fornendo supporto legale e morale alla famiglia e alla vittima, sono l’ufficio legale di Coming Aut e la rete Lenford, l’avvocatura milanese per i diritti di lesbiche, gay, bisessuali e transessuali, ma anche Agedo, l’organizzazione di volontariato composta da genitori che hanno figlie e figli omosessuali per condividere il disagio di chi si trova proiettato in una situazione inaspettata, costretto a dovere lottare per i diritti dei propri figli. Anche perchè, dai dati diffusi dalle stesse organizzazioni, il caso di Andrea non è isolato.

Qual è la situazione a Pavia? Nell’ultimo anno i casi di omobullismo a scuola - che, tradotto, è il bullismo legato all’identità sessuale - registrati dal comitato locale promotore dell’Arcigay “Coming-Aut” sono stati almeno sei, e a queste si aggiungono quattro casi di discriminazione sul lavoro. «I casi di omobullismo sono più frequenti nelle scuole superiori, dove ne abbiamo registrati almeno quattro tra diciassettenni: prese in giro, vessazioni fatte a chi, anche solo in apparenza, poteva sembrare gay. Alle medie invece ci sono stati un paio di casi, di diversa gravità, dalla semplice presa in giro alla violenza reiterata anche grave», raccontano dall’ufficio legale dell’associazione.Nemmeno le parole, dicono dal direttivo di “Coming- Aut”, sono innocenti: «Tante, troppe volte si sentono termini usati in maniera offensiva, specialmente nel mondo adolescenziale e giovanile della scuola. La conferenza “Scuola uguale per tutti? L’omofobia a scuola”, organizzata dal comitato promotore Arcigay di Pavia “Coming-Aut” con la collaborazione del Coordinamento per il Diritto allo Studio, il 18 maggio scorso ne aveva parlato con l’onorevole Paola Concia cercando di trovare soluzioni». Ma la strada è ancora lunga.

0 commenti:

PUBBLICITA' - GIORDANO