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sabato 14 febbraio 2009

Pegah ottiene asilo definitivo nel Regno Unito

COMUNICATO STAMPA
Sheffield, 12 febbraio 2009
GLI ATTIVISTI: “ORA FERMIAMO LA DEPORTAZIONE DA LONDRA DELL’OMOSESSUALE IRACHENO G.B.”

La lesbica iraniana Pegah ha ottenuto asilo definitivo nel Regno Unito. Gruppo EveryOne: "Una tappa di portata storica per i diritti dei profughi, ma ora è necessario fermare le deportazioni illegittime dei perseguitati a causa delle scelte sessuali, della razza o dell'etnia di appartenenza. Nell'immediato, bisogna evitare il rimpatrio in Iraq dell'omosessuale G.B."

Il Gruppo EveryOne, le associazioni Certi Diritti, Arcigay, Assist, Friends of Pegah Campaign hanno ricevuto finalmente la notizia più attesa, sul fronte dei diritti dei profughi e dei rifugiati: la signora Pegah Emabakhsh, che nel 2005 si rifugiò dall'Iran a Sheffield, in Inghilterra, per sfuggire una condanna alla lapidazione a causa della sua omosessualità, ha finalmente ottenuto lo stato di rifugiata nel Regno Unito. "E' una notizia di straordinaria importanza," commentano gli attivisti del Gruppo EveryOne, "perché quando ci siamo assunti la responsabilità di avviare la 'campagna dei fiori', il destino di Pegah sembrava già segnato".

Si ricorda che nell'estate del 2007 la campaegna per la vita di Pegah promossa dal Gruppo EveryOne ha visto la partecipazione di migliaia di persone, che da tutto il mondo hanno inviato mazzi di fiori e lettere di sostegno presso il famigerato Yarl's Wood Immigration Removal Centre, dove Pegah attendeva di essere trasferita in aeroporto e quindi a Teheran, dove era attesa dal boia. "Per ben due volte abbiamo fermato il volo della morte," continua EveryOne, "mentre il movimento a difesa della vita di Pegah cresceva di giorno in giorno e vedeva l'impegno delle associazioni GLBT, del Partito Radicale, di forze politiche dell'Unione europea, intellettuali, ma soprattutto di una moltitudine sterminata di cittadini che da cinque continenti chiedevano al Regno Unito di salvare Pegah e all'Iran di interrompere la persecuzione degli omosessuali, dei dissidenti e delle minoranze". Il caso di Pegah e quello successivo di Mehdi Kazemi - ancora una volta sollevato dal Gruppo EveryOne - è stato alla base di una Risoluzione del Parlamento europeo e di una sostanziale modifica delle disposizioni del governo del Regno Unito in materia di asilo. "La campagna dei fiori per la vita di Pegah e le campagne successive che ci hanno consentito di evitare alcune deportazioni," proseguono gli attivisti, "sono state possibili anche grazie all'apertura delle Istituzioni del Regno Unito, che manifestano sempre attenzione verso le istanze che provengono dai gruppi per i Diritti Umani.

L'Ambasciata britannica a Roma, per esempio, si è assunta in ognuno dei casi un ruolo di mediazione con il governo di Londra, facilitando la conclusione positiva di casi in cui il diritto all'asilo era stato negato illegittimamente dall'ufficio immigrazione. Il caso Pegah non ha cambiato solo il destino dei profughi omosessuali, ma anche di quelli fuggiti da Paesi in cui sono in corso tragedie umanitarie, come i burundesi Annociate Ningaparitse e Alvin Gahimbaze, due casi che hanno consentito al nostro gruppo non solo di evitare la loro deportazione, ma anche di dimostrare al governo del Regno Unito la situazione umanitaria del Burundi e la conseguente estensione del diritto alla protezione umanitaria". E adesso il governo britannico rende ufficiale il diritto di Pegah a restare sul proprio suolo a tempo indeterminato: provvedimento che sancisce una tappa storica nel campo dei diritti dei profughi. "Condividiamo con il Gruppo EveryOne, le associazioni, i politici e gli amici di Pegah che hanno permesso questo fantastico risultato," commenta con entusiasmo e commozione Leslie Boulton, presidente dell'associazione Friends of Pegah Campaign, "che rappresenta un evento davvero meraviglioso e un premio per il duro lavoro che tutti noi abbiamo fatto, impegnandoci fianco a fianco, per evitare che Pegah fosse rispedita in Iran".

Il Gruppo EveryOne è attualmente in contatto con l'Ambasciata britannica a Roma, con l'Agenzia di Frontiera britannica e con le autorità governative per chiedere il rispetto del diritto alla protezione umanitaria di un ragazzo gay rifugiatosi nel Regno Unito dall'Iraq, dove, dal 2001, l'omosessualità è punita con la forca. Il profug, G. B., è seguito nel Regno Unito dall'associazione Iraqi LGBT. "La motivazione con cui l'Ufficio immigrazione ha respinto la sua domanda," affermano Roberto Malini, Matteo Pegoraro e Dario Picciau, leader del Gruppo EveryOne, "è paradossale. Le autorità, infatti, hanno motivato il rifiuto affermando che una persona omosessuale può evitare di incorrere nelle leggi discriminatorie dell'Iraq e nella pena capitale semplicemente 'vivendo la propria omosessualità con riservatezza'."

"Anche non considerando il fatto che un essere umano dovrebbe essere libero di manifestare il proprio stile di vita liberamente," concludono i leader di EveryOne, "senza dover temere azioni repressive conseguenti alle leggi discriminatorie vigenti in un Paese, la decisione del governo britannico, se attuata, metterebbe comunque in pericolo di vita il ragazzo iracheno, che è già conosciuto da parte delle autorità del Paese d'origine come omosessuale. Ma anche se così non fosse, è lecito esporre un profugo omosessuale alla condanna capitale, nel caso le sue inclinazioni venissero, per coincidenza, scoperte?".

Il Gruppo EveryOne presenterà nelle prossime ore al Governo del Regno Unito un dossier che testimonia la condizione di discriminazione e persecuzione che gli omosessuali subiscono in Iraq.

per ulteriori informazioni:
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